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lunedì 29 agosto 2016

Vaffanculo

Terremoto, vittime, disastri.
Un po’ come una guerra, un po’ come un’esistenza nella fame, nella malattia, nella solitudine, nella sopraffazione, nella paura, nella tristezza. Violenze, della natura o dell’uomo, e dolore. Immenso dolore.
La ricetta magica, la soluzione per tutto, non ce l’ho. E poi, anche l’avessi in testa, chi cazzo sarò mai io per spargerla nel mondo?
Una cosa però ce l’ho. Una, una sola. La dignità di persona.
Che vuol dire tantissimo, se ci riflettete poco più di un secondo.
E allora non posso. Non posso mancarmi di rispetto e mancare di rispetto così tanto agli altri. Non posso bearmi del fiele che circola come fosse miele.
Contro una massa di incattiviti, di dietrologi, di arroganti, di indifferenti, non posso che urlare un vaffanculo. Giusto per alleggerirmi un attimo dal senso di oppressione che mi provocano.

Alla lista dei destinatari, già che ci sono, aggiungerei quelli che pontificano bene e razzolano mai. Così almeno per qualche minuto posso provare un benefico stato di liberazione.

venerdì 12 agosto 2016

Il gioco della personalità

Un giorno scopri che non insegui uno stile, non hai bisogno della bilancia, non hai dubbi sul taglio di capelli. E molte altre cose. Si, ne scopri davvero una bella quantità.
Nulla è per caso e infatti non è successo all’improvviso per inspiegabili ragioni. E’ la tua personalità, se mai, a giocare le sue carte. Semplicemente.
Con una sola audacia: quella di divertirsi, a essere autentica.

Che praticamente è un po’ come dire che ci vuole poco a godere della verità di essere esemplari unici.

sabato 30 luglio 2016

Marta da legare

Fiumi di immagini, voci e inchiostro su Marta Marzotto. Come sempre.
Non si è spento il suo sorriso, non possono spegnersi i riflettori.
Perché lei continuerà ad essere ammirata e amata. Perché lei è nell’aria che vogliamo respirare. Perché lei è una lezione che sfida epoche e geografie. Perché lei è una fiaba destinata a non morire.
Non ti scimmiotterò mai, Marta. Non ci riuscirei. E neanche dovrei. Non lo vorresti, tu, simbolo della personalità e della libertà ‘giusta’. Si, giusta.
Hai fatto il tempo, non l’hai attraversato. Hai vissuto, davvero. Hai mostrato al mondo la tua natura, autenticamente. Hai incarnato a meraviglia la passione, la tenacia, l’energia, l’entusiasmo, il coraggio.
Che Donna.

Marta da legare fuori da qualsiasi gabbia. Chapeau.

sabato 23 luglio 2016

Un mondo di boia

Tutti prontissimi, a giudicare e condannare.
Certo, contro la violenza è facile ergersi al rango di corte suprema, sentirsi dalla parte del giusto, farsi coraggiosi e determinati.
Tutti prontissimi, quelli che poi non tendono una mano alle vittime neanche a morire. Quelli che se la fanno addosso dalla paura se nelle loro vicinanze si annida qualche pericolo, se si trovano faccia a faccia con un duro arrabbiato.
Tutti prontissimi, quelli che non vogliono saperne, di conoscere la verità. Quelli che vedono la realtà solo dal loro miserabile partito preso.
Mica si tratta di giustificare chi uccide o fa del male, per carità…
Appunto, però, vorrei che gli altri non facessero altrettanto, fossero più lucidi e meno cattivi. Il mondo sembra zeppo di boia, accidenti. Del tutto privi di onestà intellettuale, di rigore morale, di dubbio umano. Macché. Dito sul grilletto come nel Far West ma in versione tastiera.
Una specie di legge del taglione, sommaria e inconsulta.
Eppure non siamo che un branco di smidollati codardi, ignoranti, insensibili. Non abbiamo neanche la vaga idea della storia, della geografia, della politica, della psico-sociologia dei drammi, siamo solo capaci di fare i killer virtuali.
Strisciamo appena la notizia e via di likes e commenti compulsivi. Comodi comodi, via divano insomma.
Senza scrupoli, senza pudore, senza dignità.

Io ho più paura dei boia del web che di quelli in carne ed ossa.

venerdì 22 luglio 2016

P. Cavallari: Il grande Charlie

Quella di Paola Cavallari è una fiaba per tutte le età, per chi ama gli animali, per chi guarda il cielo in cerca di una luce a forma di sorriso.
Perché Il Grande Charlie è un racconto tenero e leggero capace però di emozionare e commuovere, di accarezzare le nostre fantasie fino quasi a farle sembrare realtà.
Xian dei von Kastelowe, Grande Charlie, altri non è che il yorkshire terrier di Fiore, un bravo e gentile bambino che cresce con il ricordo delle lezioni del nonno adorato.
Grande Charlie si ritrova protagonista di una curiosa e avventurosa missione, insieme alla Compagnia della Cuccia, per fare un dono speciale a una cagnetta meno fortunata.
Attraverso una narrazione fluida e garbata la Cavallari ci fa incontrare una galleria di personaggi a due, quattro o più zampe che -con il Grande Charlie- tessono la trama dell'amicizia, dell'amore, del soccorso. 
Trionfano il bene e l'audacia, insomma. Ma a farla da padrona, sopra ogni cosa, è quella vita che
corre tra umani e animali, tra combinazioni più o meno probabili, tra sogni e slanci di generosità.
E' divertente, dolce e brillante, il Grande Charlie. E poi, diciamo la verità, tutti crediamo che i nostri beniamini cani e gatti abbiano un'intelligenza straordinaria e un linguaggio speciale per comprendere tutto, dialogare fra loro, intercettare i nostri pensieri!
Ecco, Paola Cavallari raccoglie con animo sensibile il candore, lo slancio, la forza dei nostri amici pelosi e ci regala una lettura piacevole e rasserenante. Bella anche la figura del piccolo Fiore coccolato dalle illuminate memorie del nonno.
Il Grande Charlie di Paola Cavallari, ARPANet.

martedì 19 luglio 2016

Grazie, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Grazie, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Grazie per quello che siete stati, per quello che avete fatto.
Grazie per la memoria forte che ci avete lasciato.
Grazie.
Certo mi vergogno, ogni volta che penso che non vi assomigliamo abbastanza.
D’altra parte avete tantissimo ancora, da insegnarci. Credere in voi non serve solo a non farvi morire mai del tutto, è una possibilità di speranza negli uomini e nelle donne di questo Paese.

Grazie.

martedì 28 giugno 2016

Il ritratto: Marco Paracchini autore, regista e...

Marco Paracchini, un nome da memorizzare, una persona da conoscere.
Anzi. Un personaggio che, se siete curiosi naviganti del web, forse già conoscete.
Regista, scrittore, docente e prezioso consulente per l’orientamento editoriale. E questo è un doveroso profilo flash.
Parecchi lavori all’attivo e buoni riconoscimenti professionali sono senza dubbio un bel biglietto da visita di Marco Paracchini. Ha scritto e diretto opere audiovisive dall’entertainment all’educational e numerosi cortometraggi (l’elenco è lungo ma segnalo almeno L’audace viaggiatore e Untouched). Suo anche un documentario biografico su Gabriella Ferri. Sul fronte della scrittura cito, tra gli altri, i romanzi Le Indagini di Kenzo Tanaka, La maglia è nostra... e ve la prestiamo solo per giocare, Sherlock Holmes e la Setta degli Sciacalli e Sherlock Holmes e il licantropo di Huntingdon.
Questa sintesi non rende merito alla sua produzione ma in fondo non è il curriculum a dare una marcia in più a questo virtuoso 40enne. Intanto Marco Paracchini è uno che si è misurato in ambiti molto diversi e lo ha fatto sempre con grande profondità e intensità. Poi ha osato, ha spinto l’acceleratore sulle sue passioni, si è mosso su terreni e generi che lo tengono fuori da facili cori commerciali. Tutto questo, peraltro, con quei valori umani e professionali che non sono affatto scontati: serietà, correttezza, onestà.
E’ proprio su tutto questo che punto il riflettore. Francamente è una bella figura, Marco. Parla ancora di amore e di principi, con una sensibilità rara. Lo fa tenendo a bada l’amarezza con ironia e poesia. Direi che questa sia chiama quasi audacia!
A me piace pensarlo come un ‘Samurai urbano’, lui forse direbbe un ‘Ronin contemporaneo’. L’amore per il Giappone e la sua cultura, il suo approccio alle realizzazioni creative e la sua personalità lo vestono perfettamente dei panni del guerriero senza padrone. Non solo. Ci sono il suo rigore e il suo appeal, un mix delizioso in questi tempi molli e scivolosi. Perché lui è uno spirito tenero ma a schiena dritta, insomma.
Sui social media e su youtube, quella di Marco Paracchini è una presenza forte, articolata, deliziosamente aggressiva. C’è con un carattere assolutamente originale, ecco. Strategia di marketing? Certo, sicuramente e giustamente non lascia al caso la comunicazione, però anche sulle pagine facebook e instagram il tratto distintivo è quella trasparente mescola di trasporto personale e di carica professionale.
Ci mette la faccia, si direbbe di alcuni con enfasi in tempi di scarsa responsabilità. Ebbene, lui ci mette faccia e firma, in ogni pensiero e in ogni direzione.
Ho voluto segnalarne pure le competenze di orientamento editoriale, che peraltro ho ammirato da vicino, perché denotano il ‘metodo’ Paracchini: pignolo con garbo. Già, mai superficiale e approssimativo ma aperto e flessibile.
Ciascuno riconosce e stima quelli che considera tratti di pregio, of course. E io questi li sottolineo con vigore.
A dirla tutta dovrei aggiungere un tocco musicale, altro versante esplorato da Marco Paracchini con verve speciale. Con Matteo Ghelma ha fondato infatti i Big Tokyo con realizzazioni rock decisamente interessanti…
Altro? Avremo molto altro ancora da scoprire, ne sono certa, perché lui non si ferma mai. E’ facile sintonizzarsi sulle sue tracce, ne lascia di importanti ovunque.

Trovo che espressioni poliedriche di talento e applicazione in una gentile e simpatica umanità siano il passepartout del successo. Quindi chapeau, Marco.