Il
nostro è ancora un Paese che vuole inganni, illusioni e polvere nascosta
accuratamente sotto il tappeto? Vuole l’incanto del benessere economico e della
libertà facile?
Francamente
non oso credere nell’imbecillità collettiva. E, soprattutto, desidero
ardentemente una verità più romantica, dignitosa e fiera. La realtà delle mani,
della fatica, della passione civile e soprattutto dell’umano coraggio. Spero
che la grave crisi faccia riemergere la condivisione, la generosità, l’impegno,
la semplicità. Mi auguro trionfi la forza buona della disperazione, almeno. E,
finalmente, il bisogno di pulizia.
Capisco
bene che l’insidia stia proprio nella necessità, nella solitudine, nel
tracollo. Ma è questo che dimostrerà che gente siamo, se staremo a guardarci
affogare o se ci tenderemo l’un l’altro la mano, se tireremo la cinghia tutti
insieme per ritrovare il benessere, quello autentico, della qualità della
nostra esistenza o se ciascuno cercherà qualche scorciatoia o inseguirà qualche
chimera convincendosi vanamente di mettersi in salvo alla faccia di chiunque
altro.
Spero
si possa scoprire il senso di popolo e Paese, il patriottismo sano. Che non è
frontiera ottusa o campanilismo becero ma orgoglio positivo e attivo. Amore e
rispetto, ecco. Le armi migliori per rimboccarsi le maniche e per vedere con
occhi limpidi.
Il
nostro è ancora un Paese che vuole parole, promesse e obiettivi da nababbi?
Vuole ancora pensare che la ricetta della “felicità” sia lo sfacelo morale,
culturale e sociale nella cieca allucinazione di una vita “allegra”?
Prima
e meglio di rivoluzioni sanguinarie potremmo fare rivoluzioni di pensiero. Nei
fatti quotidiani, nelle scelte di onestà e di responsabilità, nella solidarietà
concreta, nella negazione di qualsiasi lusinga che ci inchiodi alla disfatta,
nel risveglio spirituale, nella determinazione a pretendere una politica
“giusta”.
Essere
nella condizione di poter scagliare pietre non è essenziale solo per il
credente. C’è una ragione importantissima per tutti. Non dobbiamo essere
schiavi del ricatto, prede della manipolazione, complici dei carnefici.
Ci
lagniamo dei politici. Ma quello che temo di più è la loro rappresentatività.
Se ci tengono in scacco, se ci hanno messo nel sacco e continueranno a farlo
vuol dire che forse ci conoscono e ci assomigliano più di quanto vogliamo
ammettere. Se possono prenderci per il naso è perché sanno quali sono le nostre
debolezze e le nostre ambizioni. Degenerati tra i degenerati, disse una volta
la signora Lia.
Rischiamo
ancora di scoprire che nel nostro Paese tutti vorrebbero avere e fare come
hanno e fanno quelli con il potere?
Anche
senza soldi in tasca è più che mai indispensabile uscire di casa, ascoltare la
voce del vicino, sfogarsi con l’amico, incontrare persone in strada. Stare
vicini, toccare la realtà, non cadere nel tranello della guerra tra poveri
ovvero quella che fa sentire furbi quelli che si vendono a chi li usa senza
scrupoli per raggranellare consensi.
Più
di tutto quello che non potremo mai avere conta quello che siamo e riusciremo
ad essere, in barba a un equivoco storico con il quale rischiamo lo
strangolamento.
L’unica
cosa che dovremmo riuscire a proteggere, sempre, è appunto la dignità di uomini
e cittadini. Voglio difendere il sogno della serenità non i castelli in aria.
L’affanno che strazia è quello del dolore e della sopravvivenza, non quello che
ci hanno messo addosso per inseguire modelli “vincenti” di ricchezza, bellezza
e popolarità.
Adesso
con un pugno di mosche in mano questo Paese può rialzare il capo.
Bandendo
smanie assurde, con il piacere del dovere, con lo sprezzo assoluto della
falsità, del tradimento, dell’illegalità. E, permettetemelo,dell’immoralità.
Insomma urge il valore della riprovazione. Se evadi il fisco, fai affari con la
criminalità, sguazzi indebitamente nel privilegio di cariche milionarie, fai
cattivo uso dei soldi o delle posizioni pubbliche non sei più capace e
invidiabile, sei un essere immondo.
Sottoscrivo quello che dici, con un unica sottolineatura: forse non dobbiamo dire più "noi", perchè un pensiero diverso in Italia c'è, fatica a essere rappresentato o forse la politica non lo rappresenterà mai... La politica è giustamente compromesso e mi accontenterei se fosse questo. Purtroppo è diventato molto altro...
RispondiEliminaA noi quindi il compito di dire qualcosa di diverso come fai tu. Un abbraccio e grazie per le tue visite. Mi scuso della mia assenza, ma ho passato un periodo così...
Giulia/Emilia
Sottoscrivo anch'io e come Giulia spero in un altro "noi". Che però stenta a farsi largo se non con le spallate o i cazzotti. Una rivoluzione del pensiero che, qualche tempo fa, auspicavo con convinzione: qualche foro in più nella cinghia porterà ad una riflessione globale sul senso delle cose, mi dicevo. Invece ha comportato (pare) soprattutto un incremento della paranoia, delle rivendicazioni urlate, insieme al riemergere dei soliti raccattaconsensi dopo qualche tempo di autoesilio di convenienza. C'è una via d'uscita? Probabilmente sì, ma per certi cambiamenti di paradigma occorrono ere geologiche. E mi sembra che, per ora, restiamo nel bel mezzo del Pleistocene.
RispondiEliminaCiao Irene, buon pomeriggio.
P.
Grazie Giulia. Proviamo a dire (e a fare) qualcosa di diverso...sperando di essere molti, moltissimi ;
RispondiEliminaIrene
Pim nella domanda del titolo c'è terrore puro infatti...
RispondiEliminaEsatto, si sono acuite le distanze, le paranoie e la guerriglia tra poveracci. Tutti irritati dai sacrifici...
Mah!