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lunedì 26 marzo 2018

L'altra bellezza


Ci sono persone non belle che si sentono belle, non magre che si credono magre, tanto per fare degli esempi. Autostima alta? Probabilmente sì, personalmente trovo però sia un concetto di autostima leggermente distorto e potenzialmente ‘pericoloso’.
Se tutti osassero dire loro che non sono belle e magre, sempre per stare all’esempio, crollerebbero come pere troppo mature schiantandosi miserabilmente a terra. Insomma reggono bene di spirito perché di norma nessuno o quasi, davanti a certa sicurezza, si fa avanti a negare o a far intendere il contrario.
Ci sono persone più belle e più magre di queste che non si sentono e non si credono né l’una né l’altra delle definizioni. Semplicemente ritengono di essere se stesse, nel bene e nel male, più o meno ‘nel mazzo’ come si suole dire non per sminuire ma per centrare obiettivamente (e serenamente!) la realtà.
Ecco, queste ultime -a mio modestissimo parere- godono di un’autostima decisamente più sana: sanno di poter vivere e essere a prescindere da una sorta di etichetta che non corrisponde a verità. E, peraltro, in definitiva, sono quelle che possiedono l’altra bellezza: quella dell’intelligenza, della sensibilità, della consapevolezza.
La morale: siate belli e belle dentro, davvero. E coltivate un’autostima…autentica.

martedì 30 maggio 2017

Bellezza al chilo

Sono nate prima le donne o la bilancia?
Quando è iniziata la bellezza a peso?
I modelli di riferimento, in burrose o scarne figure, sono un tormentone culturale. Questo è più o meno sicuro, almeno alle nostre latitudini geografiche…e mentali. Insomma non siamo obbligati a compiacere un certo tipo di ‘bellezza’, sempre ammesso che madre natura non ci ostacoli precludendoci perfino il tentativo, però possiamo diventare schiavi dello specchio per terrore di scherno o di insuccesso.
Una volta tale schiavitù era quasi esclusivamente femminile.
Adesso, per una sorta di giustizia terrena ma piovuta dal cielo, pure gli uomini sono sotto il fuoco di fila della bellezza al chilo. La pancia è out, i rotolini di grasso provocano crisi di identità, la cellulite leva il sorriso. Gli uomini, più delle donne, curano almeno la muscolatura. Le donne si ostinano solo a privarsi del piacere della tavola quindi molte sono sottopeso e flaccide.
I selfie solo con filtri, ovviamente.
Il vanto di una taglia 38 o 40 è espresso con un’euforia travolgente.
E guai, proprio guai, per le sottomesse, a lievitare in gravidanza, in menopausa, per malattia o solo per un’alimentazione leggermente più spensierata.
Poi per fortuna c’è chi accumula nel cervello un peso di tipo qualitativo e, bellamente, se ne infischia di quello che l’ago inquisitore dice al mattino. Queste deliziose e fascinose creature sembrano vivere in un altro mondo, fatto di valori e possibilità che non si misurano in centimetri o chili.
Al di là di veri drammi giovanili, anoressia o bulimia, ci sono tanti affanni, malumori e frustrazioni che ogni giorno colpiscono persone di ogni sesso e età: non essere abbastanza esili, avere un guardaroba non proprio small, essere giudicati poco attraenti.
Uno: cosa ne sa il criticone di turno o quello che fa la faccia di commiserazione, del corpo altrui e della sua vita?
Due: quale infusa saggezza ispira i maniaci della magrezza tout court?
Tre: davvero è più importante additare un cuscinetto adiposo invece di bearsi di ogni altra virtù?

martedì 6 gennaio 2015

Brutti ma buoni

Brutti ma buoni. Che sono anche delizie per il palato, lo so. Ma non penso a quelle. Vado dritta alle squisitezze dell’anima. Loro, i brutti ma buoni, hanno una marcia in più.
Fuori da ogni ipocrisia la storia dell’immagine è roba grossa. Oggi più che mai, forse. Si, diciamolo, siamo chiamati a essere belli. E allora loro, i brutti, dovrebbero quanto meno essere inaciditi. Dalla rabbia e dall’amarezza. Insomma la sfortuna dovrebbe scuotere i loro nervi e la loro anima.
E invece eccoli sfoderare, invece dell’umore nero e della perfidia, un soave sorriso, un gesto gentile, una pazienza amorevole. Brutti ma buoni. Uno spettacolo di personalità, una forza della natura, una lezione di vita.

Perché chi è messo alla prova o frana o si leva più in alto di tutti. E loro sono lassù, molte spanne sopra noi bellocci o guardabili che magari ci diamo pure qualche aria o ci lagniamo di chissà che.

martedì 16 settembre 2014

La virtù nelle mutande

C’era una volta la virtù. E, chissà, forse c’è ancora. Magari vestita diversamente o bellamente nuda.
Che quando ha iniziato ad andare di moda l’elastico delle mutande in vista fuori dai pantaloni a cavallo calato fino quasi alle ginocchia, la delizia è parsa concentrarsi tutta lì, nell’esibizione di una griffe. Poi ad esaltare le grazie è saltato fuori il tatuaggio, magari a forma di farfalla a sottolineare la libera leggiadria, proprio accanto al filo di un perizoma, là dove normalmente avremmo detto non battesse il sole.
E infine le mutande sono sembrate una vecchia convenzione, un inutile pizzo, una barriera ipocrita. Roba da superare, allegramente. Perché le virtù meritano di spiccare il volo, insieme alla farfalla tatuata. O almeno così evidentemente si ritiene.
D’altra parte non c’è mutanda che provi la bontà di qualcuno. Magari nelle parti intime più o meno in mostra c’è una nuova naturalezza, qualcosa che sfugge agli antichi e pudichi pensieri.
Di certo si nota una certa questione anagrafica, dettaglio che potrebbe indurre a perfide considerazioni ma – sia detto – è meglio non cedere alla tentazione di simile giudizio. Può darsi che l’avanzata età che invoglia a togliersi la lingerie del piano di sotto sia solo indice di serena convivenza con la propria fisicità…Ecco, ribelliamoci a quelli che pensano che dopo gli anni ci si spogli di un tanga solo perché il passo disinibito è l’ultima chance per un passaggio di piacere.

Così è se vi pare, davvero.

martedì 16 aprile 2013

Primo MANIFESTO PER DONNE FIGHE


Care amiche, non siete troppo grasse, troppo magre, troppo basse, troppo alte. Non avete il seno troppo voluminoso, troppo piccolo, troppo floscio. Non vi fanno difetto la caviglia troppo grossa o le braccia troppo muscolose.
Siete semplicemente troppo preoccupate. Preoccupate di fare brutta figura con la vita. Tanto preoccupate da perdere di vista la legge d’oro del tempo. Ogni minuto schiacciato sotto l’ansia o impigliato nel disagio è sottratto a possibilità migliori. In fondo lo sapete, non siete troppo sciocche.
Peraltro è inutile che vi racconti quanto vi capisco. E in verità temo pure di dover sorvolare sulla storia della saggezza che viene con gli anni, fareste spallucce. Allora posso solo scrivere un promemoria: non dimenticate la legge d’oro del tempo.
Questo è il primo MANIFESTO PER DONNE FIGHE. Per utilità, o per diletto, potranno seguirne altri. Leggere le istruzioni è consigliabile, seguirle è rigorosamente facoltativo. Anche perché, è bene chiarirlo, in materia sono un disastro. Confesso che assumerò la medicina con voi, cavie alla pari.
FIGHE non si nasce, si diventa. Questione di spirito. Se non è innato bisogna lavorarci su ma i risultati sono quasi assicurati. Occorre presentarsi già alla sfida del mattino allo specchio con occhio da figa e bocca aperta in esclamazione di gioia, stupore, ammirazione. Se ciccia, spigoli, occhiaie o capelli crespi remano contro bisogna fare esercizio di risata, insomma sbrodolarsi addosso il suono argentino della disarmante simpatia. Se ancora non dovesse bastare a fugare ogni dubbio sull’appeal da figa è necessario osare, infilarsi nell’abito che piace oltre ogni ragione e giocare con qualche trucco senza maquillage ovvero scoprire audacemente le virtù caratteriali più lodate. Per qualcuna sarà il romanticismo, per altre il piglio carismatico, per altre ancora la prestanza atletica. E via, in strada, a far svolazzare le grazie.
D’accordo, non sono riuscita a convincervi. Considerando che non vi inviterei mai, amiche mie, a considerarvi fighe “per paragone” cioè consolandovi della bruttezza altrui (la mia o di chiunque), vi propongo allora un cammino più sano e divertente: l’affermazione della diversità,  anzi del vostro tratto esclusivo, no meglio della coscienza esaltante.
Non è una roba tipo “tirarsela”, naturalmente, che quella è posa di chi nasce boriosa e a
noi proprio non calza. E’ un profilo nobile e sereno di consapevolezza briosa di sé. Non prendetela per rassegnazione, per carità. Se mai visione positiva, dignità gioconda. Solo perché siete così imperfette ai vostri occhi siete riconoscibili a quelli del mondo.
Ho capito, è ottimismo non contagioso. Devo escogitare percorsi più allettanti per persuadervi a calarvi nei panni delle fighe. Bene, chiudete gli occhi e immaginatevi esattamente come vorreste essere, più grasse, più magre, più basse, più alte, poi sparatevi una serie di domande e state in ascolto delle risposte.
Se con la bellezza delle vostre fantasie la vostra anima rimarrebbe identica siete indiscutibilmente FIGHE. Se con quella invece ingarbugliereste la legge d’oro del tempo con odiosi preziosismi siete assolutamente pregate di riaprire gli occhi al volo e, fighe o non fighe, a tirare avanti per risparmiare all’umanità un altro orpello insopportabile.
Insomma in entrambi i casi vi sarete convinte a far pace con le vostre smanie. E a quel punto, per magia, scegliereste di giocare a incoronarvi fighe per riappropriarvi in un balzo del pieno rispetto della legge d’oro del tempo.
Avverto che siete ancora decisamente scettiche, state per bollare queste righe come assurde, vane, stupide o giù di lì. Però io, vi sia ben chiaro, non getto la spugna. Prima o poi ce la faremo, lo prometto: tutte libere e fighe, dentro e…per riflesso incontenibile, anche fuori.
Medito il prossimo MANIFESTO.