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sabato 1 ottobre 2016

Grazie, Bernardo Caprotti

Ho scritto più volte, di Bernardo Caprotti. Non ho fatto in tempo però ad intervistarlo. Solo rimandata, quell’occasione, e invece il destino ha deciso diversamente. Mi spiace, mi spiace moltissimo. Avrei voluto conoscere l’uomo, Bernardo Caprotti. E avrei voluto leggere nelle sue risposte quello che forse non troverò più. Almeno qui, almeno ora.
Perché Bernardo Caprotti non è stato solo un grande imprenditore. Non può essere così. E’ un pezzo di quella Storia che non sappiamo più scrivere. Ce ne stiamo accorgendo porgendo l’addio a troppi Uomini dei quali fatichiamo perfino a raccogliere l’esempio e l’eredità.
Mi commuove, mi amareggia, mi spaventa, la dipartita di Bernardo Caprotti, come se fosse quella di una persona di famiglia. Questa, forse, era un po’ la sua idea: che l’Italia dovesse essere un po’ la nostra famiglia…

Grazie, Bernardo Caprotti. Non lo saprai e non servirà ma un briciolo di quello che sei stato lo porterò in memoria. Sempre.

giovedì 28 novembre 2013

Egregio Bernardo Caprotti,

Ha annunciato in questi giorni il pensionamento da Esselunga, la sua felice creatura: a 88 anni, dopo 66 di lavoro, godrà di un meritato riposo. A leggere la sua storia di imprenditore vengono i brividi, per lungimiranza, capacità e tenacia. Ancor più se considero che ai veleni della burocrazia e della pressione fiscale per la gestione di una grande azienda che vanta più di 20.000 dipendenti si sono aggiunti, da quel che ho letto sui giornali, quelli familiari. I soldi portano sempre parecchi dolori, purtroppo.
Non la conosco, mai la conoscerò e un po’ mi dispiace.
Mi sono fatta l’idea Lei sia uno di quegli imprenditori che considero appartenenti a una razza in via d’estinzione. Non me ne vogliano gli altri, ovviamente non mi riferisco ai tanti piccoli e medi che lottano con passione ogni giorno e che meriterebbero un encomio già solo per la resistenza. Penso a quelli grandi, inghiottiti dalla finanza più che seriamente impegnati nell’economia reale. Credo che Lei ne abbia fatto una questione di dignità, di buona ambizione, di sana intraprendenza e di profonda, convinta dedizione.
Deve aver guadagnato parecchio a giudicare dal fiorente fatturato, dalla continua espansione e dagli enormi lasciti (non solo a figli o collaboratori ma anche a sostegno di cause civili) e questa è la ricchezza della quale ritengo si possa essere fieri. Siamo tristemente abituati a un Paese e a una cultura che non ha nel costume il sacrificio, il merito, l’ingegno, la responsabilità. Chi serve la propria azienda per 66 anni può vantare qualche diritto al benessere, a parer mio. Mi piace scriverlo, mi piace dedicarle questa riflessione. Anche solo perché riaccende qualche luce di speranza nel buio che stiamo attraversando.
E’ vero, Lei è di un’altra generazione, quella che teneva ancora in testa una serie di principi e valori che sono andati via via evaporando in quelle successive. Ma può restare un esempio, magari anche nel piglio asciutto e risoluto, nella coerenza spesa con la fatica, nella forza di tenere alta la bandiera della sua missione. Si, fare impresa in Italia è come abbracciare una difficile missione.
Le auguro una vecchiaia serena, sig. Bernardo Caprotti. E mi auguro che il suo nome segni una possibilità, mostri sempre da che parte e come devono arrivare i quattrini, svegli un po’ di considerazione nell’importanza di tenere in vita l’economia, quella vera.
Complimenti, per Esselunga e per il suo vigore.

Cordialmente