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sabato 4 giugno 2016

Non fate tutti i santi con Sara

Tutti smargiassi eh con chi non ha aiutato Sara?
Facciamo finta di non vedere la famiglia in difficoltà sul nostro pianerottolo, ignoriamo chi è mangiato dal male di vivere, non abbiamo mai tempo, forza e coraggio per i problemi altrui, scansiamo tutto quello che non ci casca proprio addosso.
Tiriamo fuori l’audacia e la solidarietà solo quando si tratta di additare chi ci ricorda esattamente quanto siamo miserabili.
Mi addolora terribilmente la morte di Sara come mi addolorano tutte le violenze. Ma mi addolorano anche il vuoto, l’egoismo, la falsità, la spacconeria. Siamo tutti vittime. Della paura, dell’individualismo, dell’aridità, della ferocia.

Spesso possiamo pure giustificarci…siamo umani. E’ vero ma dovremmo esserlo anche per tacere, con rispetto, dispiacere, sincerità. 

venerdì 15 gennaio 2016

Si salvi chi può

Sono arcistufa di scellerata inumanità.
La paghiamo cara tutti, questa è la sciagura più grossa. Insomma non si può sopportare e tacere. Rischiamo di diventare una società contro. Abbiamo sempre qualcuno nel mirino e più che a crescere culturalmente badiamo a difendere la nostra stupidità.
Sui gay, sulle unioni civili, sulle adozioni, si sente l’irripetibile. Irripetibile perché scabroso, idiota, disinformato, incivile, raccapricciante, pericoloso, inutile, banale.
Ignorare peraltro non è colpevole fino a quando, almeno, non si accompagna  a criticare, insultare, condannare. Insomma, accidenti, parlare con cognizione di causa è il minimo che si può pretendere da chiunque per tutto. Francamente aggiungerei buon senso, sensibilità, lungimiranza, …perché gli esseri umani dovrebbero esserne dotati no?
Tutta questa paura della reale o presunta diversità, di colore, lingua, orientamento sessuale, pensiero e tutta questa fottuta ipocrisia arrogante con la quale si muovono i paladini del niente ci sta trascinando nel baratro morale.
Spalancate gli occhi sugli strenui sostenitori della ‘normalità’, dell’orticello, della famiglia del Mulino Bianco: lì facilmente troverete l’orrore dal quale scappare.

Si salvi chi può.

sabato 28 novembre 2015

Una vita su misura

Ci vorrebbe il sarto e neanche basterebbe. Saremmo capaci di trovarne uno di dubbie abilità e scarso zelo.
Siamo messi così. Egoisti o individualisti, ditelo un po’ come vi pare, fino alla più pericolosa e inspiegabile stupidità. Non esiste un mondo vivibile se non facciamo di onesta e buona volontà una ricchezza.
Mi irrita perfino l’idea che qualcuno mi bolli di ingenuità o banalità.
Almeno per tornaconto vogliamo renderci conto che infangare la vita non farà che farci vivere nel fango? Ecco, tutto qui. Insomma se proprio la sensibilità non è nel vostro dna fatene una questione pratica.
Non possiamo continuare a pensare che quello che avviene fuori dalla nostra porta di casa o dalla nostra zona di comfort o dal nostro spazio di interesse o piacere non ci spezzi prima o poi le gambe o ci cambi i connotati.
Non possiamo crederci superiori ad altri.
Non dobbiamo insultare la grandezza del creato.
E, francamente, neanche svilire l’umanità a un’accozzaglia di esseri mediocri cocciuti maligni feroci.
La vogliamo calda e fredda, a gusto personale. Senza un briciolo, e dico davvero un briciolo, di riflessione, apertura, lungimiranza, senso di giustizia. Tutto per una brama così ridicola e insensata da far accapponare la pelle.

Ma vaffanculo, verrebbe proprio spontaneo, all’imbecillità che ci ha reso gregge senza midollo e senza cuore.

venerdì 8 maggio 2015

Amori (in)differenti

A me l’omofobia fa un po’ paura un po’ tristezza.
Là dove albergano ignoranza, presunzione, pochezza e quanto altro anima l’omofobo c’è ragione di orrore e terrore. D’altra parte il ‘modello’ cui l’omofobo è inchiodato insieme all’incapacità di apertura, sensibilità e leggerezza la dice lunga sulla penosa povertà umana e culturale. Ecco, insomma, che non può che far capolino anche una certa pietà.
Già. L’omofobo ha bisogno di convenzioni, concetti unti e bisunti, certezze sciocche e distinzioni. Sostanzialmente è un debole, un omologato, un conformista. Se mai si tratta di capire a cosa, è omologato e conforme. Ma non ci vuole molto, appunto. Non serve neanche scomodare fattori religiosi, bastano quelli sociali. Nella deriva della schiavitù mentale quello che non sa pensare e vivere liberamente nega la libertà altrui. Lo fa per cattiveria, per una fantomatica aderenza alla natura che gli hanno inculcato essere quella da seguire, per sfuggire alla tentazione, per sentirsi un duro con le carte in regola?
Chissà. Probabilmente sono tanti gli elementi malamente mescolati per produrre un machismo tanto bieco o una femminilità così spocchiosa e frivola. E comunque, ribadisco, c’è sotto un grosso problema. Chiamatelo come volete, disagio, rigidità, grettezza, resta un potente turbamento emotivo.
Riconoscono differenti gli amori omosessuali e le differenze, infatti, sono quelle che si valutano mettendo una cosa al confronto di un’altra. Ecco, è tutto qui. Non reggono il confronto con i loro termini di paragone.
Che, a dirla tutta, sono assai spesso purtroppo, quelli indifferenti. Non in senso buono, ovvero d’istinto, rivolti a chiunque, a prescindere dal sesso. In senso disastrosamente negativo. Lo sappiamo tutti che l’indifferenza regna sovrana negli amori incanalati, costretti al binario, tenuti in piedi con le stampelle, ciecamente votati come unici.
Chi si ostina disperatamente a smentire è disposto a tutto. Anche a soffrire in silenzio e a rimpiangere. Oppure a fingere e a tradire.

In definitiva mi mancherebbe davvero il coraggio, di prendere a legnate gli omofobi. Sono intellettualmente e spiritualmente infelici. Peggior condanna non c’è.

venerdì 17 aprile 2015

Caro Diego Dalla Palma: la bellezza della ‘povertà’…

Diego Dalla Palma, ho letto quello che hai scritto sulla tua pagina facebook, la tua non quella di Diego Dalla Palma make up…
Di fronte all’ottusità di chi continua a vivere di sfarzi, di giornate effimere, di superficialità, di retorica e di egoismi si consuma il dramma di gente disperata, di bambini rapiti, massacrati e privati dei sogni. Così hai deciso di vendere i tuoi immobili, di vivere più modestamente con parte del ricavato e destinare l’altra a strutture o iniziative che aiutino orfani, giovani madri, vecchi in condizioni di bisogno, malati e profughi. Lanci l’appello affinché legali, commercialisti e associazioni ti supportino nell’intento.
Più che apprezzare capisco la volontà. In realtà non ho mai davvero compreso cosa se ne facciano i ricchi della ricchezza, i belli della bellezza, i fortunati della fortuna, se non trovano un po’ di equilibrio nell’armonia con il resto del mondo. Certo non è dato a pochi di sollevare le sorti dell’umanità intera ma sappiamo tutti, bene, che ci sono esistenze di sfrenato benessere che tengono le distanze da sacche enormi di sofferenza e indigenza e questo fa rabbrividire di orrore.
Il vero make up dovremmo farlo all’anima. Proprio così. Non so cosa ne penseranno le tue clienti e le estimatrici dei tanti prodotti, metodi, consigli estetici. Francamente me ne infischierei se non fosse che, forse, qualcuno già insinua che un buon proposito celi una qualche forma di promozione.
Potresti essere poco o troppo credibile, questo è il punto.
Esserlo poco tutto sommato potrebbe anche non nuocere ad alcuno e non nuocere te, se vai avanti con determinazione sulla tua strada. Esserlo troppo è più indigesto. Già. Fare atti di bella e, mi piacerebbe dire, naturale umanità sulla base di certe tue riflessioni si concilia con il culto dell’immagine?
Sai, a ridare valore alla vita, ai sentimenti, alla giustizia, allo spirito invece che al corpo, si finisce per dare un deciso colpo di spugna ai rossetti, agli smalti e agli ombretti.
Ma no, non è una battaglia fanatica. E’ un istinto. Semplice e liberatorio. Quanto più ci riconciliamo con il senso del nostro breve viaggio sulla terra tanto più ci disfiamo di ciò che è inutile e ingombrante. Quando impariamo a gioire d’altro non perdiamo un solo secondo a rimirarci allo specchio, caro Diego Dalla Palma. Ci prendiamo cura di noi in tutt’altra maniera, davvero.
E allora chissà. Chissà cosa succederà. A tutti quelli che seguono la tua pagina fb, a quelli cui la notizia rimbalzerà per altre vie, a quelli che ti identificano come ‘il profeta del make up made in Italy’, a quelli che acquistano i tuoi fantastici prodotti per capelli, viso, corpo.
Magari hai già messo in conto tutto. Tipo impennata o crollo di interesse, per esempio. Oppure come me stai a guardare, con curiosità, apprensione o speranza. Il tempo darà risposte, credo.

Intanto non posso che augurarmi un felice esito del tuo progetto. Di vita e di aiuto al prossimo. 

sabato 28 marzo 2015

Il valore della vergogna

La parola ‘valori’ è in disuso. Concettualmente legata al tempo, al luogo e alla loro cultura è diventato da trogloditi il riferimento ai valori. Quelli umani, intendo. Che invece delle cose andiamo in brodo di giuggiole, se ‘valgono’.
I valori umani sono terreno minato. Pare che il mondo sia diviso in fazzoletti di terra ciascuno portatore di un costume, di un ‘sentire’ e di un substrato diversi. Con la globalizzazione, termine invece in gran voga, è tutto doverosamente miscelato quindi guai ad avere cuore per un certo bagaglio o per un altro. Accidenti ma chi è stato quel farabutto che ci ha inculcato questa falsa modernità?
Cioè…la meravigliosa apertura, lo straordinario incontro, la fantastica fusione invece di arricchire dovrebbero impoverire? Che ignobile menzogna, che miserabile spirito, che indecoroso pensiero. Invece di un girotondo colorato che somma e amplifica i valori dovremmo fare un falò delle diversità e delle originalità? A me scappa un urlo di rabbia, disperazione, disprezzo. Accomodarsi su questa tristezza è un’autocondanna. No, grazie. Almeno fino a prova di colpevolezza sono innocente. E voglio provarci. A sostenere la libertà, quella vera. Che, innanzi tutto, è coraggio di credere, amare, ascoltare, dare amicizia, crescere, sperare, sognare, realizzare. Poi molto altro ancora, naturalmente.
Come guardare, ad esempio, e imparare. Sempre. Anche rispettare, ricordare, ridere, piangere. La libertà è coltivare il desiderio immenso di conoscere, camminare, accarezzare. Libertà è pure non avere stolto pudore dei sentimenti e delle idee. E non perdere mai, mai, il piacere di scambiare, confrontare, cercare armonie. Vuol dire riconoscere qualcosa in tutto e in tutti. Senza paura, senza arroganza, senza stupidità.
Allora se siamo diventati vili, orgogliosi, sciocchi, ciechi, scialbi dobbiamo ritrovare almeno un valore universale: quello della vergogna. Verso noi stessi e verso la vita. Smetterla di fare i progrediti con l’arretratezza mentale che ci morde il fianco. Smetterla di mettersi sopra o sotto. Smetterla di fingere. Smetterla di inseguire quello che non c’è e di perdere quello che c’è.
La libertà è essere audaci. Già. Ci vuole la sensibile audacia dell’intelligenza per avere le ali senza tarpare quelle altrui, per porgere i propri valori e accoglierne altri, per respirare la bellezza dell’infinito. Persino per pronunciare la parola ‘valori’ o per scriverla. Che vengono a farti le pulci quelli che ti accusano di voler stare in un recinto ormai vecchio e quelli che ti prendono a modello per sbandierare difese assurde di chissà quale gloria.
Non è cosa turpe, macché. Valori, valori, valori. Gialli, bianchi, neri, di
qualsiasi forma, di ogni profumo, di tutti i gusti. Basta che siano umani, pacifici e altrettanto disponibili bisognerebbe aggiungere. D’accordo, lo aggiungo. Però non contestatemi ‘umani’. Eh si, temo che alla fine si scopra che pure la parola ‘umani’ sia in disuso in ragione di qualche altra diabolica manfrina sulle valutazioni del significato profondo.

Praticamente siamo la peggior specie di bestia. Bestia andrebbe benone, è sulla peggior specie che potremmo lavorare…Forse.