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giovedì 10 novembre 2016

Che vuoi che sia

Che vuoi che sia, il nuovo film di Edoardo Leo, punta il dritto nella nostra pancia social, quella dei selfie, di facebook, dei porno on line, della celebrità virtuale e della ‘dignità liquida’.
Lo fa con i toni di una commedia, brillante ma non troppo, che ci mette a nudo. Nel tempo della crisi, non solo economica, e delle strabilianti ma difficilmente gestibili vie di internet, i protagonisti – Edoardo Leo e Anna Foglietta – devono decidere se risolvere i loro problemi e potersi conquistare un figlio e un lavoro affidando la propria intimità a una web camera sparata sulle aspettative del popolo della rete.
Il crowdfunding tentato dall’ingegnere informatico Edoardo Leo per creare una piattaforma che metta in contatto utenti e professionisti e in grado di recensire il mondo delle imprese e dell'artigianato (lavoradvisor) fallisce miseramente, tutti sono molto più interessati al sesso e alle sue versioni disponibili su pc e smartphone. Il dilemma di Leo e Foglietta è tra rimanere fedeli a se stessi senza lasciarsi travolgere da quella dimensione impietosa e i 250.000 euro che garantirebbero loro una start up di vita.
Lo zio della Foglietta, magistralmente interpretato da Rocco Papaleo, è un po’ la quadratura del cerchio della trama. Papaleo incarna infatti una generazione estranea e restia a quel meccanismo di likes, followers e comunicazione virtuale ma al tempo stesso perfettamente calata nelle logiche del mondo e dell’esistenza stessa. Forse in bilico, sicuramente ironica, a tratti sentimentale a tratti disincantata. L’attore giusto al posto giusto, un Rocco Papaleo che fa ridere e riflettere.
Nel baraccone pure genitori di Leo e Foglietta, troppo probabili o improbabili, controversi come siamo tutti nella verità di un terzo millennio tanto avanti e tanto indietro, dove ‘in qualche modo si farà’ ha declinazioni scivolose per chi ha i piedi qui e ora. Meglio ieri, meglio oggi, chissà.
Intanto la coppia va in tilt. Almeno per un po’. Quanto basta per capire che l’amore non si cancella, fortunatamente, con un click come un account.
Ma non è ancora finita perché un cellulare si rompe e tutto, forse, può prendere un’altra piega.
Ci siamo dentro tutti, nella nuova società della rete. Lambiti o centrati in pieno da Che vuoi che sia.
<Tu cosa saresti disposto a fare per 250.000 euro?>. A questa domanda si sente chiamato a rispondere tutto il pubblico in platea.

Una nota sulla cifra: parliamo di 250.000 euro, non di milioni di euro. Non è un aspetto del tutto secondario e non credo sia una scelta casuale, anzi.

venerdì 26 settembre 2014

La Buca, un film di Daniele Ciprì

Uscito ieri, 25 settembre, nelle sale cinematografiche, La Buca di Daniele Ciprì, con Sergio Castellitto, Rocco Papaleo e Valeria Bruni Tedeschi, è un salto nel buon vecchio film. Il vintage più attuale che mai. La foto grottesca della realtà. Il coltello nella crisi sociale.
Perché quella de La Buca non è la storia dell’onesto e candido Armando (Rocco Papaleo) che sconta da innocente 27 anni di prigione, Oscar (Sergio Castellitto) misantropo avvocato azzeccagarbugli dei raggiri e delle cause fasulle che ne intravede la grande opportunità per un nuovo processo che lo risarcisca, Carmen (Valeria Bruni Tedeschi) la dolce barista che fa in qualche modo da trait d’union tra i due sottolineando tutte le umane debolezze della crisi morale e culturale che ci attanaglia e Internazionale, il peloso randagio che ‘sceglie’ Armando fuori dal carcere e ne diventa fido compagno.
E’ uno spaccato lucido e sferzante sulla giustizia (e sull’ingiustizia), sull’arte
della truffa, sulle scorciatoie della sopravvivenza, sulla corruzione, sulle deformazioni del nostro costume. Il nostro è il tempo dei furbi, dei forti, degli imbroglioni e dei cinici. I puri soccombono. Chi non ha santi in paradiso è destinato alla sconfitta, chi non è figlio di o amico di è nessuno, chi crede nella verità e nella lealtà è un ingenuo senza futuro.
I falsi invalidi, il cavillo legale, le scappatoie e le deroghe, le azioni da furfante quanto un sistema giudiziario fragile, deviato e insensibile sono al centro di una pellicola di grande cura e qualità, dove le scene e i dialoghi svelano con assoluta schiettezza un sistema di (dis)valori potente, profondo, lacerante.
Ciprì affonda il dito nella piaga con una narrazione senza fronzoli ma viva, ironica, fantastica. Con la buca a simboleggiare l’occasione, il tranello, la deriva, l’insidia. Sergio Castellitto a incarnare il vizio diffuso, la perfidia della tentazione e l’egoismo gelido. Rocco Papaleo a resistere strenuamente alla logica perversa dell’inganno. E Valeria Bruni Tedeschi a reggere il filo di questo divario, a tentare una sorta di impossibile congiunzione.
Il finale, giocoso quanto doloroso, ci sbatte in faccia tutta la tristezza possibile. E’ Rocco Papaleo a cedere, ad accettare la logica imperante, a scendere a patti con l’imbroglio. Con tutta la gioia di Sergio Castellitto. E la resa di Valeria Bruni Tedeschi ai due strampalati ‘amici’.
Ottima fotografia e ottima regia. Decisamente all’altezza dell’interpretazione l’intero cast. Anzi, la coppia Castellitto-Papaleo rimanda a grandi combinazioni del passato, apre a una formula di intesa molto peculiare, quasi di sintesi. Castellitto in chiave dinamica e a tratti comica, Papaleo in una dimensione surreale, intensa e sentimentale.
Degno di nota il ritmo musicale, merito forse di quel Pino Donaggio che si ispira a George Gershwin e di una recitazione che si lascia guidare dalle note. Un risultato poeticamente esplosivo. Che se qualche risata scappa è amara. Eppure mi piace leggerci un messaggio in bottiglia, un’esortazione. Forse addirittura il desiderio di uno spiraglio di luce, di un riscatto. Qualcosa che solo l’indignazione e un senso ritrovato della moralità potrà finalmente risvegliare.
Basta ‘filosofia del diritto’. Ci vuole una buona ‘filosofia di vita’. 
Un film intelligente, una regia raffinata, una grande prova di bravura per Papaleo e Castellitto, La Buca di Daniele Ciprì. Un film italiano di spessore, fuori genere.