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giovedì 31 luglio 2014

L'ora di sesso

L’ora di sesso, dice lui.
Pare l’ora d’aria dei carcerati, commenta la signora Lia.
Poi cala il silenzio. Che in fondo era un pensiero: lo segna sull’agenda come appuntamento da non perdere, pratica da sbrigare, piacere quotidiano?
Un lampo dopo compare lei, quella dell’ora di sesso con lui. Praticamente pronta, roba da orologio svizzero.
La ‘spiegazione’ è arrivata più tardi, in verità non richiesta ma ascoltata tra educazione, curiosità e stupore. L’incontro tra i due è un po’ clandestino, così dice lui, quindi ci sono luogo e orario da rispettare.
Un po’ è lingua corrente, quando tutti lo sanno ma nessuno deve saperlo è un po’. Sarebbe completamente clandestino solo se l’ora di sesso fosse goduta ma del tutto taciuta. Se lei non si presentasse con la faccia di chi sta sollecitando erotiche frenesie.
Però, chissà come è eccitante il sesso un po’ a timer, spara la Lia insinuando un po’ vagamente ironico.
Come una bomba a orologeria. Ti scoppia in testa e tra le mani, ribatte lui.
E questa volta davvero non so cosa avesse dentro il silenzio. Mute, la Lia e io. Era una battuta esplosiva, un rivoltante omaggio ai campi minati o una laconico rigurgito di squallore?

Il sesso non fa male. L’ora di sesso un po’ clandestino invece nuoce gravemente alla brillantezza dello spirito. Credo io. E crede la Lia.

sabato 8 marzo 2014

8 marzo insieme

‘La vera rivoluzione sarebbe che le donne amassero le donne e si ricordassero di amare la vita. La vera rivoluzione sarebbe che gli uomini amassero gli uomini e si ricordassero di amare la vita. La vera rivoluzione sarebbe che le donne e gli uomini amassero le persone e si ricordassero quanti piccoli e grandi prodigi fanno insieme. Solo insieme’.
La signora Lia questa volta consegna un’insolita dolcezza.
Non che lei sia mai belligerante, cruda o irrimediabilmente scettica. Ma qui ci leggo un tocco proprio soave, seducente, persuasivo. E, se la conosco bene, credo intenda effettivamente servirsi delle sublimi maniere per esortare e convincere.
Mi ritrovo grezza. Io che di solito sono quella che arrotonda la sua saggezza schietta. Io che avrei scritto ‘la vera rivoluzione sarebbe ridere di una festa come se fosse la scena di un film, una cosa di fantasia, roba che nel mondo reale non ha posto e senso. La vera rivoluzione sarebbe chiedersi l’8 marzo che cosa? La vera rivoluzione sarebbe la pacifica libertà, il pacifico incontro, i pacifici destini. La vera rivoluzione sarebbe la festa della verità, della nudità, della dignità’.

Comunque la pensiate la signora Lia ed io auguriamo pace e abbracci, intelligenza e ironia, allegria e complicità alle donne e agli uomini. Soprattutto a quelle e a quelli che ne hanno più bisogno.

lunedì 23 settembre 2013

Io voglio che lui ritorni

Quando mi amava era tutto diverso. Io, ero diversa.
Lo aspettavo, lui arrivava e questo bastava. Anche se non mi sorrideva. Anche se sbatteva
forte la porta. Anche se era così nervoso che tacevo per non far rumore.
Adesso non ha senso la pazienza. E neanche la speranza.
Pure l’amore è una scatola vuota. Come la casa che non so più come abitare. Come i passi che non riesco più a camminare. Come la maledetta porta che non sbatte più.
A me della rabbia non importa. Io sento solo dolore. Insopportabile dolore.
Altro che tempo. In quarant’anni ne è passato di tempo. Non è servito.
Avete provato a tirarmi fuori l’orgoglio. Non ti amava, mi avete detto e ripetuto. Quasi dovesse bastarmi questo per seppellire il mio sentimento. Quasi fosse così umano salvarsi con la stizza o la rassegnazione.
Io voglio che lui ritorni.
Se raccogli una storia come questa più che le mani a tremarti è il cuore.
Roba che l’amore te lo senti dentro come un’esplosione. E infine in dolcezza, per tutta la vita. Finché morte non ci separi. Almeno da questa storia.
Anche se la signora Lia ce la mette tutta a convincermi che c’è un perverso meccanismo nelle dipendenze emotive, come le chiama lei quando decide di prendere le distanze dalla commozione. E il perverso meccanismo sta tutto nell’io, ero diversa. In sostanza si può non amare una persona ma una condizione affettiva.
D’accordo, per quanto scivoloso sia l’argomento, la Lia ha ragioni inattaccabili. Ma che importa? Oggi me ne sto solo con lei, che dopo quarant’anni vuole ancora che torni. Nella categoria amore, non in quella dipendenze emotive.

Questione di romanticismo. Odio non credere agli amori eterni e assoluti.

giovedì 11 luglio 2013

La signora Lia e i presuntuosi

-Non sopporto i presuntuosi, quelli che si credono capaci in tutto.
La Lia altera difficilmente il tono di voce ma questa volta è troppo tirata per mantenere il timbro quieto.
-Ti capisco, è una faticaccia tollerarli. E sono pericolosi, per se stessi e per gli altri. Con la smania di competenze in tutto fanno guai. Però non essere così dura.
-Invochi dolcezza per gli arroganti?
-No, Lia. Ci sono gli altezzosi fanatici contro i quali puoi scagliarti allegramente. Poi però ci sono pure i combattenti, quelli che in buona fede ritengono che con buona volontà si possa fare proprio tutto. E’ vero, sono piuttosto immodesti e fastidiosi pure i secondi però magari sono giustificabili e digeribili…
-E come li giustifichi e li digerisci?
Quando la Lia mi punta addosso con decisione i suoi fanali mi disarma.
-Lia, dai, sono entusiasti, zelanti, ottimisti. O forse sono bisognosi di riscatto o cercano di farcela per soddisfazione personale. O, chissà, sono tipi che faticano a fidarsi e a delegare, preferiscono agire direttamente.
-Piantala, cara. Non riesci a convincere neanche te stessa. Uno che non rispetta il talento o le conoscenze altrui non può essere difeso. Chiuso.
La Lia è incontenibile. Mi chiude la bocca in un lampo e, in effetti, ha tutte le ragioni del mondo. Non so perché provo comunque a insistere: certo, Lia, ma te la senti di escludere che dietro tutta quella cocciutaggine ci sia semplicemente un limite umano?
-Il limite umano di quei figuri è la stupidità, accidenti. E allora?
-Insomma Lia sono sicuri di se perché non sono ricchissimi di spirito, pensano che bastino quattro ragionamenti e due maniche rimboccate per conquistare qualsiasi traguardo.
-Ma se provi tu, incompetente, a mettere il becco nell’unica materia in cui loro sanno davvero, ti sbranano. Ovvero riconoscono le proprie esperienze e conoscenze mentre quelle degli altri sono giochi da ragazzi.
-Lia, hai vinto, non posso oppormi oltre.

E’ così. E c’è solo da sperare che non facciano troppi disastri al prossimo.