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giovedì 19 luglio 2018

"Io mi libro" di Alessandro Pagani


Volete ridere?
È il libro che fa per voi. Ma questo potrebbe collocare “Io mi libro” nel comico tout court. In realtà quello di Alessandro Pagani è un viaggio tra le parole e l’umorismo che ne deriva. Un viaggio nella vita, quindi.
La raffica di battute, aforismi, freddure, consente a lui (e al lettore!) di sdrammatizzare molte situazioni, di cogliere il risvolto ironico dei giorni, di sorridere di strambi paradossi, di sorprendersi a sghignazzare apertamente sugli accidenti della lingua, del caso, delle combinazioni fulminanti.
Anche il raccontino di chiusura mette un po’ le ali ai nostri pensieri. Perché in fondo di questo si tratta: di far volare qualche riflessione, di togliersi di dosso l’aria compassata, di prendere qua e là gli spunti giusti per alleggerirci l’esistenza.
Alessandro Pagani lo fa e ci invita a farlo.
Beata ironia e autoironia, le chiavi della felicità possibile. O, almeno, dell’intelligenza con la quale vederci e vedere il mondo, gli altri, ciò che ci accade.
I doppi sensi che Pagani scova, le piccole gag che ci ricordano quello che sicuramente abbiamo provato almeno qualche volta, le frasi frizzanti che fanno scattare la buona malizia, sono un piatto ghiotto che “Io mi libro” ci offre con fluida veemenza.
Non ho riso dalla prima all’ultima riga, qualche sua illuminazione forse mi è sfuggita, altre mi erano già troppo note, ma ho apprezzato. Ho apprezzato il filo conduttore…che ci conduce alla libertà di rivedere generosamente la vita sotto la lampada dell’arguzia.
L’idea è simpatica, molto simpatica. Trovo sia una lettura ideale per i seriosi oltranzisti, forse insegnerebbe loro a mettersi a nudo. Del resto possiamo tutti scoprirci a nostro agio tra le pieghe esilaranti delle nostre tragicomiche avventure esistenziali!
Ridere fa bene. Concordo con Alessandro Pagani. Buone risate a tutti dunque!
Io mi libro
Alessandro Pagani
96, Rue de la Fontaine Edizioni

sabato 26 maggio 2018

E goditela...la vita!


E goditela, la vita! Tu che puoi, quando puoi, finché puoi.
Questo significa rispettare. Rispettare te stesso, la vita, gli altri. Gli altri che magari hanno proprio meno di te da godere.
Goditela, senza cercare chissà dove e chissà cosa. Brucia l’insoddisfazione una volta per tutte. E scendi, dall’arroganza di ignorare chiunque. Conti come tutti, né più né meno.
Abbi cura di ascoltare e vedere. Abbi cura di considerare il dolore e la fatica altrui. Abbi cura di mettere un po’ di delicatezza nei tuoi giorni.
Abbi cura di ricordare che tante volte ci sentiamo soli perché altrettante volte abbiamo lasciato sole altre persone.

lunedì 26 marzo 2018

L'altra bellezza


Ci sono persone non belle che si sentono belle, non magre che si credono magre, tanto per fare degli esempi. Autostima alta? Probabilmente sì, personalmente trovo però sia un concetto di autostima leggermente distorto e potenzialmente ‘pericoloso’.
Se tutti osassero dire loro che non sono belle e magre, sempre per stare all’esempio, crollerebbero come pere troppo mature schiantandosi miserabilmente a terra. Insomma reggono bene di spirito perché di norma nessuno o quasi, davanti a certa sicurezza, si fa avanti a negare o a far intendere il contrario.
Ci sono persone più belle e più magre di queste che non si sentono e non si credono né l’una né l’altra delle definizioni. Semplicemente ritengono di essere se stesse, nel bene e nel male, più o meno ‘nel mazzo’ come si suole dire non per sminuire ma per centrare obiettivamente (e serenamente!) la realtà.
Ecco, queste ultime -a mio modestissimo parere- godono di un’autostima decisamente più sana: sanno di poter vivere e essere a prescindere da una sorta di etichetta che non corrisponde a verità. E, peraltro, in definitiva, sono quelle che possiedono l’altra bellezza: quella dell’intelligenza, della sensibilità, della consapevolezza.
La morale: siate belli e belle dentro, davvero. E coltivate un’autostima…autentica.

lunedì 5 febbraio 2018

Sono Tornato di Luca Miniero

L’ho atteso, Sono Tornato di Luca Miniero. Insomma sono arrivata al cinema con ‘delle aspettative’, cosa che può preludere alle delusioni.
In realtà il film le ha generosamente ripagate. Forse troppo. E lo dico perché mi ha sfondato di amarezza. Sì, ha schiaffeggiato anche me che non mi sento proprio il modello di italiano da schiaffeggiare. Ma tant’è.
Il Duce torna e ci trova con qualche extracomunitario in più, qualche chef in più, qualche cellulare in più, qualche selfie in più, ma letteralmente sprofondati in un individualismo avvilente, nel disastro politico, nel vuoto culturale. Il costume per cui si mostra inorridito è in verità un andazzo che non ha neanche più il peso e il senso, del costume.
E ci conosce. Ci conosce benissimo, lui, Benito Mussolini. Niente lo spaventa. Neanche la tv e le logiche dell’informazione: la comunicazione all’italiana non è un segreto per chi l’ha tanto cavalcata. Non aveva messo in conto un partigiano come Presidente ma canta Sono un italiano, un italiano vero…ben sapendo quali corde toccare. Del resto intorno non ci sono che risate, ignoranza cosmica o manipolatori pronti a farne share. Mica può essere davvero il Duce, è solo un attore, un comico! Pare quasi che stia a tutti bene così.
A tutti tranne a un’ebrea scampata a un massacro, malata di Alzheimer ma improvvisamente lucidissima davanti allo sguardo di un dittatore impenitente.

Un brivido dopo l’altro lungo un’Italia piegata su se stessa. Un’Italia che lo ascolta, interagisce, acclama. Forse rimpiange. L’uomo forte è sempre quello che ci leva l’impegno, la responsabilità, la noia di essere, di pensare, di scegliere.
Poi chissenefrega, del magna magna. Basta che ci facciano campare…
Non abbiamo un problema di memoria, abbiamo un problema di identità, di personalità, di coscienza. Sono Tornato ci sbatte in faccia tutto. Decenni su decenni di deriva. Luca Miniero abbraccia il timbro forte, con ironia ma senza sconti. Alla fine infatti esci a capo chino riflettendo sui sussulti mancati, sulle direzioni mai prese, sulle miserie tollerate.
Non c’è caricatura, c’è una lama che affonda nelle ferite già aperte. Lui è tornato è noi neanche ci sentiamo offesi, turbati o insultati dalla sua veemente violenza. Al massimo un po’ di indignazione se uccide un cagnolino.

Ci rassegniamo a essere il Paese del fascismo perpetuo?

Il cast sembra essere nato con i ruoli nel sangue ma Massimo Popolizio svetta, sublime. Quasi impressionante, la sua interpretazione. Anche questo, dal grande schermo, tramortisce.

Un grande film. Non mi riesce definirlo ‘bello’ perché la foto ci ritrae proprio brutti. Credo che Miniero abbia colto nel segno girando il film nella formula del documentario on the road e che, ancora una volta, sotto il sorriso abbia lanciato una bomba.

venerdì 2 febbraio 2018

Madness arriva a Torino

Lo spettacolo di teatro-danza ‘Madness’ (Follia), partito dalla Galleria GulliArte di Savona, approda a Torino, all’Unione Antonicelli in Via Battisti 4/B.
Madness, ideato e creato da Samuela Buzzetti, è cresciuto, si è strutturato. Sulla sua regia e coreografia, danza con la sorella Veronica sulle note del clarinetto di Monica Firpo con l’attrice Sharon Senetti.
Quella di Madness è una riflessione profonda. Forse addirittura un grido di allarme. Il balletto interpreta infatti quella che Samuela e Veronica definiscono 'follia' sociale e culturale dei nostri anni: <lo spaccato di una realtà globalizzata e iperconnessa dove paradossalmente esplodono problemi di comunicazione e relazione, dove regnano ipocrisie e forzature, dove è faticoso per ogni persona esprimere la propria identità autentica>.
Samuela e Veronica Buzzetti provano a infrangere la patina delle superficialità, a far luce su un disagio sotterraneo quasi inconsapevole e a sensibilizzare l’animo dei singoli. Sullo sfondo la loro ricerca, la voglia di far vivere l’arte, trasmettere emozioni, sperimentare percorsi.
Un lavoro di passione. E una scelta. Quella di cercare anche posti piccoli e raccolti, dove creare intimità, dove respirare l’atmosfera del risveglio…il risveglio da Madness.
Make up artist: Daniela Bongiorno
Costumista: Beatrice Loré

Il cammino di Madness sarà ancora lungo, a breve altre date. Un appuntamento con il pensiero, con la danza, con i valori umani.

mercoledì 27 dicembre 2017

Verso il 2018

Cosa ci sarà mai in questi giorni di mezzo, sospesi tra feste, a cavallo tra anni?
L'atmosfera è sempre quella. Quella della speranza che monta. Perché non vuoi crederci ma riponi aspettative, in quel salto di agenda e calendario. Potremmo fare, essere, cambiare o sognare ogni giorno ma quando si avvicina il numero nuovo abbiamo l'impressione che le energie si sveglino per augurarci qualcosa di più, di meglio. 
Perfino archiviare un diario e prenderne in mano uno fresco di stampa ci consegna la stessa sensazione: le pagine ancora bianche, pronte ad accogliere i nostri pensieri, i nostri progetti, le nostre imprese. E l'audacia è tutta lì in quel piccolo brivido di piacere che corre lungo la schiena. Che anche se fai finta di essere un po' fuori dalla luccicante lusinga dei botti, prendi in mano la penna e scrivi bene. Come se anche la grafia sorridesse, alle opportunità, ai desideri, ai bisogni.
Proviamo a compierlo, questo rito. 

domenica 26 novembre 2017

Il ritratto: Gino Fedele, pizzaiolo

La pizza è una cosa seria, molto seria. La pizza è un piacere dell’anima. E non esagero. È qualità, tradizione, gusto. È la ‘semplicità’ che piace a tutti, che parla di buona tavola, di genuinità, di arte e cultura.
In effetti la pizza ha storia e fascino da vendere. Ma…deve essere buona!

Semplice non vuol dire facile. La maestria del pizzaiolo, al di là degli ottimi ingredienti, è essenziale. E nella maestria risiede innanzi tutto il rispetto. Delle radici, dei tempi, delle modalità. E poi passione e tanto, tanto lavoro.
Devi amarla, la pizza, perché chi la mangi se ne innamori…
E questo credo sia il caso di Gino Fedele, pizzaiolo de La Torre di Cameri (NO). Un ragazzo armato di entusiasmo, continuamente in aggiornamento. Uno che vuole fare la pizza napoletana e non un surrogato.
Questione di farina, impasto, tempi di lievitazione, cottura. Intorno alla pizza ci sono le regole del cuore come nella cucina d’eccellenza. Lui e la squadra al forno vogliono il top e offrono il top.
Con abnegazione, con grinta, con grazia.

Da Gino Fedele mangio una pizza che è una delizia e, oltre al palato, faccio godere anche il cervello. Sì, un giovane così tanto intensamente coinvolto dal mestiere e dalla gioia di rincorrere la soddisfazione che corre di bocca in bocca non è, purtroppo, così comune. Mi mette allegria.
Complimenti, Gino. Complimenti davvero.
Meriti di crescere, di diventare sempre più popolare. E ce la farai.

Vorrei avere un megafono, far arrivare la notizia in ogni dove: andate a provarla, la pizza di Gino Fedele a La Torre di Cameri (NO)! Mi darete ragione, sicuramente.

giovedì 23 novembre 2017

Stupro a pagamento

«Questo è di sicuro il libro migliore, più personale, profondo e lucido che sia mai stato scritto sulla prostituzione. Una prova inconfutabile del perché non dovrebbe mai essere regolamentata» - Jane Fonda

Quello di Rachel Moran è un libro choc, destinato a far discutere, riflettere, dividere. Lei, ex prostituta, oggi autrice, giornalista e attivista contro la prostituzione, scrive un memoir di dolore, rabbia, umiliazione, che squarcia il velo sul sesso a pagamento.
Secondo Rachel gli uomini pagando mettono in pace la coscienza ma alle donne non piace mai, l’incontro carnale fuori dalle autentiche scelte e dai sentimenti è sempre vissuto come una gigantesca violenza.

La sua è una storia drammatica, una storia che la conduce alla strada in condizioni estreme. Possiamo immaginare non sia sempre così? Possiamo credere ci siano donne che liberamente abbracciano la professione più antica del mondo?
Difficile rispondere.
Certamente l’idea degli incontri erotici che non sappiamo consenzienti è da autentico brivido di orrore. Che a generare consenso e piacere siano i soldi è tutto da dimostrare. E non possono che farlo le voci delle protagoniste come Rachel Moran.
L’approfondimento possiamo aspettarlo dalle conferme o dalle smentite di donne prostitute. A noi lettori e lettrici non resta che pensare faccia almeno bene questo grido forte per accendere i riflettori. Indagare nella natura umana, nel pensiero di ciascuno, nei più o meno reconditi meandri dei percorsi individuali e delle occasioni dell’esistenza è un’operazione immane, delicata e difficile… Eppure bisogna provarci. Provarci, ben inteso, predisponendoci ad accettare qualsiasi ‘verdetto’. E quindi senza moralismi e senza pregiudizi. Nel rispetto, se fosse, di chi dallo <stupro a pagamento> non si sente trafitta.

Per Rachel Moran nella prostituzione la donna è sempre succube. È così per tutte le escort? Ci sono uomini che nel meretricio più che il godimento del sopruso cercano un contatto, un’intimità più tenera e dignitosa?


Naturalmente, mentre meditiamo, infiliamo nel mirino di osservazione pure i gigolò e le donne che cercano la loro compagnia.

martedì 14 novembre 2017

Scarlett Johansson di Stefano Bruno

Spesso penso ci affligga una grave carenza di passione.
Non dubito continui ad assisterci l’infinita chance della creatività (ben diceva il grande Einstein “la logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porta ovunque”), trovo si disperda in mille inconsistenti rivoli, non venga valorizzata e indirizzata a qualcosa che lasci il segno, non sia colta in tutta la sua energia verso un risultato. E, badate bene, non intendo un traguardo arrivati al quale sedersi beati ma una continua aspirazione, una brama gentile e laboriosa, uno stimolo ardente e tenace.

Ecco, dai traballanti trampoli dei miei 53 anni mi accorgo di guardare molte volte i giovani con una sorta di lieve ansia, di tristezza, di preoccupazione. Ne colgo un deficit di entusiasmo e di carica, di amore, di tensione. Io la chiamo passione quella cosa che porta la creatività a realizzare bellezze, utilità, novità, bontà.

E allora davanti a Scarlett Johansson di Stefano Bruno, un disegno che fa appena l’occhiolino sull’home page di facebook, faccio un salto e sorrido. Esulto!
Non basta congratularsi, neanche serve forse.
Bisogna esserne contenti. Capire che c’è ancora qualcosa che pulsa e si esprime.
Mica sono un’esperta. Sono solo un’osservatrice e, nel portrait di Scarlett Johansson realizzato da Stefano Bruno, scorgo bravura ma soprattutto pazienza, grinta, dedizione.
Per me sono parole e valori bellissimi. Speranze, orizzonti, possibilità.
Queste sono emozioni. E le emozioni sono il motore del mondo, della vita, del pensiero.
Mi spiace. Mi spiace che il mio parere non possa consacrare l’arte e impalmare un ragazzo al palcoscenico degli artisti. Del resto neanche credo sia questo, il punto vero. Se Stefano Bruno ha la passione, quella autentica, farà la sua meravigliosa strada. Il punto che mi sta cuore è essermi fermata un attimo e aver scritto queste righe. È un piacere. È un dovere. È la prova che possiamo non essere insensibili e indifferenti, che abbiamo sempre voglia e bisogno di riconoscere quello che merita di essere riconosciuto.

mercoledì 8 novembre 2017

Madness alla GulliArte di Savona

Madness (Follia) è uno spettacolo di teatro danza che andrà in scena sabato 25 novembre alla Galleria GulliArte di Savona alle 17.30 in occasione del Finissage della Mostra di pittura e ceramica "Elogio della Follia" di Elde/ Saba Telli.
Una speciale iniziativa frutto dell'apertura artistica di Antonella Gulli che mescola le rappresentazioni offrendo al visitatore variegate occasioni di ampio respiro. Quando si conclude la mostra di Elde/Saba Telli, l'ideale percorso del pubblico nei meandri della cultura contemporanea si apre infatti sulle danze di Madness.
Samuela
Per la regia e la coreografia di Samuela Buzzetti, con il clarinetto della musicista savonese Monica Firpo, Samuela e Veronica Buzzetti danzeranno Madness.
E' una riflessione, Madness. Forse addirittura un grido di allarme. Il balletto interpreta infatti quella che Samuela e Veronica definiscono 'follia' sociale e culturale dei nostri anni: <lo spaccato di una realtà globalizzata e iperconnessa dove paradossalmente esplodono problemi di comunicazione e relazione, dove regnano ipocrisie e forzature, dove è faticoso per ogni persona esprimere la propria identità autentica>.
Veronica
Un mondo di apparenze che Samuela e Veronica Buzzetti provano a infrangere. L'idea è scuotere, sensibilizzare l'animo dei singoli, fare luce su un disagio sotterraneo dilagante. L'altra aspirazione è comune a molti artisti: far vivere l'arte, suscitare emozioni, svegliare torpori e osare percorsi originali e alternativi. Hanno scelto per i prossimi appuntamenti di Madness luoghi di nicchia, posti raccolti, piccole oasi intime, proprio per mettere in risalto il loro piccolo grande lavoro di umana ricerca.

L'atmosfera sottolineata dagli intermezzi da solista di Monica Firpo promette di essere profonda e coinvolgente e Madness spiccherà il volo.
Non è previsto un prezzo, ma un'offerta libera. Questo conferma l'ispirazione di spettacolo di raccolta, di condivisione: un momento da assaporare.

lunedì 23 ottobre 2017

Il Mollia Style è online

Scrivevo il ritratto “Antonella Mollia l’intelligente bellezza” il 6 giugno 2014 proprio su questo blog.

Ora, più di tre anni dopo, il Mollia Style è online. Antonella Mollia ha aperto un blog e una pagina facebook, condivide il lifestyle glamour delle donne dopo gli ANTA con la sua arguta, ironica, garbata, appassionata, verve. Ecco, sono felice di annunciarlo perché sarà un irrinunciabile appuntamento per molte donne (e molti uomini). <Insieme> è il motto di Antonella. Un motto che la dice lunga, lunghissima. Mica una star, una di noi. Una di noi, che ama la femminilità, la difende, la trasmette. Una di noi, che crede nel valore delle relazioni, della solidarietà, della complicità. Una di noi, che ha voglia e forza di prendere a sorrisi la vita.

lunedì 9 ottobre 2017

Il Kenya di Sonia Morelli

Sonia è in viaggio, con la sua macchina fotografica.
Annusa ogni alba e ogni tramonto che l'obiettivo può catturare. Si è avventurata nella savana, con gli occhi estasiati davanti agli animali, ai colori e agli odori di un luogo che ha sognato. E' in Kenya e so che non ci sarà minuto senza una sorpresa, senza un'emozione. Immortala gli attimi, come ricordi, come lampi di vita, come prove di esperienza. Immortala gli attimi perché ama armeggiare con le sue attrezzature, scegliere uno scorcio, studiare una prospettiva, scattare una sequenza. Immortala gli attimi perché non ci sia niente, niente, di una realtà, che non possa essere raccontato attraverso le fotografie.
Eccoli, i cuccioli di elefante. Grandi, per le nostre percezioni del concetto di cuccioli, eppure piccoli esemplari che si affacciano alla vita, alla terra che impareranno a conoscere, al ciclo della natura. Fa tenerezza, al calar del sole, il loro passo cheto protetto dalla mamma. Sono davvero cuccioli al confronto con il Kilimangiaro immenso e maestoso. Quella è la loro casa, Sonia è ospite discreta, entusiasta ma dolcemente rispettosa. Non si avvicina di più, vuole solo godersi quel senso di mondo infinito e di famiglia, lo spirito dei luoghi, il piacere di vedere quello che la fantasia le faceva rincorrere.
Sonia è in viaggio, con la sua macchina fotografica. In Kenya. Tanto lontano e tanto vicino, ai sentimenti di ogni esplorazione della curiosità. La terra, gigantesca per noi umani eppure un puntino, un puntino nell'universo. Forse è felice, Sonia, laggiù. Felice di abbracciare un momento, uno spicchio di mondo, lo stupore di un orizzonte che leva il fiato.

mercoledì 27 settembre 2017

Pierangelo Bertolo e l'Allegro Bovino

Pierangelo Bertolo fa degli oggetti, della fantasia, dello zelo, una virtù. La virtù di rendere la realtà un po' più naif, forse più magica. Lavora e gioca, con il legno, le stoffe, i pennelli, i materiali che trova. Pensa, immagina, assembla, come un artigiano provetto perennemente in officina, come un'artista alla febbrile ricerca di un'espressione. 
Una passione gioiosa, che si vede in ogni piccolo dettaglio, che illumina il suo sorriso, che veste ogni opera di una sfida allegra. Allegra come il Bovino.
Già, l'Allegro Bovino è una grande pitto-scultura, un pannello di 210x160 cm. realizzato per un'Osteria Ristorante di Novara, la Beer&ria, dove fa bella mostra in piena sala, sui tavoli ove regna la buona cucina. Rappresenta egregiamente l'eccellente carne del territorio piemontese, il gusto di scoprirne i pezzi migliori, il desiderio di serbarne la tradizione. 
La bellezza sta nella ricercata semplicità, in uno stile che vuole narrare, quasi consegnare l'impatto tangibile di un'emozione.
Bravo, Pierangelo Bertolo. Che resti sempre forte, fortissima, la voglia di 'costruire', di dare valore alla sapienza delle mani, di dare corpo a un'idea. Questo penso più di tutto: il senso delle cose che si mettono insieme, si trasformano, danno anima a altre cose...

giovedì 31 agosto 2017

Chiacchiere d'amore

E' difficile, fare chiacchiere d'amore. Par quasi di ammantarlo di frivola superficialità. Eppure l'amore è leggero, deve essere leggero. Leggero come una carezza, leggero come un aquilone. Certo può stringerti forte, in un abbraccio caldo, ma resta una piuma, per l'anima.
Quello che ti fa bene, quello che ti fa vivere. L'amore.
Lontano, molto lontano, dal groviglio impietoso di gelosie e ripicche, di possesso e noia, di pretese e regole. Da quella cappa cupa dell'abitudine, dell'indifferenza, dell'apparenza. Dal potere e dal dovere, dai confini chiusi.
L'amore è poesia. Scritta e respirata nella pace assorta, nell'euforia genuina, nella tenerezza gentile, nell'ardore appassionato. L'amore è un infinito di pagine e pensieri, di attimi e sogni, di cielo e terra. Non si stringe nel pugno, si accoglie tra le mani. Non si appiccica in testa, si infila nel cuore. Passeggiando sulla spiaggia, leccando un gelato, preparando il pranzo, guardando un film, scegliendo un abito. Facendo chiacchiere, chiacchiere d'amore. Che sono complici di sorrisi, baci e risate. Che srotolano pensieri e creano complicità. 
Nascono così i piaceri dei giorni e degli anni, quelli che diventano ricordi.

venerdì 4 agosto 2017

Espressioni di solidarietà

Hai i genitori anziani e una badante è un costo che non puoi sostenere. Hai un familiare malato ma non puoi assentarti dal lavoro tutto il tempo che serve per assisterlo. Hai i figli piccoli e il nido non copre tutte le ore necessarie. Hai un parente solo (o sei solo) e pensi sempre che un po’ di compagnia sarebbe quasi tutto.
Non tiriamo in ballo lo Stato, il Comune, i Servizi Sociali delle Asl e via dicendo. Non sono altro da noi, ci rappresentano e esprimono quello che siamo in un dato spazio e in un dato tempo. E poi diciamolo, la prima solidarietà è l’ordinaria umanità. Quella degli amici, dei vicini di casa, delle persone. Delle persone. Persone che per istinto dovrebbero tendere una mano invece di coltivare egoismo ad oltranza. Altro che immigrati, ospitalità, integrazione. Noi siamo scollati, gli uni dagli altri, da almeno qualche decennio.
Teniamo i problemi sotto chiave e sullo stesso pianerottolo del condominio manco sappiamo se ci sono vivi, morti o così così. Ci arrangiamo, fin dove possiamo, e combattiamo strenuamente per uscire con il sorriso altrimenti siamo automaticamente out. Nessuno vuole reggere un po’ del peso altrui perché ha già il proprio oppure si sente in diritto di godersi la propria beatitudine alla faccia di chi è più sfortunato.
E allora? Come minimo moriremo poveracci di spirito. Come massimo faremo i conti con il nostro turno se la ruota gira.
Perché non pensarci? Perché non alimentare una cultura della piccola vicinanza? Perché non trovare il coraggio e il vantaggio della condivisione? Perché non sentire il piacere della libertà? Già. Anche di libertà, si tratta. Libertà di avere affanni, preoccupazioni, difficoltà. Libertà di poter comunicare un disagio.
Aggiungerei…perché non possiamo sperare in condomini solidali, in circuiti virtuosi di sostegno tra conoscenti? In una rete di contatti e relazioni più autentiche e profonde?

Mi piacerebbe raccogliere pareri, proposte, riflessioni.

martedì 30 maggio 2017

Bellezza al chilo

Sono nate prima le donne o la bilancia?
Quando è iniziata la bellezza a peso?
I modelli di riferimento, in burrose o scarne figure, sono un tormentone culturale. Questo è più o meno sicuro, almeno alle nostre latitudini geografiche…e mentali. Insomma non siamo obbligati a compiacere un certo tipo di ‘bellezza’, sempre ammesso che madre natura non ci ostacoli precludendoci perfino il tentativo, però possiamo diventare schiavi dello specchio per terrore di scherno o di insuccesso.
Una volta tale schiavitù era quasi esclusivamente femminile.
Adesso, per una sorta di giustizia terrena ma piovuta dal cielo, pure gli uomini sono sotto il fuoco di fila della bellezza al chilo. La pancia è out, i rotolini di grasso provocano crisi di identità, la cellulite leva il sorriso. Gli uomini, più delle donne, curano almeno la muscolatura. Le donne si ostinano solo a privarsi del piacere della tavola quindi molte sono sottopeso e flaccide.
I selfie solo con filtri, ovviamente.
Il vanto di una taglia 38 o 40 è espresso con un’euforia travolgente.
E guai, proprio guai, per le sottomesse, a lievitare in gravidanza, in menopausa, per malattia o solo per un’alimentazione leggermente più spensierata.
Poi per fortuna c’è chi accumula nel cervello un peso di tipo qualitativo e, bellamente, se ne infischia di quello che l’ago inquisitore dice al mattino. Queste deliziose e fascinose creature sembrano vivere in un altro mondo, fatto di valori e possibilità che non si misurano in centimetri o chili.
Al di là di veri drammi giovanili, anoressia o bulimia, ci sono tanti affanni, malumori e frustrazioni che ogni giorno colpiscono persone di ogni sesso e età: non essere abbastanza esili, avere un guardaroba non proprio small, essere giudicati poco attraenti.
Uno: cosa ne sa il criticone di turno o quello che fa la faccia di commiserazione, del corpo altrui e della sua vita?
Due: quale infusa saggezza ispira i maniaci della magrezza tout court?
Tre: davvero è più importante additare un cuscinetto adiposo invece di bearsi di ogni altra virtù?

giovedì 25 maggio 2017

Vai dove ti portano parole e foto

Dovremmo essere abituati all’<orientamento> che subiamo ma il condizionale è d’obbligo. All’onda social piace l’attimo fuggente che soddisfa i cattivi o i buoni pensieri. Dipende. Dipende da cosa parole e foto possono suggerire, dipende da cosa è urgente e importante far passare.
E così Papa Francesco e la sua faccia funerea vicino a un Trump sorridente viaggia nel web come simbolo di una situazione spacciata per inequivocabile.
Peccato (è il caso di dirlo trattandosi di Chiesa e Vaticano) che arrivino le foto che smentiscono e ritraggono da un lato un Bergoglio sorridente con Trump e dall’altro un Bergoglio funereo con Obama.
E allora?

L’unica cosa certa è che un volto cupo e accigliato talvolta papa Bergoglio, come tutti gli esseri umani di ogni tempo e luogo, ce l’ha anche fuori dagli incontri con i presidenti americani.

lunedì 15 maggio 2017

Lusso a noleggio

Leggo dalle stime di Bain &Company e Farfetch che entro il 2015 il mercato dei beni luxury sarà in mano ai Millennials, la generazione Y, quella del terzo millennio, nata quindi dopo i primi anni ’80. A questi si sommano quelli della generazione Z, nati tra il ’95 e il 2000.
Sono giovani, acquistano online e, nelle scelte, sono influenzati dalle interazioni sul web.
Le aziende dovranno, anzi devono, tenerne conto.
Del resto è anche vero che parliamo di generazioni fortemente attratte dal ‘lusso di tendenza’ ma spesso con disponibilità economiche non proporzionate ai desideri. Ho specificato di tendenza perché anche il lusso ha, almeno in parte, cambiato faccia. Le vecchie generazioni conoscevano il lusso della qualità: la lana che costava più della fibra acrilica, il cristallo che valeva più del vetro. Nei decenni scorsi si è fatto largo il lusso di immagine: il capo firmato a prescindere dal tessuto o materiale, l’oggetto alla moda al posto di quello ottimo ma ignoto.
Generazione Y e Z sono protagonisti di un tempo veloce, che brucia un’icona per farne un’altra, che può rivelarsi incline a tradire un cult appena se ne profila uno nuovo all’orizzonte.
Anche a questo hanno pensato, le aziende. E’ il caso del lusso a noleggio, quello che dilata l’illusione, allarga la fascia di chi può accedere a brand di grido.
E’ il caso di Vestiaire Gallia, progetto lanciato all’interno dell’Excelsior Hotel Gallia di Milano: in alcune suite sarà disponibile un baule di meraviglie Hermès, Dior, Chanel, Yves Saint Laurent e altri marchi considerati top comodamente noleggiabili.
Analogo servizio, con tanto di concierge per scegliere tra le griffe, è attivo all’Hotel Berkeley di Londra.  
Prendo atto, così vanno il nostro costume e le nostre voglie. Mi accorgo di non essere Y o Z e di avere scarsa devozione per un luxury del tutto effimero, d’altra parte però mi scappa un evviva, di cuore. Intravedo un risvolto incoraggiante.
Ho conosciuto patiti di fiammanti auto sportive che dopo averne provata una a noleggio hanno letteralmente appeso il piacere al chiodo. Ho conosciuto fashion victim che si sono svegliate a felice vita scoprendo di essere e significare assai più di un logo o di un guardaroba stracolmo.
Ecco, il noleggio può essere lo sfizio che ti togli e poi ti fa mettere l’anima in pace. Fosse così non gusterebbe granché, ai signori della produzione, della strategia e del marketing, ma -chissà- potrebbe essere gradito alle tasche e allo spirito collettivi.

giovedì 11 maggio 2017

Brigitte, la Barbie in menopausa

Brigitte Trogneux, moglie del neoeletto premier francese Emmanuel Macron, è al centro del dibattito
internazionale. Questo per i 24 anni di differenza tra lei e il consorte, dato che le è valso l'appellativo di <Barbie con la menopausa>: partita da un comico francese è saltellata di media in media fino al New York Times. 
In verità la questione non mi appassionerebbe granché, fatti di Brigitte e Emmanuel insomma. A colpirmi, se mai, è scoprire che mezzo mondo fosse persuaso che Barbie dovesse avere il ciclo mestruale per sempre e non potesse essere sfiorata dal tempo o che la menopausa fosse una preclusione alle relazioni o che l'età non potesse vestire alla moda come Barbie. Mescolando le cose ne esce che un comico francese, facendo giustamente il suo mestiere, ha messo il dito nella piaga anzi nelle piaghe.
Perché siamo tutti aperti, evoluti, moderni fino a quando non ci toccano qualche stereotipo che ci è caro. Gli uomini vogliono il privilegio di poter essere vecchi con accanto una fanciulla ma danno del figlio all'uomo che si accompagna a una donna più matura. Le donne vorrebbero pur difendere Brigitte ma riesce loro quasi meglio sospettare interessi, raggiri, stranezze. 
Immagino che Madame Brigitte se ne infischi, più o meno allegramente, mostrando l'intelligenza di cui pare sia dotata. Immagino se la rida pure Monsieur Emmanuel grato certamente alla dolce metà per la vicinanza e il sostegno. Che sia amore o sia un calesse quelli che si agitano su giornali e social temo sprechino inutili energie e rischino solo di passare per retrogradi o invidiosi o cinici o pettegoli. 
Comunque una distrazione pare sempre necessaria. E' la volta di Brigitte.

lunedì 8 maggio 2017

Castigatori di errori altrui

Avete notato la veemenza con la quale sosteniamo un divieto quando non ci tocca?
Sembra quasi che proibire qualcosa a qualcuno sia un piacere.
Vietato fumare provoca nei non fumatori quasi un orgasmo, una sensazione di potere o giù di lì. 
Non raccontatemi che il fumo fa male. Lo so, lo sappiamo. Non ripetiamoci il superfluo, non è questo il punto. Vietare l'abbandono selvaggio di rifiuti è un esercizio incontestabile di civiltà, non lo è altrettanto la stizza, la forza, il piglio con il quale ci riempiamo la bocca e puntiamo il dito. Insomma lo facciamo sempre e solo quando non ci riguarda, quando non siamo nella fascia sensibile, quando il divieto incontra i nostri gusti.
Pure l'evasione fiscale è vietata, of course. E, genericamente, ci accaniamo. Ma neanche poi troppo, neanche quanto dovremmo visto che è un danno mostruoso alla collettività intera. D'altra parte se evadiamo svicoliamo e taciamo, bellamente.
Mi inquieta. Credo che covi in molti di noi un boia che provvede all'esecuzione degli altri e sia convinto di non sgarrare mai. Credo che stia diventando rara la delicatezza.
Attenzione. Non esorto a contravvenire ai divieti, men che meno penso che certe cose sia giusto farle. No. Solo non mi piace questa sorta di giustizia che applichiamo a spada tratta verso gli altri.
Abbiamo davvero tutti questo istinto castigatore?
Io comunque proibirei la cattiveria.