Pagine

Visualizzazione post con etichetta blog di irene spagnuolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta blog di irene spagnuolo. Mostra tutti i post

giovedì 12 gennaio 2017

I morti che vivono

Ce lo ripetiamo sempre, che i nostri cari non muoiono del tutto. Vivono in noi.
Ci sono assenze però alle quali non bastano i ricordi. Fanno un male crudele. Perché qualche morto non ha potuto vivere abbastanza o ci ha lasciato con l’amore e la forza a metà. Perché ti racconti che sono al tuo fianco ma non li vedi e non li senti.
Forse c’è molto egoismo, nell’idea che un affetto non debba farci piombare nella solitudine, se ne vada senza curarsi di come staremo e cosa faremo. E forse c’è molta fragilità, in quel terrore di parlare e non avere risposte.
La vita continua, come lo spettacolo. Ma vai a spiegarglielo, che deve sorridere anche con il cuore rotto.
E comunque non è naturale. No, non lo è. Che l’addio non ci scaraventi nel pianto. Possiamo continuare a camminare, lo so, ma quello strappo nessun sarto lo può rammendare. Vaffanculo, a te che credi che sia tutto facile, che ci sia sempre una spugna a cancellare le facce. Può darsi che a te riesca, dimenticare, ma in fondo neanche te lo auguro. Che anima brulla saresti senza un dolore nel petto?

Va bene, i morti un po’ vivono. Nei nostri sospiri. Quando li chiamiamo fanno finta di non sentirci perché se ne stanno in pace nel loro riposo al riparo dal mondo. Mettiamola così, almeno per sopravvivere.

mercoledì 21 dicembre 2016

L'acquisto emotivo

Io lo chiamo acquisto emotivo. Sarà capitato a molti, di comprare un biglietto per una partita di calcio, di darsi allo shopping, di entrare in libreria e prendere un libro al volo, di trangugiare due brioches una in fila all’altra. Intendo di farlo così, per rispondere a una domanda che non tace, per colmare un vuoto, per occupare il tempo, per cercare un conforto.
E’ una cura fugace e blanda, lo abbiamo provato. E ci ritroviamo allo stadio senza voglia, con l’armadio zeppo di vestiti con il cartellino, un libro che prende polvere su una mensola, un etto in più a mò di ciambella intorno alla vita.
Allora ho provato a giocarci, con la compera di consolazione. A prendere davvero l’energia del calciatore, a indossare una maglia come talismano, a vestire i panni dell’eroina del libro, ad assorbire la dolcezza della brioche.
Era notte e lei, la luna, mi guardava. Tonda e grande come mai. Lei che c’è sempre e che abbraccia silenziosa per lenire i nostri pensieri al buio. Faceva così tanta luce che stentavo a crederci, fosse proprio notte. Ho chiuso gli occhi e le ho chiesto di regalarmi quella forza lì, quella di prendere emozioni da tutto senza acquistare un fragile surrogato di virtù.

Non so se il dono arriverà, però mi è parso sorridesse. Forse ha apprezzato la buona volontà, chissà. Quella di provarci, a credere che basti il sogno di farcela.
Ringrazio Sonia per la fotografia.

mercoledì 7 dicembre 2016

Incontrare la vita

Succede ai bambini. Che si mettono all’altezza dei piccioni e danno loro da mangiare senza affatto pensare che sporcano o portano malattie o invadono le piazze. Quelle sono cose che tristemente scoprono dopo. Quando diventano adulti e la vita la incontrano meno.
Succede ai bambini. Di ridere, piangere, giocare perché così è la vita, nel momento preciso in cui la toccano e con le emozioni che provano. Dopo crescono e tutto è diverso. Si ritraggono, quasi. Puntano il dito, tengono a bada l’istinto, si fanno furbi o aridi o ciechi. Sanno cose strabilianti ma quasi smettono di godere, dei piedi nudi, di una pozzanghera, delle creature intorno e di quello che è lì, a toccare loro il cuore.
Per fortuna che davanti a una fotografia che immortala la tenerezza della semplicità siamo ancora capaci, grandi e vecchi che diventiamo, di commuoverci o sorridere.

Foto di Sonyetta, che ovviamente ringrazio per l’ispirazione.