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domenica 14 giugno 2015

L'amore è virtù

L’amore è virtù. Insomma la virtù per eccellenza, quella che le racchiude tutte, quella che non sfiorisce mai. Ha mille nomi, dunque. Già, si chiama passione, pazienza, coraggio, indulgenza, generosità, allegria. E in almeno altri 994 modi.
Non conosce orgoglio, pretesa, vanità. Al contrario gode dell’umile, mite semplicità. Già, signore e signori. Se state aspettando piedistalli, scuse, sottomissioni non avete virtù, fatevene una ragione. Se non siete abbastanza dolci e forti per non creare amarezze e debolezze non sapete cos’è l’amore, ecco. Se avete bisogno di ricambiare l’amore non proverete mai cosa significa amare, tutto qui.
La virtù è virtù, chiaro? Nessuno può improvvisarsi virtuoso perché qualcuno si prodiga in gesti d’amore. No. Quello è appagamento. Allontanatevi, tronfi, puerili, pavidi ed egoisti, l’amore non è affare vostro.

Al massimo siete capaci di fare coppia. E allora se è questo che desiderate non nominatelo neanche, tenetevi stretto e caro il vizio e non sbrodolate rabbia, insofferenza, delusione. 

sabato 20 dicembre 2014

Superfluo

Non vediamo solo con gli occhi, non sentiamo solo con le orecchie, non parliamo solo con la bocca.
Non è così banale. Anzi. Che i sensi collegati sono la virtù. Quella cui a volte, forse troppe, diamo davvero poco spazio e peso. Tutti presi da chissà che. Tutti imbambolati su quello che fugge. Tutti persi dietro il dito mentre la luna resta lì, bella e desolata nel cielo blu.
E quando arriva l’attimo, quello che credevamo di desiderare con tutte le forze, ce lo soffia via la noncuranza. Accidenti, a dirsi sbadati non si fa peccato ma non si recupera. Via, di corsa, andiamo ad acchiapparci le uniche cose per cui vale la pena averla in dotazione dalla natura, la virtù. Poche. Proprio poche. Che tutto il resta è noia. Lo so, l’hanno già cantato. Ma è bene ripeterlo.

Quello che non conta talvolta è la vera zavorra.
E’ ciò di cui dovremmo sbarazzarci. Per ripartire più leggeri. E più liberi. Più liberi. Più liberi! Già. Non ce ne accorgiamo, forse, ma riconoscere cosa è superfluo è il primo passo per uscire dalla schiavitù.

martedì 16 settembre 2014

La virtù nelle mutande

C’era una volta la virtù. E, chissà, forse c’è ancora. Magari vestita diversamente o bellamente nuda.
Che quando ha iniziato ad andare di moda l’elastico delle mutande in vista fuori dai pantaloni a cavallo calato fino quasi alle ginocchia, la delizia è parsa concentrarsi tutta lì, nell’esibizione di una griffe. Poi ad esaltare le grazie è saltato fuori il tatuaggio, magari a forma di farfalla a sottolineare la libera leggiadria, proprio accanto al filo di un perizoma, là dove normalmente avremmo detto non battesse il sole.
E infine le mutande sono sembrate una vecchia convenzione, un inutile pizzo, una barriera ipocrita. Roba da superare, allegramente. Perché le virtù meritano di spiccare il volo, insieme alla farfalla tatuata. O almeno così evidentemente si ritiene.
D’altra parte non c’è mutanda che provi la bontà di qualcuno. Magari nelle parti intime più o meno in mostra c’è una nuova naturalezza, qualcosa che sfugge agli antichi e pudichi pensieri.
Di certo si nota una certa questione anagrafica, dettaglio che potrebbe indurre a perfide considerazioni ma – sia detto – è meglio non cedere alla tentazione di simile giudizio. Può darsi che l’avanzata età che invoglia a togliersi la lingerie del piano di sotto sia solo indice di serena convivenza con la propria fisicità…Ecco, ribelliamoci a quelli che pensano che dopo gli anni ci si spogli di un tanga solo perché il passo disinibito è l’ultima chance per un passaggio di piacere.

Così è se vi pare, davvero.