C’era
una volta la virtù. E, chissà, forse c’è ancora. Magari vestita diversamente o
bellamente nuda.
Che
quando ha iniziato ad andare di moda l’elastico delle mutande in vista fuori
dai pantaloni a cavallo calato fino quasi alle ginocchia, la delizia è parsa
concentrarsi tutta lì, nell’esibizione di una griffe. Poi ad esaltare le grazie
è saltato fuori il tatuaggio, magari a forma di farfalla a sottolineare la
libera leggiadria, proprio accanto al filo di un perizoma, là dove normalmente
avremmo detto non battesse il sole.
E
infine le mutande sono sembrate una vecchia convenzione, un inutile pizzo, una
barriera ipocrita. Roba da superare, allegramente. Perché le virtù meritano di
spiccare il volo, insieme alla farfalla tatuata. O almeno così evidentemente si
ritiene.
D’altra
parte non c’è mutanda che provi la bontà di qualcuno. Magari nelle parti intime
più o meno in mostra c’è una nuova naturalezza, qualcosa che sfugge agli
antichi e pudichi pensieri.
Di
certo si nota una certa questione anagrafica, dettaglio che potrebbe indurre a
perfide considerazioni ma – sia detto – è meglio non cedere alla tentazione di
simile giudizio. Può darsi che l’avanzata età che invoglia a togliersi la
lingerie del piano di sotto sia solo indice di serena convivenza con la propria
fisicità…Ecco, ribelliamoci a quelli che pensano che dopo gli anni ci si spogli
di un tanga solo perché il passo disinibito è l’ultima chance per un passaggio
di piacere.
Così
è se vi pare, davvero.
