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lunedì 9 settembre 2013

Nessun luogo è lontano

Se a qualcuno sfugge la citazione che corra subito a colmare la lacuna: il Maestro, Richard Bach, è una lezione vivente che nessuno dovrebbe permettersi di perdere!
Io adoro il volo di Bach, quello vero e quello metaforico. La vita è tutta lì, nell’essenza di un viaggio senza inizio e fine, di un’avventura senza tempo e posto. Nel desiderio e nella realtà. In quella luce del pensiero che ti consegna all’ovunque, che ti fa andare oltre, che ti fa incontrare l’infinito. Nella libertà di essere, finalmente fuori dall’angusto limite della tua appartenenza.
Quando capisci di avere le ali esattamente come Falco, Aquila, Colibrì o Gufo sei già altrove, meravigliosamente altrove, qui e là, nel mezzo della festa, quella dell’anima. Senza il lacciuolo dell’abitudine che si ripete, del confine che ti opprime la vista, della strada che ti detta il passo.
Quanta ebbrezza nel salto! E nella scoperta del cielo, magari con l’amico Jonathan. Dei respiri che corrono. Degli occhi che guardano. Tutte le meraviglie a volteggiare nell’aria, tutti i profumi ad accarezzare la pelle, tutte le musiche a solleticarti il corpo.
Spazio mentale, dice la signora Lia, che ti consegna una dimensione allargata, ovviamente. Certo, è questione di percezioni. Non puoi sognare davvero quello che neanche sai esistere…
Taluni però, diciamolo, difettano in volontà oltre che in fantasia. Non vanno ad annusare quello che c’è al di là del loro cortile e non aggiornano il calendario neanche se gliene arriva uno nuovo in dono. Non solo. Trovano sia virtù la loro frontiera.
Devo comunque convenire con la signora Lia: la fortuna piove dall’alto. Ci devi nascere, con le antenne. Già.

Ringrazio la pioggia.

martedì 2 luglio 2013

Il gabbiano di Portoferraio

Scendiamo dal traghetto e attendiamo al molo di attracco il gommone che ci porterà a bordo della Bonita, imbarcazione a vela e motore che ci ospiterà per una settimana nelle acque intorno all’Isola d’Elba.
L’allegria della vacanza è smorzata da una nota triste. Lì, su una catasta disordinata di legname e rottami, c’è il gabbiano che non vola. Il gabbiano adottato dai marinai del porto, il gabbiano di Portoferraio, il gabbiano che a ali spezzate non potrà mai diventare Jonathan Livingston. Una vita amara e sospesa, penso.
Che farà mai un gabbiano prigioniero di un corpo che non libra libero in quel fantastico paesaggio? Chissà se la vista gli restituisce dolore o speranza. Chissà se desidera morire o ha trovato la pace della pazienza.
Questione di destino. Ma il gabbiano di Portoferraio forse crede sia solo un lungo momento sfortunato.
Lo guardo. Sembra fiero e curioso come tutti i gabbiani, garrisce fragorosamente come gli altri, ha l’aria sana e nutrita. E’ come se fosse stato adottato, qui si prendono cura di lui, mi rassicurano. E allora l’idea che non possa solcare i cieli, planare sul mare a caccia di prede, volteggiare con lo stormo mi sembra un po’ meno crudele. Provo a convincermi che ha stretto un patto con i compagni: lui, di vedetta, terrà in caldo un posto per partenze e ritorni e loro gli porteranno il diario di bordo. Lui diventerà il loro consulente meteo e loro gli narreranno ogni avventura porgendogli con il becco un po’ di cibo prelibato.
Capisco che è un’illusione romantica. La storia del gabbiano di Portoferraio non è un romanzo, è vita vera. Però ho bisogno di immaginare, almeno per un attimo, che sia possibile una felicità della generosità e degli affetti. Che il gabbiano senza ali abbia tanti amici che fanno a turno per tenergli compagnia. Che i gabbiani dell’Isola d’Elba volino più forte e più in alto grazie al verso di incoraggiamento del fratello terrestre.
In fondo qualche volta una bugia è l’unico antidoto alla malinconia…
Ma il provetto skipper che ci carica sul tender mi riporta alla realtà. Scherzi? Sarebbe contro natura.
Ecco, contro natura. Quindi un gabbiano che non vola non è più un gabbiano. E non c’è gabbiano con le ali funzionanti che possa stare al fianco del gabbiano di Portoferraio.
Non c’è vacanza senza spina. Questa è la mia.

A sfamarlo provvedono gli umani. Tutto il resto è buio.

venerdì 12 aprile 2013

Grazie gabbiano Jonathan Livingston


Caro gabbiano Jonathan, ho scritto talmente tante volte di te che ai lettori può scappare di credere voglia candidarmi a tua biografa ufficiale. Tu ed io su questo abbiamo sorriso, spesso e molto. Tu sai la verità, sei con me da più di trenta lunghissimi anni e se posso sognare di volare lo devo a te, ecco.
Quando sono arrivata a mille ho smesso di contare i libri, li leggo e basta. Se mi chiedono le tre o cinque o dieci letture “preferite” mi viene la paralisi della lingua e delle mani. Un po’ perché i titoli mandano la mia memoria in corto circuito e le dimenticanze farebbero torto a me e a qualche capolavoro. Un po’ perché sono proprio terrorizzata da queste classifiche. Penso sempre che la risposta sia condizionata dal momento emotivo e così qualsiasi scelta offende la vita che ho ricevuto, pagina dopo pagina. Nella mia testa ci sono eccome, è naturale, i libri che hanno dato di più alla mia pasta, ma non li svelerò mai.
Tu però, Jonathan, conosci il tuo posto. Non è in una lista. E’ semplicemente nel cuore.
Non è perché sei un vero cult della “fiaba morale”, questo se mai è stato bello per l’amato Richard Bach. Tu eri lì prima ancora di essere scritto perché il destino ci ha riservato una fatica speciale.
La tua infinita pazienza è ancora qui, accanto a me. Sono certa che non smetterai mai di provarci, lo vedo nei tuoi occhi, anche se sono un’allieva maldestra a te importa solo che io abbia il tuo stesso desiderio. Le tue lezioni, che più o meno mi hanno fatto accumulare 300.000 ore di volo, sono la gioia con la quale ho sempre cercato di respirare.
Roba grossa, diciamolo. D’altra parte ti ho intercettato proprio perché eri sulla mia traiettoria sghimbescia, con le piume arruffate tentavi di aggirare il vento che viaggiava opposto.
Non ci sarà stanchezza o vecchiaia con te, gabbiano Jonathan. Forse sai anche che non guadagnerò mai il tuo cielo ma non mi abbandonerai e farai in modo che io muoia con il sogno stretto al petto e stampato sul viso. Nonostante tutto. E sai bene cosa intendo.
E’ già straordinario che il racconto breve che ha raccolto la tua storia e ti ha fatto diventare un simbolo sia per ogni anima avventura o libertà. Se poi intuissero cosa significa per noi, per te e per me, avrebbero la pelle d’oca perenne.
E’ il nostro segreto. Che anche se continuerà a procurarci dolore significa sempre e comunque “spirito dell’aria”. Vedi, ho usato il nostro codice, come vuoi tu. Perché la verità l’ho intesa benissimo, grande Maestro Jonathan.
Grazie amico mio, gabbiano Jonathan Livingston, per sempre.
Seguitiamo a istruirci sull’amore, come ci ha raccomandato Ciang.