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sabato 23 luglio 2016

Un mondo di boia

Tutti prontissimi, a giudicare e condannare.
Certo, contro la violenza è facile ergersi al rango di corte suprema, sentirsi dalla parte del giusto, farsi coraggiosi e determinati.
Tutti prontissimi, quelli che poi non tendono una mano alle vittime neanche a morire. Quelli che se la fanno addosso dalla paura se nelle loro vicinanze si annida qualche pericolo, se si trovano faccia a faccia con un duro arrabbiato.
Tutti prontissimi, quelli che non vogliono saperne, di conoscere la verità. Quelli che vedono la realtà solo dal loro miserabile partito preso.
Mica si tratta di giustificare chi uccide o fa del male, per carità…
Appunto, però, vorrei che gli altri non facessero altrettanto, fossero più lucidi e meno cattivi. Il mondo sembra zeppo di boia, accidenti. Del tutto privi di onestà intellettuale, di rigore morale, di dubbio umano. Macché. Dito sul grilletto come nel Far West ma in versione tastiera.
Una specie di legge del taglione, sommaria e inconsulta.
Eppure non siamo che un branco di smidollati codardi, ignoranti, insensibili. Non abbiamo neanche la vaga idea della storia, della geografia, della politica, della psico-sociologia dei drammi, siamo solo capaci di fare i killer virtuali.
Strisciamo appena la notizia e via di likes e commenti compulsivi. Comodi comodi, via divano insomma.
Senza scrupoli, senza pudore, senza dignità.

Io ho più paura dei boia del web che di quelli in carne ed ossa.

martedì 14 giugno 2016

Omofobia: la violenza dei deboli

L’omofobia è la malattia dei deboli.
D’altra parte l’odio, la discriminazione, la violenza sono sempre terribili debolezze. Sono il pericoloso frutto della paura, dell’ignoranza, della stupidità. E spesso sono anche angosce indotte, fomentate da chi della paura, dell’ignoranza, della stupidità fa chiave di potere.
Come definire una ‘civiltà’ nella quale ha posto l’omofobia? Una civiltà miserabile.
Recita il vocabolario Treccani <degno di essere commiserato per la sua triste sorte, per la sua infelicità>. Ecco, il miserabile è infelice. Una cultura chiusa, annebbiata e triste è destinata a soccombere. La forza e l’energia delle diversità sono una ricchezza della quale si priva fino allo sfinimento. Opaca, attorcigliata su stessa, incapace di amare, votata allo squallore, partorisce un costume bieco.
L’omofobo è un essere costretto in una gabbia, insieme all’integralista di qualsiasi religione e al razzista.
Credo che spetti agli uomini e alle donne forti di questo mondo, con la loro letizia, la loro intelligenza, la loro sensibilità, far loro aprire questa dannata gabbia.
E’ possibile, una società dove regni su tutto il diritto alla serenità possibile…
Il rischio più grosso che corriamo è invece quello di restare nelle grinfie dei manipolatori del mondo, quelli che non riconoscono questo diritto perché  stroncherebbe le loro smanie di controllo.
E’ così che abbiamo partorito uomini che non sanno più essere uomini, eterosessuali che uccidono le donne che osano non essere succubi, donne che non hanno passione e rispetto per la loro stessa vera natura. E’ così che non ci vergogniamo della caccia alle streghe. E’ così che siamo diventati molli e fasulli. E’ così che abbiamo perso la dignità e la grandezza della vita.
Chi punta sempre il dito contro qualcuno vuole distoglierci dalla luna.
Che quel qualcuno sia gay, nero, ateo o credente per me francamente conta poco. Lui è me, sempre e comunque.