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giovedì 8 dicembre 2016

Non c'è più religione

Seguo Luca Miniero e il cast del film e approdo al cinema nella serata di uscita di Non c’è più religione.
Il film, con il suo improbabile (o probabile) presepe del terzo millennio, nel paesino di Portobuio messo in subbuglio da tre ex amici che si riscoprono amici, da un Gesù Bambino da trovare a qualsiasi religione appartenga, da un circo farsesco di personaggi umani e animali, parte dal dato di un Paese -il nostro- che invecchia, che vede la natalità in decrescita costante, che vive il confronto con altre culture e altri credo portatori, tra l’altro, di bambini.
Per il presente vivente di Portobuio l’unico bambino disponibile ha un’età e una mole fisica decisamente incompatibili con la parte. Il sindaco (Bisio) pensa che la soluzione perfetta sia chiedere in prestito ai musulmani del paese un bambino adatto al ruolo. Le resistenze della suora (Finocchiaro) e degli abitanti del paese si sciolgono o si adattano all’esigenza. Così parte il ‘lavoro diplomatico’ di Bisio e Finocchiaro che si rivolgono al terzo amico di gioventù (Gassmann) convertitosi all’islam col matrimonio. Rocambolescamente e con una serie di compromessi e di gag comiche sembra davvero possa combinarsi un presepe destinato alla celebrità. Già, Bisio fa presto a intravederla come opportunità politica, tutti i media accenderanno i riflettori su quella realtà di riuscita integrazione. Gassmann ci intravede una sorta di riscatto su Bisio, per vicende sentimentali di anni prima con la Finocchiaro contesa tra i due. La suora Finocchiaro in fondo confida al suo Signore che il bacio giovanile con Bisio è ancora nel suo cuore e che la tonaca è solo arrivata ad alleviare la pena.
La storia in realtà ha altri sviluppi che arriveranno dall’incontro con il buddismo inaspettato della stessa figlia del sindaco, di stanza a Londra ma rientrata al paesello per svelare la sua gravidanza al padre (e non solo) e lieta di offrire la creatura al presepe.
Tra i tre ex amici, Bisio Gassmann Finocchiaro, vengono al pettine i nodi del passato con tanto di reciproche ripicche e scaramucce ma anche l’affetto e la stessa voglia di divertirsi e di non prendere troppo sul serio la fedeltà a una religione o all’altra.

Il finale, che non svelo, è una sorta di esilarante o commovente conciliazione di tutto e tutti che non deve passare dalla credibilità ma da una sorta di leggerezza auspicabile, quella stessa della vita che la figlia di Bisio darà alla luce. Ci intravedo in realtà un’altra possibile interpretazione ma forse è un passo avanti alle intenzioni di Luca Miniero e del film. Quello che è più evidente è invece che Non c’è più religione smaschera e mette il dito in qualche piaga in puro stile Miniero: con un’ironia scanzonata che non fa sconti ma neanche condanna troppo. Insomma una fotografia. Di come siamo e di quanto quell’ “è la vita”, che ricorre spesso nel film, ci porta a fare…

martedì 4 novembre 2014

Confusi e felici

Confusi e felici, un film di Massimiliano Bruno appena uscito nelle sale cinematografiche. Una bella commedia all’italiana, con un cast favoloso: Claudio Bisio, Marco Giallini, Anna Foglietta, Pietro Sermonti, Rocco Papaleo, Caterina Guzzanti, Paola Minaccioni, Gioele Dix.
Altro che arricciare il naso davanti alla comicità. Bisogna levarsi il cappello, perché la ‘leggerezza’ è il più grande veicolo di emozioni e riflessioni. Lì, come per gioco, tra le risate, una trama intrigante e scenette piacevoli, ci sono i sentimenti, i disagi, le speranze, i sogni.
E infatti Confusi e felici è un film godibilissimo che riesce a divertire e commuovere senza far leva su tragedie, pathos e dolore. Consegna la vita, la verità, l’ironia. Lui, Bisio, è uno psicanalista che a causa di una degenerazione rapida della vista si avvia alla cecità e incontra così la depressione. Loro, tutti gli altri Bruno incluso, sono i pazienti che si trasformano in amici e psicologi per stargli accanto.
La realtà è che il mammone, lo spacciatore, la ninfomane, la coppia in crisi sessuale, il cronista cornuto non vogliono perdere il loro punto di riferimento ma, nel viaggio insieme, riescono a dare moltissimo. Le nevrosi, le crisi, i problemi di tutti diventano un calderone di autentica condivisione, di naturalezza, di normale esistenza. Alla fine Bisio, diventato cieco, ritroverà la ‘vista’, quella dell’anima, proprio grazie a quei bizzarri compagni di avventura. E loro pure guariranno. Finalmente liberi, o liberati da quella felice combinazione di complicità, destino, buona volontà e affetto.
Bello, Confusi e felici. Fresco e brillante ma sapientemente profondo. Tanto da farci sognare tutti d’essere nell’allegra brigata di disperati e sbandati. Perché in quella varia umanità c’è il calore e la spontaneità che talvolta perdiamo, attorcigliati su noi stessi o emarginati dagli altri. Un film nel quale l’imbarazzo del ‘diverso’ è sostituto dalla risorsa delle diversità. Che piccola, grande meraviglia.
Bravo, Bruno. Che pare divertirsi sul set e a dirigere. Con un po’ di piglio e un po’ di genuino candore.
Senza effetti speciali eppure speciale. Confusi e felici, il buon cinema che non ha bisogno di kolossal e insegna a vedere. Vedere davvero.

Ottimi gli interpreti. Tutti.