Un
figlio dice al padre bisognoso: mi hai sempre deluso, arrangiati, io devo
pensare alla mia vita. Il padre soffre e tace. Sa di averlo deluso ma non
riesce a liberarsi di tutti gli errori che ha addosso e dell’orgoglio cocciuto
che li ha causati.
Il
tempo passa, il padre ha più bisogno, il figlio è più deluso. E la vita si fa
avanti. Esorta il figlio insinuandosi nei pensieri di ogni giorno: lascia da
parte il rancore e, soprattutto, l’arroganza. Se non è amore sarà pietà. Davvero
riesci a non aiutarlo?
Il
figlio fa il muso duro pure al suo cuore e non cede. Fino a quando saranno i
figli, un giorno, a bussare alla sua coscienza: papà come sta il nonno?
Non
lo so, risponde loro infastidito.
Stai
tranquillo papà, noi sappiamo che a te non capiterà.
Cosa?
Grida quasi il padre/figlio.
Di
avere dei figli che non sanno come stai, risponde uno.
Se
avrai bisogno, noi ci saremo, aggiunge l’altro.
Mi
sono meritato il loro affetto e il loro rispetto, pensa l’uomo bruciando subito
il soffio del rimorso.
I
figli sorridono: è il tema che dobbiamo scrivere per domani, papà. E vogliamo
prendere un buon voto. La maestra sarà felice della nostra bontà e della nostra
piccola saggezza. Si è tanto prodigata a insegnarci a non essere egoisti,
spietati, freddi, ostili. E a non disprezzare chi è in difficoltà. Sicuramente
anche il nonno sarebbe fiero di noi.
Racconto realtà liberamente ispirato dalla storia di Paolo, l'uomo figlio e padre, oggi "ravveduto" e felice. Scritto per suo espresso desiderio.
