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martedì 16 settembre 2014

La virtù nelle mutande

C’era una volta la virtù. E, chissà, forse c’è ancora. Magari vestita diversamente o bellamente nuda.
Che quando ha iniziato ad andare di moda l’elastico delle mutande in vista fuori dai pantaloni a cavallo calato fino quasi alle ginocchia, la delizia è parsa concentrarsi tutta lì, nell’esibizione di una griffe. Poi ad esaltare le grazie è saltato fuori il tatuaggio, magari a forma di farfalla a sottolineare la libera leggiadria, proprio accanto al filo di un perizoma, là dove normalmente avremmo detto non battesse il sole.
E infine le mutande sono sembrate una vecchia convenzione, un inutile pizzo, una barriera ipocrita. Roba da superare, allegramente. Perché le virtù meritano di spiccare il volo, insieme alla farfalla tatuata. O almeno così evidentemente si ritiene.
D’altra parte non c’è mutanda che provi la bontà di qualcuno. Magari nelle parti intime più o meno in mostra c’è una nuova naturalezza, qualcosa che sfugge agli antichi e pudichi pensieri.
Di certo si nota una certa questione anagrafica, dettaglio che potrebbe indurre a perfide considerazioni ma – sia detto – è meglio non cedere alla tentazione di simile giudizio. Può darsi che l’avanzata età che invoglia a togliersi la lingerie del piano di sotto sia solo indice di serena convivenza con la propria fisicità…Ecco, ribelliamoci a quelli che pensano che dopo gli anni ci si spogli di un tanga solo perché il passo disinibito è l’ultima chance per un passaggio di piacere.

Così è se vi pare, davvero.