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mercoledì 10 febbraio 2016

Una serata tra donne

Donne, mi dissocio. Dall’invito e dalla smania. Sprofonderei solo a sentirlo dirlo e, non potendo, mi dileguo.
Ecco, se invento una scusa o mi prende uno dei miei violenti attacchi di orticaria che giustifica la mia assenza, non è perché mi manca il coraggio di dirvi chiaramente che non condivido l’urgenza e la gioia di una serata tra donne, è solo perché non ho voglia, non ho più voglia di dedicare energie a motivare il rifiuto.
Innanzi tutto significa che non avete poi tutto questo piacere di stare con me…è semplice, altrimenti mai e poi mai arrivereste a propormi un simile ‘evento’. Secondariamente non ho la presunzione di poter in alcun modo influenzare il vostro pensiero e convincervi garbatamente ad optare per una sana serata come viene ovvero a presenze miste, casuali, bilanciate o sbilanciate.

Ecco, questo è più o meno tutto. Insomma penso a una vita di persone e di interessanti incroci di armonie senza m e senza f identificativi. D’altra parte le donne e gli uomini che mi piacciono sono dalla mia parte e non è pura combinazione, no no!

sabato 22 agosto 2015

Quando il sesso vien per nuocere

Capita che l’uomo non ceda all’ammiccamento di una damigella. Questione di gusto e caso. Che non è poi assoluto il principio per cui il maschio non si lasci scappare l’occasione sessuale. La lusinga può arrivare dalla donna che proprio non piace o nel momento sbagliato e lui dice no e rifiuta l’amplesso o, garbatamente, finge di non cogliere l’invito e svanisce nel nulla.
Ci sono donne che non ‘perdonano’ il no. Non lo accettano ‘culturalmente’, insomma sono abituate a essere quelle che decidono se e quando spassarsela sotto le lenzuola e, naturalmente, con chi. E’ un’offesa al loro fascino, alla loro femminilità, al loro potere persuasivo quindi meditano vendetta.
Ci sono donne più libere e intelligenti che fanno spallucce o piangono per i beati fatti loro e poi riprendono il corso della vita senza che l’audace maschio del gran diniego abbia più notizia di loro. Sono poche, pochissime, ma esistono.
Ci sono donne che siedono, in paziente, morbida, sorridente attesa. Sono quelle cui la natura ha trasmesso la fissazione che all’uomo gaudente e conquistatore sia dato di prendersi il tempo di guardare qua e là e levarsi altrove le voglie. Tanto prima o poi si avvede e si rammenta di quella tenera femmina generosa che lo aspetta e fa capolino nei pressi delle sue virtù. Non sono molte ma ci sono, fanno parte di quella parte di popolazione ancora avvezza allo schema dell’uomo istintivo e impudente e della donna chioccia e riflessiva.
Ci sono donne che smaniano, sbrodolano le più calde avances, continuano a farsi avanti e sotto, tirano fuori la mercanzia da gonne e decolletes pur di rapire uno sguardo, uno, del maschio che le ha voltato le spalle. Nel loro immaginario quell’uomo lì è quello che le donne le fa impazzire, di piacere. Mai e poi ci potrebbero rinunciare. Loro, pure loro, devono entrare nell’harem. Sono quelle che devono sentirsi almeno sul piano di tutte le altre donne del tizio in questione. E che diamine, cosa hanno di meno?
Ci sono donne che si trasformano in psicologhe della mutua. Se lui non ha voluto spassarsela con loro è perché ha paura di innamorarsi. Sono una spanna sopra le altre avvenenti fanciulle, loro. Il bel maschio con le altre pensa solo al godimento mordi e fuggi, nelle loro braccia invece finirebbe dritto nell’estasi eterna dunque fugge, fugge perché è immaturo, non è pronto, ha qualche trauma da superare, delle delusioni che ancora bruciano. O perché loro sono talmente al top da averne soggezione. La razza peggiore insomma. Si, sono le donne che credono fermamente di avere una marcia in più localizzata nel cervello.
Il nostro macho è ancora là. A spasso dove capita. Con in mano anche lui solo un pugno di mosche e gli anni che si accumulano sul groppone senza nulla da scrivere nel libro della vita, sia chiaro. Però senza tutto quel frullatore di pensieri e strategie. Perché questo resta, tra le due metà della mela. Una è in perenne elaborazione di teorie che stanno in piedi solo per le stampelle della cieca ostinazione al paraocchi, l’altra in costante assenza di turbamento da meditazioni fantasiose.

(su gentile input di un lui)

venerdì 20 febbraio 2015

Uomini, non dimenticate i pantaloni

Non ci sono più le donne di una volta. E’ vero dunque bisogna ve ne facciate una ragione.
Però, cortesemente, provate a scombinare il circolo vizioso. Può darsi che se non cedete alle gonne prima o poi la ruota riprenda a girare per il verso giusto, le donne ritrovino il gusto di non sconfessare la natura e voi quindi torniate ad essere uomini appagati.
Oddio tutto d’un fiato sembra complicato. La realtà invece potrebbe sorprenderci e scivolare via liscia. Proviamoci. Fate i maschi, su, in fondo dovrebbe riuscirvi alla grande. Infilate i pantaloni e siate quello che siete stati per un tempo che non si conta sulla dita. Senza prendere Wilma per i capelli, sia chiaro, ma con le redini in pugno. Secondo me pian pianino le donne tornerebbero a comprendere che non è affatto male…
Lo so, lo so, le cose dovrebbero funzionare in un altro modo. Spetterebbe alle gentili signore invertire la marcia. Sono loro le madri ovvero quelle che governano i caratteri e le direzioni, quelle dotate di forza e sensibilità oltre ogni misura del vostro metro, quelle capaci di dolcezza e disciplina mescolate per l’elisir della vita.
Ma se aspettate il risveglio femminile diventate vecchi, bianchi, sdentati e flaccidi senza avere più energie e attimi per godervi lo stato di grazia. Su, un colpo di reni e scattate in piedi, a testa alta.  

P.S. possibilmente evitate vita bassa, cavallo alle ginocchia, arrotolamenti alle caviglie. Anzi, assolutamente. Altrimenti la mission è impossible.