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sabato 26 maggio 2018

E goditela...la vita!


E goditela, la vita! Tu che puoi, quando puoi, finché puoi.
Questo significa rispettare. Rispettare te stesso, la vita, gli altri. Gli altri che magari hanno proprio meno di te da godere.
Goditela, senza cercare chissà dove e chissà cosa. Brucia l’insoddisfazione una volta per tutte. E scendi, dall’arroganza di ignorare chiunque. Conti come tutti, né più né meno.
Abbi cura di ascoltare e vedere. Abbi cura di considerare il dolore e la fatica altrui. Abbi cura di mettere un po’ di delicatezza nei tuoi giorni.
Abbi cura di ricordare che tante volte ci sentiamo soli perché altrettante volte abbiamo lasciato sole altre persone.

lunedì 26 marzo 2018

L'altra bellezza


Ci sono persone non belle che si sentono belle, non magre che si credono magre, tanto per fare degli esempi. Autostima alta? Probabilmente sì, personalmente trovo però sia un concetto di autostima leggermente distorto e potenzialmente ‘pericoloso’.
Se tutti osassero dire loro che non sono belle e magre, sempre per stare all’esempio, crollerebbero come pere troppo mature schiantandosi miserabilmente a terra. Insomma reggono bene di spirito perché di norma nessuno o quasi, davanti a certa sicurezza, si fa avanti a negare o a far intendere il contrario.
Ci sono persone più belle e più magre di queste che non si sentono e non si credono né l’una né l’altra delle definizioni. Semplicemente ritengono di essere se stesse, nel bene e nel male, più o meno ‘nel mazzo’ come si suole dire non per sminuire ma per centrare obiettivamente (e serenamente!) la realtà.
Ecco, queste ultime -a mio modestissimo parere- godono di un’autostima decisamente più sana: sanno di poter vivere e essere a prescindere da una sorta di etichetta che non corrisponde a verità. E, peraltro, in definitiva, sono quelle che possiedono l’altra bellezza: quella dell’intelligenza, della sensibilità, della consapevolezza.
La morale: siate belli e belle dentro, davvero. E coltivate un’autostima…autentica.

giovedì 31 agosto 2017

Chiacchiere d'amore

E' difficile, fare chiacchiere d'amore. Par quasi di ammantarlo di frivola superficialità. Eppure l'amore è leggero, deve essere leggero. Leggero come una carezza, leggero come un aquilone. Certo può stringerti forte, in un abbraccio caldo, ma resta una piuma, per l'anima.
Quello che ti fa bene, quello che ti fa vivere. L'amore.
Lontano, molto lontano, dal groviglio impietoso di gelosie e ripicche, di possesso e noia, di pretese e regole. Da quella cappa cupa dell'abitudine, dell'indifferenza, dell'apparenza. Dal potere e dal dovere, dai confini chiusi.
L'amore è poesia. Scritta e respirata nella pace assorta, nell'euforia genuina, nella tenerezza gentile, nell'ardore appassionato. L'amore è un infinito di pagine e pensieri, di attimi e sogni, di cielo e terra. Non si stringe nel pugno, si accoglie tra le mani. Non si appiccica in testa, si infila nel cuore. Passeggiando sulla spiaggia, leccando un gelato, preparando il pranzo, guardando un film, scegliendo un abito. Facendo chiacchiere, chiacchiere d'amore. Che sono complici di sorrisi, baci e risate. Che srotolano pensieri e creano complicità. 
Nascono così i piaceri dei giorni e degli anni, quelli che diventano ricordi.

giovedì 9 febbraio 2017

Camminando sulle ombre

Ogni verità passa attraverso tre fasi: prima viene ridicolizzata; poi è violentemente contestata; infine viene accettata come ovvia (Arthur Schopenauer)
Non ci sono parole migliori di quelle di Schopenauer per introdurre un libro come ‘Camminando sulle ombre’ di Marco Paracchini. Ancora più arduo capire quale fase accoglie il libro. In fondo è ciascun lettore a diventare padrone della scelta…
Una scelta che potrebbe assomigliare a quella di Quint Dekker, il protagonista, tra vivere o morire? L’adrenalina è d’obbligo in storie ad alta tensione come questa di Paracchini, dove il calcio si mescola alla religione, ai poteri del mondo e a molti misteriosi enigmi sulla vita terrena stessa.
Ecco, Camminando sulle ombre ha il ritmo avvincente delle opere sui servizi segreti e sulle grandi alchimie internazionali e una trama che inquieta e insieme seduce. Nulla è vero tutto è vero se vogliamo pensare oltre quello che vediamo e crediamo di sapere. D’altra parte gli intrighi e gli ordini superiori, immanenti a qualsiasi nostra idea di realtà, non possono essere negati ma neanche svelati. Ognuno può immaginarli in un modo o in un altro, interpretarli forse alla luce di chissà quale studio o ipotesi o illuminazione, augurarseli più o meno buoni o saggi o almeno utili a qualche causa, ma pochi possono metterci sopra davvero le mani.
Quale che sia l’intento di una storia come Camminando sulle ombre, Marco Paracchini si dimostra abile a narrarla con uno stile poliziesco che tiene sempre il fiato sul collo al lettore ma nel contempo con una nota di fondo intimista che fa appassionare agli aspetti emotivi dell’intera vicenda.
Chi sono i 13 che disegnano il Nuovo Ordine Mondiale?
Panem et circenses…Quanto siamo occultamente distratti per non arrivare mai a fiutare il senso della nostra stessa esistenza?
Pagine che mozzano un po’ il fiato, tra viaggi rocamboleschi, morti, scoperte sconvolgenti e quella spina nel fianco…quella della libertà di trovarci dentro fantasia o traccia da seguire.
Lettura vivamente consigliata.

Marco Paracchini, Camminando sulle ombre, Lettere Animate.

giovedì 12 gennaio 2017

I morti che vivono

Ce lo ripetiamo sempre, che i nostri cari non muoiono del tutto. Vivono in noi.
Ci sono assenze però alle quali non bastano i ricordi. Fanno un male crudele. Perché qualche morto non ha potuto vivere abbastanza o ci ha lasciato con l’amore e la forza a metà. Perché ti racconti che sono al tuo fianco ma non li vedi e non li senti.
Forse c’è molto egoismo, nell’idea che un affetto non debba farci piombare nella solitudine, se ne vada senza curarsi di come staremo e cosa faremo. E forse c’è molta fragilità, in quel terrore di parlare e non avere risposte.
La vita continua, come lo spettacolo. Ma vai a spiegarglielo, che deve sorridere anche con il cuore rotto.
E comunque non è naturale. No, non lo è. Che l’addio non ci scaraventi nel pianto. Possiamo continuare a camminare, lo so, ma quello strappo nessun sarto lo può rammendare. Vaffanculo, a te che credi che sia tutto facile, che ci sia sempre una spugna a cancellare le facce. Può darsi che a te riesca, dimenticare, ma in fondo neanche te lo auguro. Che anima brulla saresti senza un dolore nel petto?

Va bene, i morti un po’ vivono. Nei nostri sospiri. Quando li chiamiamo fanno finta di non sentirci perché se ne stanno in pace nel loro riposo al riparo dal mondo. Mettiamola così, almeno per sopravvivere.

mercoledì 21 dicembre 2016

L'acquisto emotivo

Io lo chiamo acquisto emotivo. Sarà capitato a molti, di comprare un biglietto per una partita di calcio, di darsi allo shopping, di entrare in libreria e prendere un libro al volo, di trangugiare due brioches una in fila all’altra. Intendo di farlo così, per rispondere a una domanda che non tace, per colmare un vuoto, per occupare il tempo, per cercare un conforto.
E’ una cura fugace e blanda, lo abbiamo provato. E ci ritroviamo allo stadio senza voglia, con l’armadio zeppo di vestiti con il cartellino, un libro che prende polvere su una mensola, un etto in più a mò di ciambella intorno alla vita.
Allora ho provato a giocarci, con la compera di consolazione. A prendere davvero l’energia del calciatore, a indossare una maglia come talismano, a vestire i panni dell’eroina del libro, ad assorbire la dolcezza della brioche.
Era notte e lei, la luna, mi guardava. Tonda e grande come mai. Lei che c’è sempre e che abbraccia silenziosa per lenire i nostri pensieri al buio. Faceva così tanta luce che stentavo a crederci, fosse proprio notte. Ho chiuso gli occhi e le ho chiesto di regalarmi quella forza lì, quella di prendere emozioni da tutto senza acquistare un fragile surrogato di virtù.

Non so se il dono arriverà, però mi è parso sorridesse. Forse ha apprezzato la buona volontà, chissà. Quella di provarci, a credere che basti il sogno di farcela.
Ringrazio Sonia per la fotografia.

mercoledì 7 dicembre 2016

Incontrare la vita

Succede ai bambini. Che si mettono all’altezza dei piccioni e danno loro da mangiare senza affatto pensare che sporcano o portano malattie o invadono le piazze. Quelle sono cose che tristemente scoprono dopo. Quando diventano adulti e la vita la incontrano meno.
Succede ai bambini. Di ridere, piangere, giocare perché così è la vita, nel momento preciso in cui la toccano e con le emozioni che provano. Dopo crescono e tutto è diverso. Si ritraggono, quasi. Puntano il dito, tengono a bada l’istinto, si fanno furbi o aridi o ciechi. Sanno cose strabilianti ma quasi smettono di godere, dei piedi nudi, di una pozzanghera, delle creature intorno e di quello che è lì, a toccare loro il cuore.
Per fortuna che davanti a una fotografia che immortala la tenerezza della semplicità siamo ancora capaci, grandi e vecchi che diventiamo, di commuoverci o sorridere.

Foto di Sonyetta, che ovviamente ringrazio per l’ispirazione. 

martedì 15 novembre 2016

Sogno di diventare ricca

Direte che ho poca fantasia, lo so.
La verità è che la ricchezza non è mai stata un mio sogno e anche al risveglio, a occhi aperti, pensavo non valesse affatto la pena di inseguirla.
Insomma contava riuscire a vivere senza pesanti affanni economici.
Oggi invece sogno di diventare ricca. E vorrei realizzare il sogno per misurarmi e misurare la mia coerenza. Terrei per me qualcosa in più di quel che serve a una vita senza affanni, lo dico, perché vorrei tranquillità, libri, cucina, teatro, cinema, musica senza limiti, e cercherei di garantire la medesima situazione ad altri.

Ecco, credo che sia bellissimo poter sollevare qualcuno dagli assilli economici. I denari a questo sono utili, talvolta addirittura indispensabili: a creare le condizioni di pensieri sereni. Non tiro in ballo la bontà, badate bene, ma la serenità. Perché solo così, sogno e penso, potremmo tutti godere un po’ di questo brevissimo passaggio che è la nostra esistenza.

venerdì 12 agosto 2016

Il gioco della personalità

Un giorno scopri che non insegui uno stile, non hai bisogno della bilancia, non hai dubbi sul taglio di capelli. E molte altre cose. Si, ne scopri davvero una bella quantità.
Nulla è per caso e infatti non è successo all’improvviso per inspiegabili ragioni. E’ la tua personalità, se mai, a giocare le sue carte. Semplicemente.
Con una sola audacia: quella di divertirsi, a essere autentica.

Che praticamente è un po’ come dire che ci vuole poco a godere della verità di essere esemplari unici.

sabato 4 giugno 2016

Non fate tutti i santi con Sara

Tutti smargiassi eh con chi non ha aiutato Sara?
Facciamo finta di non vedere la famiglia in difficoltà sul nostro pianerottolo, ignoriamo chi è mangiato dal male di vivere, non abbiamo mai tempo, forza e coraggio per i problemi altrui, scansiamo tutto quello che non ci casca proprio addosso.
Tiriamo fuori l’audacia e la solidarietà solo quando si tratta di additare chi ci ricorda esattamente quanto siamo miserabili.
Mi addolora terribilmente la morte di Sara come mi addolorano tutte le violenze. Ma mi addolorano anche il vuoto, l’egoismo, la falsità, la spacconeria. Siamo tutti vittime. Della paura, dell’individualismo, dell’aridità, della ferocia.

Spesso possiamo pure giustificarci…siamo umani. E’ vero ma dovremmo esserlo anche per tacere, con rispetto, dispiacere, sincerità. 

giovedì 26 maggio 2016

Il lavoro che vi distrugge

A parte il lavoro davvero usurante, il lavoro che distrugge è quello che fate su voi stessi non facendo onore al cervello, piccolo o grande, che avete in dotazione, mancando di rispetto alle persone e alle cose, snobbando lo zelo e la passione, ignorando il dovere, scansando la fatica, svilendo la bellezza della coscienza, disprezzando la fierezza del risultato possibile.
Dovreste avere pietà di voi stessi, incoraggiarvi a un sussulto di dignità, permettervi di rialzare la testa, consentirvi un sereno riflesso allo specchio.
Smettetela di infierire sulla vostra essenza di uomini. Siate generosi con i vostri mezzi e le vostre energie, date loro l’occasione di essere utili. Siate audaci e abbandonate quel terribile tormento della mollezza. Siate lungimiranti e buoni con voi stessi: regalatevi l’ebbrezza di sentirvi finalmente parte attiva e positiva del mondo.
Suvvia, non logoratevi trascinando i piedi nei luoghi di lavoro come foste in prossimità del patibolo, tradendo buon gusto e disciplina, deludendo le vostre chances, abbruttendovi nella malavoglia con la quale sbrigate le incombenze.

Apritevi al piacere di lavorare, troverete qualche soddisfazione, qualche affermazione, qualche serenità.

mercoledì 18 maggio 2016

Per sempre

E’ curioso che gli amori debbano basarsi su una promessa eterna. E’ curioso che non sappiano essere assoluti un minuto e pretendano parole per sempre. E’ curioso che finiscano tra le braccia di amanti sognando lo stesso infinito. E’ curioso che non sappiano semplicemente esserci.
Quello che di più grande e meraviglioso potremmo dare a qualcuno è la nostra autentica presenza. Quella si, oggi e tutti i domani che verranno. Senza metterci sopra un’etichetta. Che già amicizia sarebbe platino con diamanti.

Io per te ci sono e ci sarò. Non conta che io ti dica perché, conta che tu possa contarci.

giovedì 24 marzo 2016

Il dolore che ride

Non è facile allargarsi in un sorriso, tirar fuori l’umorismo, fare autoironia.
Il dolore che sconquassa non è lì debole e accondiscendente a prendersi le tue carezze. Ti urla addosso l’altra verità, quella che secca pure le lacrime.
Vie di fuga non ne vedi, la tua ombra accartocciata a terra è tutto quello che ti è accanto. Perché nessuno, nessuno, porta via un poco della tua disperazione. Neanche per illuderti. Non puoi che starci dentro, nella realtà. Mica a scansare i colpi, no, solo a guardarla in faccia mentre ti malmena.
Alla fine proprio tutte quelle botte fanno bene. Sei talmente intontito che ridi, ridi perché non hai altro male che può arrivarti addosso. Ridi perché sei libero di non poterne più, perché è così assurdo quell’assedio…Perché davvero ti trovi comico, rannicchiato nel pudore, nello sconforto, nella paura. Sei in frantumi e le mani iniziano a giocare con i pezzi e la colla immaginaria.

La risata parte bislacca, a singhiozzi, stridula. Poi si fa dolce, dolce, dolce. Finalmente torni a piangere e sei ancora vivo. Lo porti allo specchio, il dolore. Lui ti ride contro ma tu ridi più forte.

lunedì 22 febbraio 2016

Il dispiacere

Qualche volta non è straziante, il dispiacere.

E’ una malinconica, languida sosta. Ti inumidisce appena lo sguardo dolce, dolcissimo. Perché in fondo sai che a te resta il privilegio di quella fine e profonda sensibilità. Le cose non potevano andare nel verso del trionfo perché a molti manca quella rampa di lancio…

mercoledì 10 febbraio 2016

Una serata tra donne

Donne, mi dissocio. Dall’invito e dalla smania. Sprofonderei solo a sentirlo dirlo e, non potendo, mi dileguo.
Ecco, se invento una scusa o mi prende uno dei miei violenti attacchi di orticaria che giustifica la mia assenza, non è perché mi manca il coraggio di dirvi chiaramente che non condivido l’urgenza e la gioia di una serata tra donne, è solo perché non ho voglia, non ho più voglia di dedicare energie a motivare il rifiuto.
Innanzi tutto significa che non avete poi tutto questo piacere di stare con me…è semplice, altrimenti mai e poi mai arrivereste a propormi un simile ‘evento’. Secondariamente non ho la presunzione di poter in alcun modo influenzare il vostro pensiero e convincervi garbatamente ad optare per una sana serata come viene ovvero a presenze miste, casuali, bilanciate o sbilanciate.

Ecco, questo è più o meno tutto. Insomma penso a una vita di persone e di interessanti incroci di armonie senza m e senza f identificativi. D’altra parte le donne e gli uomini che mi piacciono sono dalla mia parte e non è pura combinazione, no no!

lunedì 18 gennaio 2016

La dolcezza non ha timori

La dolcezza è un atto di forza, sia chiaro.
E’ prova di personalità, simbolo speciale di sensibilità.
Non significa affatto essere succubi e fragili, se mai avere animo delicato e non temere le asprezze altrui. Quelli che si beano del contrario, quelli che aggrottano la fronte e gonfiano il petto con un sonoro ‘io non sono tenero/a, non mi faccio prendere per il naso, ho gli artigli pronti’ sono in realtà dei deboli che non hanno audacia sufficiente a reggere l’approccio amabile alla vita o dei superbi in pieno rigurgito di orgoglio.
Viene dunque da sorridere, sempre, di chi sbandiera carattere con toni amari e sgradevoli. Già, ci vuole dolcezza. L’unica possibile robusta resistenza.

lunedì 11 gennaio 2016

Ci sono cose che nessuno ti dirà

Balza subito in mente la canzone di Fabri Fibra, in realtà prendo solo in prestito le parole. Calzano a pennello. Qui, ora, ovunque, sempre.
Ci sono mille ragioni, per le cose non dette: la pietà, la delicatezza, l’ipocrisia, la furbizia, la debolezza, la paura e chissà quante altre.  
E ci sono cose che, più di tutte, vengono taciute. E’ naturale o ovvio, le ragioni sono le stesse che determinano il silenzio.
Una di queste è: rilassati, non sei né il primo né l’ultimo, il peggiore o il migliore; sei su questa terra solo di passaggio, la vita è più importante di te, bisogna essere leggeri, non superficiali e, soprattutto, …se sei incazzato con il resto del mondo sappi che devi fare pace con te stesso.

Avviandomi a una ‘certa’ età incontro in me vaghi accenni di lieve saggezza.

giovedì 31 dicembre 2015

Evviva

Capita, di svegliarsi con un evviva in testa.
Forse perché il cuscino della notte ha tenuto in caldo i bei sogni o perché il cielo dalla finestra fa l’occhiolino.
Bisogna pensarci. Mettere i piedi giù dal letto con grazia, sorridere al mondo e affacciarsi alla colazione come fosse un banchetto festivo. E’ la maniera per ingraziarsi i buoni auspici e dilatarli nelle ore, è il senso di marcia che il passo non vedeva l’ora di imboccare.
E bisogna continuare. Continuare a pensarci fino a sera. Perché le coperte ben rimboccate, gli occhi ridenti, il corpo appagato, il cuore carico, lo conservino per l’alba successiva.
Mica si chiama ottimismo. E’ la storia della buona volontà. Quella che insegna a mettere l’anima in ogni secondo, di respiro in respiro. A maniche rimboccate, a intelletto limpido.
Che sensazione meravigliosa: evviva. Sono qui e godo. Godo per tutto quello che posso vedere, sentire, fare, dire. Godo perché non mi tiro indietro. Godo perché cerco il filo dell’armonia. Godo perché avverto tutta la stanchezza delle energie non risparmiate.

Capita, di capire che evviva è una scelta.

domenica 27 dicembre 2015

Tutti gli anni finiscono

Belli o brutti, buoni o cattivi. Finiscono.
Gli anni finiscono come i giorni, i mesi, le stagioni. Sempre per lasciare il posto a quelli dopo. Per insegnarci che niente è per sempre e che il tempo non si ferma mai. Le rughe, gli eventi, i ricordi, si accumulano, qualche volta si mescolano e si dilatano altre volte corrono paralleli o giocano a nascondino.
E a ogni fine ci ostiniamo a pensarci. A quello che è stato e a quello che sarà. Come se potessimo, potessimo davvero, tenere il filo o cambiare pagina.
Forse è questo il senso dei diari, dei progetti, della memoria e dei desideri. L’idea di avere le mani sulla vita, nella storia.
Allora più che propositi ho sogni presenti. Nulla intorno al quale impigliarmi e niente da vagheggiare con grandi dichiarazioni di volontà. Solo passi, momento dopo momento. Perché non ci sono sorrisi che voglio perdere o rinviare. Non posso permetterlo, non posso permettermelo, tutto qui.
E un po’ di entusiasmo, lo so, mi metterà le ali.

sabato 5 dicembre 2015

Oltre l'ombelico

Sono proprio belle le persone che vanno oltre il loro ombelico.
Sbagliano, piangono, barcollano ma stanno dentro la vita e sanno cos’è. Ascoltano il suo battito invece di misurarsi il proprio.
Non hanno le giornate facili, c’è sempre un problema che stringe loro la gola. Hanno più sogni che possibilità di realizzarli.

Ma proprio per questo sono vere, si divertono con poco, ti abbracciano quando ti incontrano, sanno sorridere pure del loro affanno.