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sabato 28 novembre 2015

Una vita su misura

Ci vorrebbe il sarto e neanche basterebbe. Saremmo capaci di trovarne uno di dubbie abilità e scarso zelo.
Siamo messi così. Egoisti o individualisti, ditelo un po’ come vi pare, fino alla più pericolosa e inspiegabile stupidità. Non esiste un mondo vivibile se non facciamo di onesta e buona volontà una ricchezza.
Mi irrita perfino l’idea che qualcuno mi bolli di ingenuità o banalità.
Almeno per tornaconto vogliamo renderci conto che infangare la vita non farà che farci vivere nel fango? Ecco, tutto qui. Insomma se proprio la sensibilità non è nel vostro dna fatene una questione pratica.
Non possiamo continuare a pensare che quello che avviene fuori dalla nostra porta di casa o dalla nostra zona di comfort o dal nostro spazio di interesse o piacere non ci spezzi prima o poi le gambe o ci cambi i connotati.
Non possiamo crederci superiori ad altri.
Non dobbiamo insultare la grandezza del creato.
E, francamente, neanche svilire l’umanità a un’accozzaglia di esseri mediocri cocciuti maligni feroci.
La vogliamo calda e fredda, a gusto personale. Senza un briciolo, e dico davvero un briciolo, di riflessione, apertura, lungimiranza, senso di giustizia. Tutto per una brama così ridicola e insensata da far accapponare la pelle.

Ma vaffanculo, verrebbe proprio spontaneo, all’imbecillità che ci ha reso gregge senza midollo e senza cuore.

martedì 19 novembre 2013

Il ritardatario

C’è un ritardatario inclemente con il ritardo altrui.
E’ un tizio dall’orgoglio troppo arzillo per il quale la tranquillità è una sorta di diritto inviolabile. Se ne sta arcigno sulla sua pigrizia aspettando il rispetto di tutti.
E’ rassegnato ai suoi indugi e alle sue grettezze, a tratti par quasi ne vada addirittura fiero.  Ma guai se qualcuno osa indugi o grettezze con lui. Lì sfodera una ferocia da lupo affamato.
E’ riottoso a qualsiasi evoluzione altrui o, meglio, la giudica con disprezzo se non arreca a lui, magnanimamente, beneficio. Anzi, talvolta fa di più. La rifiuta categoricamente ma, straziandosi di invidia, cerca di farla a brandelli. Usa l’accetta. Invoca la morale, la giustizia divina e chissà quali altre sacre o profane ragioni per inficiarne la bellezza o la bontà.
E’ una faccia imbronciata, con gli occhi critici zeppi di rancore. Parco di sorrisi e per lo più pure di parole che vadano oltre i suoni del lamento. Vuole attenzioni, lui. Ma non ha delicatezza sufficiente per elargirne, mai. Sta impettito a braccia conserte e rimugina con rabbia sull’interesse che non riesce a suscitare. D’altra parte non è interessato a quello che potrebbe fare da solo e, tanto meno, curioso di sapere e capire cosa fanno gli altri per rendersi interessanti o quali siano le cose davvero interessanti da scoprire.

E’ un uomo inclemente con la vita stessa, ecco tutto. Che trova comodo, talvolta assai, giudicare inclemente la vita così da potersi disperare un po’, farsi compatire o avere almeno un posto nella storia, quello della desolazione.

sabato 2 marzo 2013

Simone Montella: Istruzioni per l’odio


Istruzioni per l’odio del “collega blogger” Simone Montella è un libro da maneggiare con cura. E’ come una bomba, a ogni pagina può esploderti tra le mani. Fa anche ridere e questa è l’esca ovviamente più geniale perché ti fa abboccare all’amo della leggerezza e poi ti trascina nel vortice tumultuoso dello scoppiettante giro di asprezze.
Un libro sociale o psicosociale, direi. Un urlo, di consapevolezza e orgoglio. Come un risveglio, di quelli che arrivano con un indescrivibile frastuono nel bel mezzo del letargo. D’altra parte lo scenario del nostro ultimo ventennio era proprio una sorta di vita latente sotto le macerie culturali e umane. E spesso anche chi capiva e schifava tutto finiva per camminare, sonnambulo, accanto agli altri, nelle stesse vie e con lo stesso passo. Impotente o, peggio, messo in riga.
Il berlusconismo e l’antiberlusconismo sono stati l’angoscioso tormentone di un tempo dilatato, strappato, svilito e di un sistema che, paradossalmente ma non troppo, li faceva convivere in una scellerata agonia. Simone Montella fa narrare un trentenne precario in piena crisi di identità personale e sociale, stritolato dai modelli e dalle paure, sull’altalena del perbenismo, delle derive radical chic, dell’intolleranza, del disagio emotivo, della condizione da sfigato. Ci trovi tutto, in Istruzioni per l’odio: gli extracomunitari, le fragilità del nord e del sud della nostra Italia, il G8, la Tobin tax, la tv deformante, la depressione più o meno collettiva. E qualcosa di più. Lo spirito di sopravvivenza, che può trasformarci in struzzi o in eroi, e la consapevolezza.
Ecco, la consapevolezza. Come coscienza e dignità, innanzi tutto. Ma anche come libertà e capacità di pensare e reagire, a difendere i sogni o, ancora meglio, la realtà.
Simone Montella adotta un linguaggio e uno stile travolgenti, quasi rumorosi e caotici. Perfetti per interpretare il marasma intellettuale e spirituale che narra sul filo dell’ironia e della denuncia. A misura di una o due generazioni in balia di una iattura colossale.
Forte e attualissimo, Istruzioni per l’odio. Un libro di sinistra? A me in verità pare un libro che condensa con serrata concatenazione di riflessioni e spunti sfogo, ricerca, voglia di riscatto.
E, lode a Montella, senso di responsabilità:
“Io sono dalla parte di tanti altri che non vedo ma che so, cioè immagino, che la pensano come me e che come me sono la parte migliore del Paese seduta davanti al televisore. Una parte che non va da nessuna parte perché attende che succeda qualcosa d’incredibile, un qualcosa che stravolga ogni cosa senza che però, da parte nostra, se ne sia fatta alcuna, di cosa….Siamo noi, è colpa nostra, sono pure io il colpevole di ogni singola ingiustizia perpetrata davanti ai miei occhi e lontano dalle mie mani.”
Questo è il punto di partenza per rialzare la testa!
L’unica chiave di lettura di un libro così, secondo me, è un sereno e lucido rispetto di noi stessi e del nostro Paese. Lo consiglierei a tutti ma se qualcuno ha ancora l’anima schiava e il cervello in lavatrice rischierebbe di bollarlo solo come l’ennesimo atto di accusa contro Berlusconi.
N.B. potremmo iniziare a scrivere Istruzioni per l'amore. Forse è arrivato il momento!

mercoledì 6 febbraio 2013

Ha ragione Berlusconi ???


Il nostro è ancora un Paese che vuole inganni, illusioni e polvere nascosta accuratamente sotto il tappeto? Vuole l’incanto del benessere economico e della libertà facile?
Francamente non oso credere nell’imbecillità collettiva. E, soprattutto, desidero ardentemente una verità più romantica, dignitosa e fiera. La realtà delle mani, della fatica, della passione civile e soprattutto dell’umano coraggio. Spero che la grave crisi faccia riemergere la condivisione, la generosità, l’impegno, la semplicità. Mi auguro trionfi la forza buona della disperazione, almeno. E, finalmente, il bisogno di pulizia.
Capisco bene che l’insidia stia proprio nella necessità, nella solitudine, nel tracollo. Ma è questo che dimostrerà che gente siamo, se staremo a guardarci affogare o se ci tenderemo l’un l’altro la mano, se tireremo la cinghia tutti insieme per ritrovare il benessere, quello autentico, della qualità della nostra esistenza o se ciascuno cercherà qualche scorciatoia o inseguirà qualche chimera convincendosi vanamente di mettersi in salvo alla faccia di chiunque altro.
Spero si possa scoprire il senso di popolo e Paese, il patriottismo sano. Che non è frontiera ottusa o campanilismo becero ma orgoglio positivo e attivo. Amore e rispetto, ecco. Le armi migliori per rimboccarsi le maniche e per vedere con occhi limpidi.
Il nostro è ancora un Paese che vuole parole, promesse e obiettivi da nababbi? Vuole ancora pensare che la ricetta della “felicità” sia lo sfacelo morale, culturale e sociale nella cieca allucinazione di una vita “allegra”?
Prima e meglio di rivoluzioni sanguinarie potremmo fare rivoluzioni di pensiero. Nei fatti quotidiani, nelle scelte di onestà e di responsabilità, nella solidarietà concreta, nella negazione di qualsiasi lusinga che ci inchiodi alla disfatta, nel risveglio spirituale, nella determinazione a pretendere una politica “giusta”.
Essere nella condizione di poter scagliare pietre non è essenziale solo per il credente. C’è una ragione importantissima per tutti. Non dobbiamo essere schiavi del ricatto, prede della manipolazione, complici dei carnefici.
Ci lagniamo dei politici. Ma quello che temo di più è la loro rappresentatività. Se ci tengono in scacco, se ci hanno messo nel sacco e continueranno a farlo vuol dire che forse ci conoscono e ci assomigliano più di quanto vogliamo ammettere. Se possono prenderci per il naso è perché sanno quali sono le nostre debolezze e le nostre ambizioni. Degenerati tra i degenerati, disse una volta la signora Lia.
Rischiamo ancora di scoprire che nel nostro Paese tutti vorrebbero avere e fare come hanno e fanno quelli con il potere?
Anche senza soldi in tasca è più che mai indispensabile uscire di casa, ascoltare la voce del vicino, sfogarsi con l’amico, incontrare persone in strada. Stare vicini, toccare la realtà, non cadere nel tranello della guerra tra poveri ovvero quella che fa sentire furbi quelli che si vendono a chi li usa senza scrupoli per raggranellare consensi.
Più di tutto quello che non potremo mai avere conta quello che siamo e riusciremo ad essere, in barba a un equivoco storico con il quale rischiamo lo strangolamento.
L’unica cosa che dovremmo riuscire a proteggere, sempre, è appunto la dignità di uomini e cittadini. Voglio difendere il sogno della serenità non i castelli in aria. L’affanno che strazia è quello del dolore e della sopravvivenza, non quello che ci hanno messo addosso per inseguire modelli “vincenti” di ricchezza, bellezza e popolarità.
Adesso con un pugno di mosche in mano questo Paese può rialzare il capo.
Bandendo smanie assurde, con il piacere del dovere, con lo sprezzo assoluto della falsità, del tradimento, dell’illegalità. E, permettetemelo,dell’immoralità. Insomma urge il valore della riprovazione. Se evadi il fisco, fai affari con la criminalità, sguazzi indebitamente nel privilegio di cariche milionarie, fai cattivo uso dei soldi o delle posizioni pubbliche non sei più capace e invidiabile, sei un essere immondo.