Arrivi
all’appuntamento puntuale, sensuale e sorridente. Non metti il broncio se ti
porta a una noiosissima cena d’affari, non ti lamenti della suocera, non gli rammenti che il giorno dopo deve rincasare presto per la recita dei bambini.
Sei
perfetta nella tua accondiscendenza quieta, amabile nella tua gentilezza,
impeccabile nella composta presenza di commensale affascinante.
Lui
sai se sei disponibile ad andare oltre l’accompagnamento, tu sai quali tariffe
sono previste per la prestazione minima e per gli eventuali risvolti, entrambi
potete serenamente guardarvi negli occhi senza cogliere rimproveri, impazienza,
ricordi, tensioni.
Lui
fai il galante, ostenta una disinvoltura degna di un attore, ti accenna quanto
basta perché tu possa riempirlo di lusinghe sulle sue prodezze professionali,
ammicchi con lo sguardo come se vi unisse confidenza e complicità.
La
scena è variegata ma il copione si ripete. Tu hai fatto le stesse cose ieri
sera con l’imprenditore di grido e ti alleni a ben figurare domani con il
politico di turno. Lui ha conosciuto altre donne come te, compagne di un
pezzetto di strada lungo qualche ora.
Lui
è più simpatico, forse. Tu sei più bella, magari. O invece non siete neanche
il meglio che possa capitare in queste circostanze, poco importa. Anche l’
attimo di fastidio o di delusione vola via, presi come siete a reggere il
palcoscenico dell’ordinario in modo fuori dal comune…
L’unica
cosa alla quale tu tieni davvero è rispettare la tua immagine da valente
manager di te stessa. Sei calata nel ruolo, non scivoli, non hai incertezze,
non cedi a compromessi. Fingi bene, questo si. Ma sei decisa a non confondere
la menzogna con la realtà.
Almeno
fino a quella sera. Almeno fino a quell’incontro. Il tuo amico dell’agenzia,
pur violando le regole e pregandoti di non svelare mai quelle informazioni, ti
aveva avvisata.
Lo
vedi e capisci in un lampo che quello non sarà un turno di lavoro come gli
altri.
Sei
impacciata e questo davvero ti innervosisce.
Non
riesci a sostenere il suo sguardo e di questo hai paura.
Durante
il breve viaggio in macchina al suo fianco rivedi Pretty Woman ad alta velocità
e vorresti invece scacciare i sogni, le sensazioni, le emozioni…Tenti di
conversare ma ti accorgi dalle sue risate che hai perso il filo, ti è sfuggita
la domanda, hai dato una risposta senza senso. Balbetti.
Davanti
al ristorante provi l’impulso di scappare ma resti. Quasi vorresti fosse tutto
vero… Ma è vero. Sei proprio lì, con lui. No, non basta. Non è questo che
intendi.
Lui
sembra quasi leggere i tuoi pensieri. E allora cerchi con tutte le forze di
rimettere i piedi per terra, apri la borsa, guardi il biglietto con ora e luogo
dell’appuntamento: ha il timbro dell’agenzia, la firma del responsabile, il tuo
nome scritto in stampatello.
Mi
chiamo Maria, hai detto quando lui ti porgeva la mano e ti diceva il suo nome.
No, mi chiamo Mary, di professione accompagnatrice, pensi. E ti sforzi di
ricordarlo tutta la sera.

