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Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
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sabato 30 luglio 2016

Marta da legare

Fiumi di immagini, voci e inchiostro su Marta Marzotto. Come sempre.
Non si è spento il suo sorriso, non possono spegnersi i riflettori.
Perché lei continuerà ad essere ammirata e amata. Perché lei è nell’aria che vogliamo respirare. Perché lei è una lezione che sfida epoche e geografie. Perché lei è una fiaba destinata a non morire.
Non ti scimmiotterò mai, Marta. Non ci riuscirei. E neanche dovrei. Non lo vorresti, tu, simbolo della personalità e della libertà ‘giusta’. Si, giusta.
Hai fatto il tempo, non l’hai attraversato. Hai vissuto, davvero. Hai mostrato al mondo la tua natura, autenticamente. Hai incarnato a meraviglia la passione, la tenacia, l’energia, l’entusiasmo, il coraggio.
Che Donna.

Marta da legare fuori da qualsiasi gabbia. Chapeau.

mercoledì 10 febbraio 2016

Una serata tra donne

Donne, mi dissocio. Dall’invito e dalla smania. Sprofonderei solo a sentirlo dirlo e, non potendo, mi dileguo.
Ecco, se invento una scusa o mi prende uno dei miei violenti attacchi di orticaria che giustifica la mia assenza, non è perché mi manca il coraggio di dirvi chiaramente che non condivido l’urgenza e la gioia di una serata tra donne, è solo perché non ho voglia, non ho più voglia di dedicare energie a motivare il rifiuto.
Innanzi tutto significa che non avete poi tutto questo piacere di stare con me…è semplice, altrimenti mai e poi mai arrivereste a propormi un simile ‘evento’. Secondariamente non ho la presunzione di poter in alcun modo influenzare il vostro pensiero e convincervi garbatamente ad optare per una sana serata come viene ovvero a presenze miste, casuali, bilanciate o sbilanciate.

Ecco, questo è più o meno tutto. Insomma penso a una vita di persone e di interessanti incroci di armonie senza m e senza f identificativi. D’altra parte le donne e gli uomini che mi piacciono sono dalla mia parte e non è pura combinazione, no no!

domenica 26 aprile 2015

Come riconoscere le donne

Molti uomini trovano che le donne siano insolubili rebus.
Passano la vita a non trovare quelle ‘giuste’, a non capirle e a prendere batoste da quelle sbagliate, ad accontentarsi di non risolvere i rompicapo che hanno accanto, a trattarle male tutte in blocco, a prescindere da ragioni e verifiche, in preda al condizionamento mentale ‘che tanto lo fanno apposta a essere ingarbugliate per ingarbugliare’.
Si salvano forse solo gli uomini che incappano, magari per caso, nell’incastro perfetto o che hanno attributi sufficienti (e per ora stiamo solo su quelli mentali) per ‘riconoscere’ quelle con le quali possono intrattenere un sereno ed appagante rapporto di qualsiasi tipo, lavorativo, d’amicizia, d’amore che sia.
E, naturalmente, quelli che godono proprio del rebus.
Già, ci sono uomini che ritengono che il fascino dell’altro sesso stia tutto o quasi in quel mistero al quale non daranno mai risposta. Beati questi che se la spassano, forse!
Le statistiche di andamento della comunicazione e dell’armonia maschio-femmina danno comunque il numero dei superstiti in rilevante ribasso e allora, in barba a tutte le regole dell’enigmistica, ho pensato di scrivere una guida per uomini che non hanno troppa voglia di perdere anni, capelli e pazienza in spossanti studi, profonde osservazioni, infinite cadute e delusioni alla scoperta delle donne, delle loro dinamiche, dei loro caratteri e preferiscono un manualetto facile, veloce e efficace che spieghi tutto!
Insomma c’è una fila di uomini che aspetta con ansia, lo so, le dritte per riconoscere i tipi di donna in circolazione. Le donne, sia ben chiaro, sono pregate di non farsi ‘riconoscere’ con una crisi isterica del genere io sono unica, non ci sono tipologie ma ciascuna è un modo esclusivo e bla bla vari. Le peculiarità, ovvie per ogni essere umano, si tirano in ballo dopo. E poi fatemelo, facciamocelo, dire: sono dettagli rispetto ai tratti di acciaio inossidabile tipici dei diversi modelli!

Qualcuno vuole prenotare la guida?

lunedì 1 settembre 2014

E' scritto nel silenzio

Qualche volta tutto quello che puoi sapere è scritto nel silenzio. Quello da ascoltare. Appeso ai rami, seduto al tavolino di un bar, poggiato sullo schienale della sedia a dondolo. Nei colori, nei respiri, nei profumi.
Tra le emozioni. Come un fiore nelle pagine di un libro. A raccontarti di un tempo e di un cuore che lo batteva in velocità.
Nelle cose. Che conservano una sagoma, un gusto, un’abitudine. Sensazioni di affetto indelebile.
Sulla punta delle dita. Mute, che loro non hanno voce, eppure possono indugiare e accarezzare sprigionando tutte le parole del mondo.
Chissà poi perché cerchiamo di imparare diversamente. Ci ostiniamo a credere ci siano dimensioni più importanti dell’universo dei sensi, sciocchi, noi.

Lei invece aveva capito subito, che era tutto lì. Nel silenzio. Da quel primo sorso di vino. Novello come la primavera dei sentimenti e rosso, rosso come le labbra eccitate da altre labbra. 

mercoledì 20 agosto 2014

Certe nonne

dipinto di Antonio Libonati
Certe nonne sono vecchie e malate. Sono di altri tempi e di un’educazione che non pratica tanto le parole dell’affetto. Certe nonne non riempiono di baci i nipoti e non fanno proclami di dedizione. Perdono la memoria e comunque le date importanti le attraversano con una gioia intima, senza fuochi d’artificio.
Siedono in disparte e tengono i pensieri nel cuore.

Certe nonne svelano quello che sono davvero solo davanti al dolore. Lì non si tirano indietro. Lì non hanno più acciacchi. Lì conoscono l’amore. Le trovi pronte a risolvere, lenire, addolcire. Certe nonne danno tutto quello che hanno. Improvvisamente hanno pure le parole. Già, certe nonne sono così. Insostituibili. 

sabato 16 agosto 2014

Brutto e possibile

Non ha gli occhi neri, il sapor mediorientale, la bocca da baciare ma, parafrasando Gianna Nannini, potrebbe essere amore.
Macché. Preferisci quello irraggiungibile e invincibile. Quello che invece di scaldare ustiona. Capita, eccome, donna come sei. Che lo sogni talmente stronzo da poterlo poi urlare. Già. Ti piace ripararti, dopo, in quello sfogo contro il cattivone di turno, quello che sei andata a cercare con il lanternino sfidando tutto e tutti.
Il mondo non è fatto di belli bastardi dentro e brutti dal cuore d’oro. E’ fatto, se mai, di uomini che fanno per te e di uomini che fanno per altre. Tutto qui, talmente semplice che non dovrebbe essere spiegato. Se vuoi il secondo tipo sono delusioni tue, disavventure tue, problemi tuoi per intenderci. Quello che conta è non insultare, a cose fatte. Goditelo per l’attimo che ti concederà e poi chiudi elegantemente e silenziosamente la parentesi, cara donna amica mia.
Aggiungo che dovresti anche, intelligentemente, evitare di dare dello sfigato a quelli del primo tipo. Primo perché sei più sfigata di loro. Secondo perché non si sa mai nella vita…Terzo perché essere indifferente e ingrati ha effetti boomerang spaventosi.

Cara donna amica mia, i sentimenti non hanno lineamenti da macho o personalità da figo da spiaggia. Se le farfalle nello stomaco svolazzano solo per un capriccio estetico puoi serenamente fartene una ragione senza scaricare sull’oggetto dei tuoi desideri chissà quale colpa. 

venerdì 6 giugno 2014

Il ritratto: Antonella Mollia, l’intelligente bellezza

Antonella Mollia c’è. E non è uno slogan promozionale ma la sintesi perfetta di una personalità più unica che rara. C’è. Con la testa e il cuore. Nel senso del dovere, nella generosità, nell’allegria. Pure in quel misterioso territorio del fascino. Sarà tenacia, sarà passione, sarà verve. O una formula matematica che mescola tutto per un risultato ineccepibile.
Eccellente, Antonella Mollia. Ovunque e in ogni cosa. Così bella e impeccabile. Nel successo e tra gli amici. Alla sua delicata scrivania o sulle piste da sci. A zonzo per lo shopping, spalmata sul lettino di un lido o in riunione.
Perché Antonella è capace, meticolosa, leale, instancabile, grintosa. Piena di risorse, energie e sorrisi. Pronta, sempre pronta. Soprattutto a darsi. A capofitto sui libri, nei meandri delle norme, nell’alchimia delle relazioni, nelle sfide della vita. Una che si rimbocca le maniche, Antonella Mollia. Una che la carriera la beve come un cappuccino a colazione: con piacere, dedizione, garbo e determinazione.
Audace e brillante ma costantemente connessa. Che Antonella Mollia l’onda la cavalca con perizia. Perché lei è attenta a tutto. Non le sfugge neppure una parola o uno sguardo. Lei cerca il risultato migliore. Lei non vuole cose a metà. E si muove a ritmo di musica, senza errori o sbavature.
L’intelligente bellezza è proprio in quella magia che la illumina e di cui chiunque gode incontrandola. Confezionata a meraviglia in una presenza invidiabile e in un’eleganza speciale ma decisamente manovrata con sublime charme da un cervello fuori dall’ordinario. Che donna.
Splendidamente ‘utile’. In efficienza e leggerezza sapientemente dosate. In carisma e dolcezza più che mai alleati. Rigorosa, Antonella Mollia, in primis con se stessa. Eppure così genialmente femminile. Una che sotto lo schermo del belletto e della frivolezza custodisce con forza i valori più grandi e preziosi del mondo.
Una che ama, Antonella Mollia. Con una profondità commovente. Perchè c’è. Con tutti i muscoli, le lacrime, i baci, i pensieri. Una che ti abbraccia davvero, Antonella Mollia. O che ti ripudia con sdegno. Intera. Totale. Perché così si deve vivere la vita. Intensamente e veramente.
Altro che dipendenti pubblici. Un segretario comunale come Antonella Mollia può dimostrare cosa sono la dignità professionale, lo spirito di servizio, la competenza. Altro che amiche per la pelle che neanche sanno dove stanno di casa il calore, la complicità, la sincerità. Una donna come Antonella Mollia la ritrovi fin che morte non interrompa il collegamento.
E mi piace quella sua ‘apparenza’, seguo divertita tutte le sue mise, ammiro il suo accanimento per la forma fisica. Perché per lei nulla è per caso. Nulla è davvero fatuo. Rispetta la vita, Antonella Mollia. Anche nelle forme, anche nella cura con cui ogni giorno si presenta allo specchio. Perché l’ha cercato e conquistato uno spicchio di cielo, un posto al sole, un po’ di serenità.
Ecco, lo so, può sembrare maniacale il vezzo estetico. Ma sono sicura di non sbagliare: non lo è. Quello di Antonella Mollia è bisogno o desiderio di un’armonia senza falle e cedimenti. Tutto giusto, tutto gradevole, tutto al top.
Tanto una autentica, seria, affidabile e coerente può permettersi pure il lusso di giocare. 
Sono felice di conoscerla. E anche di entusiasmarla, penso, con questo omaggio. Lei, Antonella Mollia, l'intelligente bellezza, merita questo ritratto e molto di più. Tanta, tantissima gioia, almeno.

giovedì 17 aprile 2014

La borsa parlante

Che le borsette la dicano lunga sulle donne è storia nota. Piccole, grandi, bizzarre o professionali ma tutte zeppe di dettagli rivelatori.
Altro che accessori, sono enciclopedie. Parlano già al primo sguardo perché il fatto che siano pochette, bauletti, secchielli, mega tracolle, al di là delle circostanze d’uso, svela un gusto. Il colore, i materiali, il numero di scomparti, la lunghezza dei manici sono chiari indizi di uno stile. Se poi abbiamo accesso all’interno tocchiamo quasi per intero una personalità. La donna sicura e pratica avrà un rigoroso ordine di cose essenziali, una piccola pochette per il trucco e gli elementi utili per le evenienze più comuni. La sentimentale avrà più o meno un particolare per ogni ricordo, persona, piacere della sua vita. L’ipocondriaca avrà la succursale di una farmacia. La donna insicura porterà tutto l’armamentario per ogni tendenza, emergenza, luogo di circolazione, durata dell’utilizzo.
Già. Bisogna considerare gli orari di lavoro, i giorni di festa, le serate con gli amici. Magari una borsa adatta per ogni occasione o una borsa per ogni occasione. E, appunto, l’indole. Che sei hai bisogno della copertina di Linus non osi la micro borsa neanche per andare in discoteca. E se invece sei molto free o molto spartana ti basta qualcosa più di un borsellino per infilare cellulare, chiavi e via.
Sempre se non scomodiamo i periodi del ciclo mestruale, l’influenza, i bimbi al seguito e altre giustificazioni per chiedere capienza alla nostra borsa. Ecco, se dobbiamo ricoverare fazzoletti e altre utilità, se non rinunciamo a penna e agenda, se dobbiamo avere una sciarpa a portata di mano o facciamo da scarica tasche per il compagno la borsa si dimensiona di conseguenza.
Però, se tutto questo fa parte dell’esperienza di tutte, la borsa che non soddisfa mai in pieno i desideri è fortunatamente uno spazio riservato a un numero più ristretto di donne. Donne che alla borsa chiedono troppo. Donne che non possono spendere troppo per la borsa dei desideri. Donne che avrebbero dovuto disegnare borse per far felici l’universo femminile.
Ecco, mi metto nella fascia marginale. Quella delle incontentabili che, per convincersi ad accontentarsi, nella vita ha accumulato un certo numero di borse insoddisfacenti.
Non che sia un grosso problema, per carità. Al più è buon esercizio di autoironia. Che francamente qualche volta mi tirerei il collo per questa sciocca guerra di borse. Se tornassi indietro, comunque, abbraccerei la pelle e ne farei un grande mestiere.

Potrei farlo anche ora? No, adesso devo portare a spasso tutte quelle che disgraziatamente ho comprato.

giovedì 20 marzo 2014

Non sono più giovane

Già. Arriva l’età che non ti ha ancora cambiato ma che agli altri suona adulta. Quella che magari si vede anche se non hai ancora archiviato l’aspetto della ‘giovinezza’.
Che poi è più o meno anagrafica, più o meno biologica, più o meno culturale.
Ed è quella sospesa, tra la tendenza suicida al rimpianto, ai rimorsi, ai bilanci e l’istinto alla giornata, alla vita che hai e che viene. Ogni tanto si infila dentro qualche sogno condito da buoni propositi quasi come dire che è il momento di stringere in mano qualcosa, di realizzare un desiderio, di togliersi uno sfizio, di tentare il non rinviabile. E qualche volta ti scappa di pensare che quello che non è stato è perso.
Ti accorgi che cambia la relazione con la speranza. E’ il tempo che preme, il futuro imminente, la consapevolezza che quello che ti auguri, se non capita oggi o domani, potrebbe essere decisamente in ritardo. D’altra parte però ti inventi pure un po’ di pazienza, è una finzione per non avvilirti. Hai capito che il destino o quello che puoi farne non hanno orizzonti lontanissimi ma devi prenderti un po’ in giro, lottare, progettare, fantasticare. Fortunatamente hai anche scoperto che delle volte la vita non ha calendari, carte d’identità e filtri. Fa di testa sua, sorprende, punisce, rallegra o intristisce secondo scalette fuori dal tuo controllo e allora la respiri e ci cammini dentro con qualche smania in meno.
Tutto si arrotola tutto si srotola. Vallo a comprendere, fino in fondo, il meccanismo. Altro che esperienza, altro che saggezza. Quella che accumuli è, se mai, una buona dose di ironia. Utilissima per darsi risposte argute o non darsene affatto e anche per dare un calmante alla mania delle domande. Che non addormenta l’intelletto e, anzi, fa i conti con una sensibilità alla quale sfugge niente ma che è consolatoria. L’ironia è l’unico passepartout della sopravvivenza, diciamolo. Diventa una compagna, allegra e affettuosa. Una pillola di benessere.

E poi ti accorgi che se hai conservato la dolcezza, se non sei scivolata nelle trappole acide della cattiva scontentezza che sprizza invidia da tutti i pori sei salva in barba a qualsiasi incontestabile quantità di candeline. Non sei più giovane, punto. Non potrai tornare indietro e, forse, invecchierai giorno dopo giorno con discreta rapidità. Te ne fai una ragione sentimentale per raccontarlo e parti alla ricerca di un po’ di indulgenza…Già, l’obiettivo che segue è perdonarsi mancanze, errori, occasioni tradite.
Sopra ogni cosa ricordare la lezione di Jep Gambardella: non puoi più perdere tempo a fare cose che non ti va di fare!

lunedì 23 settembre 2013

Io voglio che lui ritorni

Quando mi amava era tutto diverso. Io, ero diversa.
Lo aspettavo, lui arrivava e questo bastava. Anche se non mi sorrideva. Anche se sbatteva
forte la porta. Anche se era così nervoso che tacevo per non far rumore.
Adesso non ha senso la pazienza. E neanche la speranza.
Pure l’amore è una scatola vuota. Come la casa che non so più come abitare. Come i passi che non riesco più a camminare. Come la maledetta porta che non sbatte più.
A me della rabbia non importa. Io sento solo dolore. Insopportabile dolore.
Altro che tempo. In quarant’anni ne è passato di tempo. Non è servito.
Avete provato a tirarmi fuori l’orgoglio. Non ti amava, mi avete detto e ripetuto. Quasi dovesse bastarmi questo per seppellire il mio sentimento. Quasi fosse così umano salvarsi con la stizza o la rassegnazione.
Io voglio che lui ritorni.
Se raccogli una storia come questa più che le mani a tremarti è il cuore.
Roba che l’amore te lo senti dentro come un’esplosione. E infine in dolcezza, per tutta la vita. Finché morte non ci separi. Almeno da questa storia.
Anche se la signora Lia ce la mette tutta a convincermi che c’è un perverso meccanismo nelle dipendenze emotive, come le chiama lei quando decide di prendere le distanze dalla commozione. E il perverso meccanismo sta tutto nell’io, ero diversa. In sostanza si può non amare una persona ma una condizione affettiva.
D’accordo, per quanto scivoloso sia l’argomento, la Lia ha ragioni inattaccabili. Ma che importa? Oggi me ne sto solo con lei, che dopo quarant’anni vuole ancora che torni. Nella categoria amore, non in quella dipendenze emotive.

Questione di romanticismo. Odio non credere agli amori eterni e assoluti.

lunedì 22 aprile 2013

Statistiche: donne e Basilicata


Per allentare le tensioni del periodo mi tuffo per qualche minuto in acque amene: le statistiche di questo blog.
Limitando l’attenzione al fronte tra realtà e racconto le vie e i numeri di accesso segnano con forza un paio di successi. Uno è la “letteratura” sulle donne, quella della sfera un po’ ironica, un po’ psicologica, un po’ sentimentale, talvolta quasi sociologica e culturale. L’altro è la Basilicata (che stava nel turismo narrativo, dimensione che adesso gestisco in altro blog).
Mentre il primo è un dato largamente prevedibile e perfettamente coerente agli andamenti dell’interesse di navigazione e riflessione (tra serio e faceto), il secondo conferma la bontà di un filone inaugurato per esplorare le reazioni al “viaggio emotivo”.
Ovviamente il primo mi diverte molto, il secondo mi regala soddisfazione e stimolo.
Sui post dedicati alla Basilicata, d’altra parte, c’era già il numero di e mail entusiaste ricevute a dare il segnale illuminante. Deliziose, se mai, si rivelano le “piste”.
Si conferma in cima alla classifica Casa Coppola a Bernalda, tallonata da Pisticci con calanchi e tipica pacchiana, da Maratea con il Cristo Redentore e da Castelmezzano con il volo dell’Angelo. Ma sono più simpatiche le keywords che hanno portato qui per Montalbano Jonico, Tricarico, Grassano, Montescaglioso e Melfi. E sono veri “gioielli” di sensibilità culturale dei motori di ricerca quelle che hanno fatto trionfare il gatto di Scanzano Jonico, i fischi o l’uva spina di Lauria, il cesto di vimini di Pomarico, il giovane pastore di Miglionico.
Fossi su facebook clickerei MI PIACE su questa statistica. Di suoni e gesti, post miliare dell’incantesimo riconosciuto, è tutto lì, Basilicata coast to coast è in scena davvero.

martedì 16 aprile 2013

Primo MANIFESTO PER DONNE FIGHE


Care amiche, non siete troppo grasse, troppo magre, troppo basse, troppo alte. Non avete il seno troppo voluminoso, troppo piccolo, troppo floscio. Non vi fanno difetto la caviglia troppo grossa o le braccia troppo muscolose.
Siete semplicemente troppo preoccupate. Preoccupate di fare brutta figura con la vita. Tanto preoccupate da perdere di vista la legge d’oro del tempo. Ogni minuto schiacciato sotto l’ansia o impigliato nel disagio è sottratto a possibilità migliori. In fondo lo sapete, non siete troppo sciocche.
Peraltro è inutile che vi racconti quanto vi capisco. E in verità temo pure di dover sorvolare sulla storia della saggezza che viene con gli anni, fareste spallucce. Allora posso solo scrivere un promemoria: non dimenticate la legge d’oro del tempo.
Questo è il primo MANIFESTO PER DONNE FIGHE. Per utilità, o per diletto, potranno seguirne altri. Leggere le istruzioni è consigliabile, seguirle è rigorosamente facoltativo. Anche perché, è bene chiarirlo, in materia sono un disastro. Confesso che assumerò la medicina con voi, cavie alla pari.
FIGHE non si nasce, si diventa. Questione di spirito. Se non è innato bisogna lavorarci su ma i risultati sono quasi assicurati. Occorre presentarsi già alla sfida del mattino allo specchio con occhio da figa e bocca aperta in esclamazione di gioia, stupore, ammirazione. Se ciccia, spigoli, occhiaie o capelli crespi remano contro bisogna fare esercizio di risata, insomma sbrodolarsi addosso il suono argentino della disarmante simpatia. Se ancora non dovesse bastare a fugare ogni dubbio sull’appeal da figa è necessario osare, infilarsi nell’abito che piace oltre ogni ragione e giocare con qualche trucco senza maquillage ovvero scoprire audacemente le virtù caratteriali più lodate. Per qualcuna sarà il romanticismo, per altre il piglio carismatico, per altre ancora la prestanza atletica. E via, in strada, a far svolazzare le grazie.
D’accordo, non sono riuscita a convincervi. Considerando che non vi inviterei mai, amiche mie, a considerarvi fighe “per paragone” cioè consolandovi della bruttezza altrui (la mia o di chiunque), vi propongo allora un cammino più sano e divertente: l’affermazione della diversità,  anzi del vostro tratto esclusivo, no meglio della coscienza esaltante.
Non è una roba tipo “tirarsela”, naturalmente, che quella è posa di chi nasce boriosa e a
noi proprio non calza. E’ un profilo nobile e sereno di consapevolezza briosa di sé. Non prendetela per rassegnazione, per carità. Se mai visione positiva, dignità gioconda. Solo perché siete così imperfette ai vostri occhi siete riconoscibili a quelli del mondo.
Ho capito, è ottimismo non contagioso. Devo escogitare percorsi più allettanti per persuadervi a calarvi nei panni delle fighe. Bene, chiudete gli occhi e immaginatevi esattamente come vorreste essere, più grasse, più magre, più basse, più alte, poi sparatevi una serie di domande e state in ascolto delle risposte.
Se con la bellezza delle vostre fantasie la vostra anima rimarrebbe identica siete indiscutibilmente FIGHE. Se con quella invece ingarbugliereste la legge d’oro del tempo con odiosi preziosismi siete assolutamente pregate di riaprire gli occhi al volo e, fighe o non fighe, a tirare avanti per risparmiare all’umanità un altro orpello insopportabile.
Insomma in entrambi i casi vi sarete convinte a far pace con le vostre smanie. E a quel punto, per magia, scegliereste di giocare a incoronarvi fighe per riappropriarvi in un balzo del pieno rispetto della legge d’oro del tempo.
Avverto che siete ancora decisamente scettiche, state per bollare queste righe come assurde, vane, stupide o giù di lì. Però io, vi sia ben chiaro, non getto la spugna. Prima o poi ce la faremo, lo prometto: tutte libere e fighe, dentro e…per riflesso incontenibile, anche fuori.
Medito il prossimo MANIFESTO.

sabato 10 novembre 2012

Signora, si sposti più in là!


Il gorgheggio sincopato. Il volo convulso tra argomenti. Lo sguardo volubile che vaga ovunque. La destrutturazione totale tra posa, parole, fatti. L’assenza assoluta della modalità ascolto. E l’eccitazione, abnorme ma rigorosamente negata.
Signora…si rilassi! O, almeno, si sposti più in là. Qui inquieta, turba, logora!
Tipologia critica di donna in overdose di energia, sentimentalmente irrisolta.
Nel guazzabuglio degli ormoni che temono il tempo e delle tensioni umano-sociali delle donne con gli ormoni che temono il tempo, c’è un vortice di pulsioni nevrotiche, di desideri repressi che non si vorrebbero reprimere, di fretta che butta bucce di banana dappertutto, di cliché da manuale del buoncostume almeno da fingere di rispettare, di smanie carnali goffamente occultate sotto guizzi di ingenua euforia, di sogni romantici a tinte fuori arcobaleno.
Quasi ti disponi a comprendere tutto, sono umane criticità della vita.
E tolleri l’impazienza, la confusione, il capriccio, la frenesia. L’ultimo vigore fisico lucidato, caricato e sparato all’impazzata. Pure l’assalto stridulo perenne al timpano. E, con generoso affetto, sopporti anche di essere sempre voce che parla nel vuoto della sua distrazione totale.
Ma è quel bon ton delle apparenze che proprio manda i nervi in tilt. Quel modo affettato che talvolta infila nel suo contesto assurdo credendo di infinocchiarti, fingendosi perfettamente calata nella realtà e presente agli altri in testa e spirito, destreggiandosi  in scialbe performances da quieta anima in equilibrio perfetto, è decisamente urticante!
Vorresti urlare. Per intimarle di risparmiarsi quella pantomima sulla sua compostezza e sulla sua partecipazione cosciente al civile consesso almeno per non abusare della abbondante tolleranza di cui appunto gode.
Non lo fai. Non lo fai illudendoti che le sue pile prima o poi cedano. Non lo fai per una sorta di debito verso che la vita che non ha ridotto te a una caricatura grottesca. Non lo fai perché pure tu sei fottuta da quella forma di buona creanza che avvolge tutto nella patina di una fantomatica comprensione. Fai spallucce e speri che domani trovi pace.
E se domani torna più sfasata e pimpante che mai?

martedì 23 ottobre 2012

Solo scarpe rosse


Un vezzo. O, come lo chiami tu, la nota a contrasto. Se piovono tante parole su un silenzio, il silenzio è già passato, memoria, parentesi chiusa. Una parola invece, una sola, lo rompe e poi gli resta accanto. Sopravvivono, il silenzio e la parola. Entrambi sospesi tra due suoni, tra due dimensioni, tra due punti interrogativi.
Così le tue scarpe rosse. Una sola chiazza di colore nel nero rigoroso.
Allora spiccano entrambi, il rosso e il nero. Quella disputa tra elementi opposti diventa convivenza, alleanza.
E così confermi quel bisogno. Che un elemento ammetta l’altro. Che un tono non sovrasti l’altro. Che la disciplina delle forme non indulga mai a dimenticare il tocco difforme che può svelare armonia. Che le scelte abbiano un senso di equilibrio che non soffochi lo spirito.
Non hai voluto lasciarla al momento, quella nota. Non è mai beige o verde. Non spezza mai il blu o il bianco. E non ci sono inversioni. Il nero e una chiazza rossa, sempre. Perché  anche il capriccio deve avere una disciplina. Ritmo e conciliazione.
Tu vuoi che tutto ti ricordi che c’è posto per ogni cosa se ogni cosa lascia posto alle altre. E in questo delicato lavoro di cesello sui tuoi passi di vita e nella vita le tue scarpe rosse sono un largo sorriso di promessa e di fervore.
A me piace quella disputa perenne che diventa alleanza. Che forza.

lunedì 13 agosto 2012

DONNE che ammiccano...


Ecco un’altra tappa del ciclo DONNE.
Signori, lasciatevi accarezzare ma non fatevi ingannare dall’ammiccamento!
E’ pura arte femminile. Non è affatto scontato, come siete portati a credere o a sperare, che le donne che praticano generosamente l’ammiccamento siano proprio interessate a voi…
Le DONNE che ammiccano spesso sono mosse unicamente dall’irrefrenabile desiderio di stuzzicarvi, di tenervi in pugno, di vedervi sbavare dietro i loro passi e il loro profumo. Cercano complimenti, vogliono sedurre, hanno bisogno di leggere nel vostro sguardo incanto, brama, eccitazione. Per le DONNE che ammiccano è un godimento intuire che fremete, agognate, ammirate. Sarebbero capaci poi, qualora coglieste nell’ammiccamento un invito alla fusione, di mostrarsi indignate e sprezzanti dinanzi ai vostri approcci.
Direbbero che avete equivocato, che siete i soliti uomini incapaci di concepire un’amicizia con il gentil sesso, che siete grossolani cacciatori di piacere.
Signori già una donna può trovare odioso ammettere di aver dovuto esercitare languide advances al maschio prediletto per essere poi debitamente corteggiata e amata, figuriamoci se una DONNA che ammicca indulgerebbe mai ad “assumersi la responsabilità” di tutte le moine dispensate a destra e a manca solo per accendere spiriti e corpi! Suvvia…
Alla DONNA che ammicca urge trovare perenni conferme del proprio fascino, suscitare sospiri, provocare brividi. E, devo dirvelo, non disdegna che concepiate su di lei pressanti e febbrili pensieri erotici. Anzi. Ma qualora proprio dovesse balenarvi l’idea di esprimerli a voce alta abbiate la malizia di formulare tutta la vostra piccante fregola come un sogno che ritenete fermamente irrealizzabile. Capito?!?
La DONNA che ammicca deve sentirsi una fortezza inespugnabile, una principessa intoccabile, un obiettivo che escludete di meritare…
Signori dovete rendere palpabile lo strazio per contenere le vostre smanie, ecco. Chissà, forse così, qualche DONNA che ammicca potrebbe risolversi a concedervi le sue grazie!
Qualora invece voleste infilarvi in un’atmosfera più audace e scatenare su di voi l’ira predatoria della femmina strega, in un gioco forte ad alta tensione emotiva e sessuale, dovreste usare ben altra tattica, gentili signori.
Ovvero armarvi di britannico self control e rispondere continuamente all’ammiccamento con goliardica complicità. Occhiolino su occhiolino, sorriso su sorriso, battuta su battuta. “Come un amico”.
Accidenti che affronto! A quel punto la DONNA che ammicca vedrebbe messo in discussione il suo charme e affilerebbe le unghie per farvi “amaramente” pagare l’ardire di averla trattata al pari di un uomo. Sarà lei a mettere in atto il piano per farvi cadere tra le sue braccia…
(Non vi è intento di metodica continuità pertanto i post del ciclo DONNE potranno ben alternarsi nel blog con pezzi di altro genere e tema ma basterà scorrere, spulciare, clickare qua e là per trovare via via tutte le puntate.)

domenica 26 febbraio 2012

DONNE a orgasmo multiplo

Il ciclo DONNE continua con le DONNE a orgasmo multiplo.
Per cortesia tenete a freno il sussulto dei ricordi, dei desideri, del piacere.
Qui le donne a orgasmo multiplo non hanno peculiari pruriti sessuali. Sono donne à la page, voraci e capricciose, che inseguono l’estasi perenne della corsa.
Godono a ripetizione divorando novità, appuntamenti mondani, avventure esotiche, shopping. Concitate e incontentabili respirano freneticamente passioni lampo e pensieri frettolosi. I loro gusti sono evanescenti e rosicchiano emozioni in equilibrio precario tra veemenza e incostanza.
Saltellano da un party al vernissage di una mostra con disinvoltura invidiabile ma sono sempre sull’orlo di una crisi di noia. Addentano sempre, non assaporano mai. Orgasmi multipli fulminei che si afflosciano in un istante, insomma.
D’altra parte, fluttuanti e nevrotiche, non concedono autentico trasporto, niente e nessuno le rapisce davvero dalle distrazioni. Donne che stanno in superficie e hanno messo al bando la devozione a qualcosa o a qualcuno…
Sono le donne che ubbidiscono solo al divieto di sosta!
Abbracciano al volo le circostanze propizie alla loro dipendenza da euforia e adorano le acrobazie per comporre il puzzle delle loro giornate perché avvertono la libertà degli spazi vuoti come un incubo intollerabile.  Le donne a orgasmo multiplo non conservano rapporti con l’umanità forse perché non sono neanche in relazione con la propria interiorità. Per paura, per disarmonia, per insicurezza. Chissà.
C’è sempre un vento vertiginoso che le porta altrove, un’altra ebbrezza da non perdere…
Eppure mostrano una disciplina ferrea nella cura delle opportunità, delle combinazioni, delle prospettive. Quasi che, pur negandolo, inseguissero sempre un valido punto fermo per colmare tanta insoddisfazione.
Con istinto infallibile annusano le situazioni eccitanti e le tendenze in voga, amano esibirsi e cavalcare l’onda, trasudano maniacale attenzione per la loro bellezza. Più che fashion sono donne in giostra . Irruenti e appariscenti, nel luogo giusto al momento giusto.
Energia ad oltranza, tra boutique e presenzialismo nottambulo.
Si potrebbero dire donne viveur dei cui orgasmi, multipli, purtroppo non riesce ad esultare alcuno. Loro sfrecciano, nel palcoscenico gaudente dell’esistenza, sfuggendo all’abbraccio di chiunque voglia immortalare l’attimo!
Non è escluso, ecco, che consumino la loro vita in un rocambolesco falò di frantumi…Impetuosamente irrompono e altrettanto impetuosamente fuggono.
A me viene il sospetto che non siano ciniche d’acciaio ma, piuttosto, anime fragili e inquiete. Vi è da dire però che non muove simpatia quella loro certosina, sebbene apparentemente così incontrollabile e viscerale, ricerca di contesti rampanti…
Le donne a orgasmo multiplo, impenitenti festaiole, sono creature serene? E quanto piacciono?
(Non vi è intento di metodica continuità pertanto i post del ciclo DONNE potranno ben alternarsi nel blog con pezzi di altro genere e tema ma basterà scorrere, spulciare, clickare qua e là per trovare via via tutte le puntate.)

domenica 12 febbraio 2012

DONNE che non tacciono, mai

Bla bla bla
Il ciclo DONNE prosegue, con scelta ancora piuttosto felpata, con la figura delle logorroiche, nell’espressione più aderente allo spirito della figura cui si fa riferimento è ancor meglio identificarle come donne che non tacciano, mai.
Possono difettare in qualcosa o in quasi tutto ma non in favella!
Vi è da dire che a priori e in termini puramente teorici potremmo ammirare la virtù: oratoria e dialettica sono arti eccellenti e la comunicazione è, comunque, strumento di connessione e apertura. Ma, come ci consegna l’esperienza con queste donne, la parola che esce a fiotti è spesso scollegata ai presupposti, ovvero all’origine, al ragionamento, alla valutazione di valore.
Qui le donne chiacchierone sono quelle creature ciarliere a prescindere…A prescindere dall’occasione, dall’interlocutore, dall’argomento. E, ovviamente, senza alcun filtro di priorità o di adeguatezza.
Così temerarie e fatue da srotolare la lingua a briglia sciolta su una tragedia, un vestito, una questione politica, un panorama, una bibita, una persona con lo stesso tono, la stessa cinguettante ostinazione, l’identica posa da guerriere della parola. Irrefrenabili. Anche nella raffica di domande con la quale investono chiunque capiti loro a tiro. Specie quando non hanno alcun desiderio di ascoltare le risposte e innescano l’interrogativo solo per dar fiato alle trombe: in realtà chiedono conferme, tendono tranelli o sfoggiano qualche presunta conoscenza…
Non è detto siano pettegole, diciamo malignamente linguacciute, ma và da se che una dirompente curiosità e una stridula nota di petulanza combinate con la mancanza totale di dedizione alla delicatezza non possono essere esenti da scivoloni maliziosi e impiccioni.
Non hanno proprio freni, blaterano a ciclo continuo, sono consumate dalla passione del commento, non tengono in alcuna considerazione il buon senso del silenzio o la scelta del momento propizio. A dirla tutta solitamente non hanno neanche un ritmo umanamente tollerabile: esternano freneticamente, quasi in preda ad isteria, come a dar sfogo a un’urgenza incontenibile. La voce concitata che gestisce un discorso prolisso e infarcito di una quantità inafferrabile di deviazioni è un devastante attentato alla pazienza!
Forse dovremmo inchinarci alla loro energia e fantasia e, se vogliamo ritenerla arguzia, all’enciclopedica quantità di pretesti che giustificano il via alla ciancia. Complimentarci per l’intraprendenza e la sicurezza che non fa mai scorgere in loro la paura o il dubbio di essere invadenti o sgradevoli o noiosi. Magari pure ringraziarle per quando ci levano d’impaccio in atmosfere di mutismo imbarazzante o di timida tensione. Ma è difficile dimenticare che spesso più che favorire…impongono la socializzazione.
Impossibile sintonizzarsi con le donne che non tacciono mai.
E’ assai fitto il mistero sul meccanismo di relazione tra intelletto, bocca, realtà di queste signore, viene il sospetto che lavori in una dimensione inafferrabile…
Con qualche affetto è atto di umana clemenza considerare la solitudine e l’irrequietezza cause di questa debordante loquacità?! 

venerdì 10 febbraio 2012

DONNE affamate

Qui comincia il ciclo di avventurosi viaggi nell’universo femminile…Senza pretese di completezza e senza rigore scientifico, per carità, a me garba correre sul filo della realtà con il privilegio di narrare in libertà!
In un gioco che farà sorridere, pensare o arrabbiare, le donne, creature conosciute o sconosciute chissà, saranno freccia e bersaglio.
Una passerella di profili, tra prudenza e sagacia naturalmente…
Non vi è intento di metodica continuità pertanto i post del ciclo DONNE potranno ben alternarsi nel blog con pezzi di altro genere e tema ma basterà scorrere, spulciare, clickare qua e là per trovare via via tutte le puntate.
Il ciclo inizia con una rappresentazione facile e tranquilla, quella delle donne affamate.
Non fate subito balzi nella dimensione un po’ scabrosa un po’ ammiccante delle donzelle a caccia di soddisfazioni carnali. Non alludo ad appetiti sessuali ma alla fame vera, quella alimentare insomma!
Penso alle donne straziate dalle diete, perennemente schiave di bilancia e rinunce, vittime della linea riflessa nello specchio, ossessionate dal pericolo di qualsiasi etichetta o cartellino che superi la taglia 42.
Donne che mangiano con gli occhi piatti di spaghetti, bignè, tavolette di cioccolato, fette di salame, fumanti portate di polenta ma non ricordano più a quando risale l’ultima volta che hanno concesso al palato tanta delizia.
Donne che dopo aver ceduto a una spruzzata di panna sul caffè si puniscono con un giorno di digiuno.
Donne che adorano scoprirsi uno spigolo nuovo, gongolano per un buco in più a stringere la cintura, vanno in brodo di giuggiole se riescono ad infilarsi in un paio di fuseaux senza che qualche rotolino prepotente disegni ingombranti curve e morbidezze. Donne che accolgono con un brivido di eccitazione ogni riferimento alla loro magrezza.
Sono donne estremamente tenaci che, con eroica resistenza, superano brillantemente lo slalom quotidiano tra tentazioni e rigore.
E non andiamo a scomodare il malessere e il complicato tranello della psiche, i casi patologici li lasciamo, con delicatezza e rispetto, ai professionisti e alle cure adeguate. Rimaniamo proprio nello spazio, enorme, di donne che in cruda verità al limite arrivano al disturbo e alle alterazioni dopo…dopo aver prostrato fisico e anima con quella fissazione della “bellezza” in formato scheletro, ecco.
Potreste comunque pensare che non devono amarsi molto o brillare in sicurezza perché inseguono e vogliono mantenere a qualsiasi costo un modello che ritengono piaccia e incontri consensi. Combattono e soffrono per sentirsi più “presentabili e guardabili”, insomma, come se non fosse la loro personalità a renderle belle e apprezzabili…
Peraltro potreste ben credere che hanno semplicemente ceduto alla effimera velleità delle apparenze per un eccesso cerebrale di superficialità…
Entriamo in un campo minato, di psicologia, di schemi culturali, di orizzonti personali, di subdole campagne di mercato, di evanescenze sociali. Ovvero nell’ambito di indagini e valutazioni che lascio a ciascun lettore. Il ciclo DONNE racconta, traccia identikit, leva maschere, solleva veli e, al più, lancia stimoli di riflessione ma si tiene più o meno alla larga dalla presunzione del commento e della spazzolata!
Alla prossima puntata...!