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lunedì 21 ottobre 2013

Una piccola impresa meridionale: grazie, Rocco Papaleo

Una piccola impresa meridionale di e con Rocco Papaleo è un capolavoro. 
Lo è ben al di là della storia, delle ambientazioni, delle interpretazioni che già sono eccellenti. Lo è nel Faro e nel percorso. Lo è nello spirito. Lo è nel respiro infinito.
La trama non ve la racconto: è un film da vedere e sentire e poi rivedere e risentire e infine accogliere e amare.
Il prete “spretato”, la vecchia madre, la prostituta, i circensi muratori, le lesbiche, il cornuto, la bimba di genitori separati e tutto l’universo più o meno parallelo non sono solo uno spaccato umano e sociale della nostra realtà, sono un grandissimo trampolino di lancio per un cammino di luce e apertura. Per un autentico risveglio, direi.
Un risveglio che non può che accendersi con la sensibilità, la passione, l’autenticità degli istinti, degli aneliti e dei sentimenti più naturali.
Quella di Rocco Papaleo è una riflessione profonda. Tanto profonda che si può cogliere solo con la semplicità dei sensi liberi, fuori dalle logiche e dagli schemi con i quali si valuta “l’opera cinematografica”. E’ una strada, quella di Rocco Papaleo e di Una piccola impresa meridionale che, chi adora abbracciare qualche filosofia di pensiero, chiamerebbe scelta di vita. Io la trovo uno stato dell’animo. E la luce del faro è perfetta come guida, almeno per chi è pronto a imboccare la via illuminata.
La costruzione o la ricostruzione, in un’armonia che supera l’ordine architettonico.
“Non ci avrete!” grida giustamente il magnifico Jennifer, perché lui e gli altri non capitoleranno mai ai pregiudizi e alle convenzioni, alla miseria morale, alle catene e al vuoto implacabile. Loro sono altro, sono oltre. Loro sono la virtù della conoscenza, quella dei costumi buoni davvero. Levigati dal tempo, dall’onestà, dalla purezza.
Le scene, i dialoghi, le musiche sono ricche di questa intensità lieve ed essenziale perché in una Piccola impresa meridionale finalmente il bene e il male sono nella loro intima essenza non nel codice delle regole. Ci sono testa e cuore e non scatole ad incastro obbligato. C’è la verità, agli occhi di chi sa vedere e di chi ha la voglia e il coraggio di vivere la vita rispettandola. C’è l’unico legame degno di essere tenuto sempre saldo: quello della fratellanza.
Che poi il faro, come la mamma, possano contenere e comprendere tutto, è la chiave sottile di una dimensione metaforica incantevole.
La sceneggiatura acuta e brillante di R.Papaleo e Valter Lupo una regia delicata e originale calano i pensieri, le emozioni, i desideri e i passi in uno sviluppo denso di sfumature. Vivace, a tratti esilarante, sul filo dell’equilibrio e della caduta.
In questo è formidabile, Rocco Papaleo. Nell’ironia e nella leggerezza. Nel garbo asciutto e nell’intelligenza sublime che si mescolano fino a togliere il velo dalla commedia della vita per raccontare quello che siamo e potremmo (o dovremmo!) essere. Il cast è eccezionale: Rocco Papaleo, Riccardo Scamarcio, Barbora Bobulova, Sarah Felberbaum, Claudia Potenza, Giuliana Lojodice, Giovanni Esposito, Mela Esposito, Giampiero Schiano, tutti di una bravura assoluta.
Invece del piglio della lezione, Rocco Papaleo ha il talento del messaggio sommesso dunque la critica, sulla  sua “ribellione sottovoce”, non è mai troppo generosa si sa. Le doti intellettuali per un movimento più vigoroso e incisivo Papaleo le avrebbe tutte e forse qualcuno invocherebbe da lui un tono più alto, una bella voce incisiva e stentorea.
Ma la luce del faro, credetemi, arriva forte e piena. Nella vibrazione delle parole e dei risvolti, nei simboli limpidi, nell’entusiasmante disegno del futuro. Si tratta solo, davanti a un film ENORME, di sedersi da spettatori di buona volontà. Talvolta nelle piccole imprese risiedono i grandi valori…
E, comunque, Rocco Papaleo, amico mio carissimo, adesso il faro è lì, basta lasciarsi illuminare. E tu, ne sono certa, lo farai. La speranza è con noi, sempre.

giovedì 26 settembre 2013

Si deve amare così

Amare la propria terra significa almeno tre cose:
capirla e rispettarla
lottare perché non muoia
sostenere chi la vuole viva
Almeno vuol dire che l’elenco è più lungo. Ma anche che questi tre punti sono la base essenziale per non trasformare la propria terra in una stazione di partenza senza ritorno.
In una frase: bisogna tenere la luce accesa perché nel buio la vita è cupa assai!
Il pensiero minimo è della signora Lia, ovviamente maestra in note d’impatto.

Questa volta il mio non lo aggiungo. 

mercoledì 25 settembre 2013

'A livella (di Totò)

…“Ma quale Natale, Pasqua e Epifania!!!
Te lo vuoi ficcare in testa…nel cervello
Che sei ancora malato di fantasia?
La morte sai cos’è? E’ una livella”…

E Totò la livella la conosceva bene, già in vita. Come i vecchi muratori. 
Simbolo essenziale. Questione di luce e di passi. Storia di conoscenza.

Come si possa non averne il senso e la misura, quasi mi sfugge. Non in termini di percorso, che può non essere dato a tutti, ma almeno di aspirazione o percezione. Ecco tutto.

lunedì 9 settembre 2013

Nessun luogo è lontano

Se a qualcuno sfugge la citazione che corra subito a colmare la lacuna: il Maestro, Richard Bach, è una lezione vivente che nessuno dovrebbe permettersi di perdere!
Io adoro il volo di Bach, quello vero e quello metaforico. La vita è tutta lì, nell’essenza di un viaggio senza inizio e fine, di un’avventura senza tempo e posto. Nel desiderio e nella realtà. In quella luce del pensiero che ti consegna all’ovunque, che ti fa andare oltre, che ti fa incontrare l’infinito. Nella libertà di essere, finalmente fuori dall’angusto limite della tua appartenenza.
Quando capisci di avere le ali esattamente come Falco, Aquila, Colibrì o Gufo sei già altrove, meravigliosamente altrove, qui e là, nel mezzo della festa, quella dell’anima. Senza il lacciuolo dell’abitudine che si ripete, del confine che ti opprime la vista, della strada che ti detta il passo.
Quanta ebbrezza nel salto! E nella scoperta del cielo, magari con l’amico Jonathan. Dei respiri che corrono. Degli occhi che guardano. Tutte le meraviglie a volteggiare nell’aria, tutti i profumi ad accarezzare la pelle, tutte le musiche a solleticarti il corpo.
Spazio mentale, dice la signora Lia, che ti consegna una dimensione allargata, ovviamente. Certo, è questione di percezioni. Non puoi sognare davvero quello che neanche sai esistere…
Taluni però, diciamolo, difettano in volontà oltre che in fantasia. Non vanno ad annusare quello che c’è al di là del loro cortile e non aggiornano il calendario neanche se gliene arriva uno nuovo in dono. Non solo. Trovano sia virtù la loro frontiera.
Devo comunque convenire con la signora Lia: la fortuna piove dall’alto. Ci devi nascere, con le antenne. Già.

Ringrazio la pioggia.

lunedì 2 settembre 2013

Selezionare il writer

Esatto, amico mio, sintesi perfetta! Tutti possono leggerlo, anzi, più sono meglio è,  ma pochi possono (e devono) capirlo. Il libro funziona come il film o il cartone animato, naturalmente.
Bravo, a te non scappano i Perché? In che senso? Quelli che pongono questo genere di domanda sono quelli che non possono (e non devono capire).
Il genere in questo caso, hai ben intuito, funziona a meraviglia per depistare. Ecco perché il vero editore è sempre dentro le segrete cose. Fiuta che quel libro è quel libro.
Questione di linguaggio, taglio, allusioni, elementi “misteriosi”, ipotizzi giustamente.
C’è un filo invisibile a molti, visibile ad alcuni, per intenderci.
Certo, posso svelarti come quell'autore sceglie quel (ghost)writer.
Più (ghost)writer vengono chiamati al capitolo, al pezzo, alla pagina di prova. Ciascuno scrive e si rimette al piacere del committente. A quel punto la “valutazione” è…reciproca! Autore e (ghost)writer si “riconoscono”, bravo amico mio, è proprio così!
Il (ghost)writer fa il barcaiolo, per quell’autore. Se il committente muove appunti, non coglie, non gradisce il (ghost)writer comprende che non è un navigante. E altrettanto vale per il committente: se il (ghost)writer non intercetta la rotta è evidente che non è un barcaiolo.
Se un (ghost)writer non è un barcaiolo non può scrivere per un navigante. Se un (ghost)writer è barcaiolo può scrivere anche per chi non lo è. Con la prova appura che non lo è e allora si mette a scrivere da semplice terrestre!
Ma allora…a sfidare il tempo sono solo quelli, giusto?

Giusto, amico mio.