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lunedì 21 luglio 2014

Dalle 'radici' in poi...

Rispettiamo e difendiamo le nostre ‘radici’, sono il nostro patrimonio.
Ogni uomo è figlio di mamma e papà, dove mamma e papà sono anche la terra e la sua cultura.
Sono d’accordo. Le nostre origini, il nostro bacino di riferimento, il nostro bagaglio sono essenziali al viaggio della vita. E, d’altra parte, sono anche ciò che spesso lo consente, il viaggio.
Ma… trovo che le radici siano molto importanti anche perché sono la cosa più difficile da ‘superare’. Già. Che non si tratta di tagliarle, perché un albero sradicato muore, ma di non rimanerci troppo vicino. Ecco perché esistono i rami, loro sono il movimento verso il cielo.
Dalla natura possiamo imparare anche questo. A tenere sempre cara la stazione di partenza senza perdere l’avventura del cammino e il piacere degli approdi. Non che sia facile una sintesi perfetta. Però è questa la saggia libertà dell’esistenza. Quella di crescere, incontrare, scoprire, amare. Quella di confrontarsi. Quella di non avere barriere. Quella di aggiungere significati, emozioni, risposte. Quella di non permettere alle radici di limitare lo sguardo.
I rami sono fatti per spingersi oltre, in su, intorno. E, naturalmente, per attraversare le stagioni. Anzi, pure per godere delle opportune potature nei giusti tempi. Il terreno, l’acqua, l’aria, le cure garantiscono buoni frutti, si sa.
Vale anche per gli uomini, veramente.

Per questo mi rattrista chi non ama le radici ma sono addirittura terrorizzata da chi vi rimane schiavo come se fossero catene. Per non dire poi di chi non conosce altro che l’orgoglio dell’appartenenza invece della dignità della vita e dell’universo.

sabato 19 aprile 2014

Paesi con le ali

Ci sono paesi che hanno le ali. Volano, liberi, nei cieli del mondo. Appartengono all’immaginario di tutti perché da tutti sono amati.
Non è questione di bellezza. E’ una vocazione culturale. Sta tutta nell’umana apertura, in quel dono prezioso della vista senza confini. Non raccontano quanto sono ospitali, lo sono e basta. Non celebrano le loro virtù, semplicemente le hanno. Non si rannicchiano sulla loro terra a difendersi e difenderla, la guardano e la offrono con il sorriso sulla bocca. Non si lagnano di quello che a loro manca, ne colmano se mai le carenze con il calore delle idee e il colore dell’entusiasmo. Non provano mai invidia per l’erba del vicino, al più ne seminano altrettanta per poterne godere e perché il vicino in visita si senta a casa. Non hanno paura di ciò che non conoscono, dei cambiamenti, delle novità che arrivano da lontano, sono anzi curiosi, appassionati, grati a ogni opportunità.
Ecco, amano davvero la vita e il viaggio. Non hanno altra geografia che quella dei sentimenti, dell’arte, del benessere. A loro non importa farsi largo, competere, rivendicare. Non hanno bisogno di un riscatto. Hanno le ali perché hanno autentico cuore. Non quello autoproclamato, quello provato nei fatti, nella quotidianità, nel respiro dei pensieri. I loro abitanti non sono quelli registrati all’anagrafe, stampati nell’albero genealogico di generazioni inchiodate amaramente alla zolla, sono gli uomini e le donne di ogni dove che hanno valori e talenti da esplorare, ammirare, mescolare.

Già, mescolare. I paesi che hanno le ali non sono superbamente orgogliosi del loro groviglio di strade, schiavi di qualche soffocante consuetudine, ciechi e sordi ai richiami di qualsiasi meraviglia che non porti il loro stemma. Desiderano fondersi in abbracci. Sanno ascoltare, crescere, ballare. Se intravedono un pregiudizio, se qualcosa si svela intellettualmente misera, se annusano uno sciocco moralismo sciolgono subito le briglie e saltano. Non vogliono morire in un recinto. Loro hanno le ali e il cielo non ha recinti.