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mercoledì 23 ottobre 2013

Il sole, la luna, le stelle

“Eppure io so come rendere interessante la tua vita.
Ah si? E come?
Andando a cercare la parte di sogno che ti spetta di diritto.
E dov’è questa parte di sogno?
Un po’ ovunque nel mondo. Ma soprattutto dentro di te!”
(Il violino nero, Maxence Fermine)
Il problema, se mai, è l’interpretazione, dei sogni. E scusate se sembra una battuta che offusca il lirismo di un grande pensiero.
Qualche volta ci rassegniamo a dare ai nostri sogni una lettura che si adatti alla realtà dei nostri confini. Ed è lì che rischiamo di ucciderli.
“Nemo propheta in patria” (Gesù docet).
Non occorre solo serenamente accettarlo e volgersi altrove, ad abbracciare le menti e i cuori che allargano le braccia per accoglierci. Bisogna essere felici di quel salto perché ci consegna al cielo.
“Possa tu costruire la scala che conduce alle stelle e percorrerne ogni gradino” (Bob Dylan). Già, che meraviglia! E allora è facile intuire quanto lo splendore delle stelle sia incantevole nel buio: “Solo quando è buio riusciamo a vedere le stelle” (Martin Luther King).
Certo la luce poi qualche scherzo lo tira: “Non avessi mai visto il sole avrei sopportato
l’ombra ma la luce ha aggiunto al mio deserto una desolazione inaudita” (Emily Dickinson). Quando la conosci, ogni ombra è una lacerazione, è vero. D’altra parte dobbiamo capire che il privilegio di vedere la luce vale assai più del dolore che ci procura il buio intorno.
Indulgenza, ci vuole indulgenza. Con chi non ha luce, tra le mani o in sogno. Pure con chi, colpevolmente, la ignora. La vera condanna la pronunciano da soli e non sta dunque a noi infierire sulle loro tenebre. Ciò di cui dobbiamo invece andare lieti e fieri è la distanza del nostro coraggio e della nostra verità.
“Oh certo che può sembrare inutile/una stazione a chi non parte mai/ma i treni che davvero portan via/non han fiori sui sedili/ma da fuori non lo sai/devi entrarci per sapere dove vai…Corri via, scappa via, ma devi farlo da te/senza starlo a chiedere…basta che cerchi tu, solo tu, di scegliere chi sei”  (Irene, Roberto Vecchioni).
Tu ci sei entrato, io ero lì e ho capito subito che eri pronto per il viaggio. Un po’ ovunque nel mondo ma soprattutto dentro di te, a cercare la parte di sogno che ti spetta di diritto.
So che talvolta non basta: a chi ha “il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” (Kant) importerebbe assai far assaporare a tutti la stessa feconda beatitudine e avverte ogni porta chiusa come un pugnale nel cuore della vita. Sono orribili momenti che dobbiamo sopportare, non c’è scampo. Quello che conta è guardare l’orizzonte non un puntino fermo sotto i nostri piedi, non farsi confondere o indebolire, non cedere mai a chi vuole trattenerci nell’oscurità.
“Ci sono momenti nella vita in cui l’unica alternativa possibile è perdere il controllo” (Brida, P. Coelho). Meno male che l’hai perso, il controllo!
Continua a volare.

Dedicato a te e a tutti gli illuminati che prima o poi la storia narrerà come acrobati dell’aria e donatori di ali.

sabato 28 settembre 2013

La luna, il dito e gli stolti

Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito.
D’altra parte la luna non è di tutti. E ci sono stolti altezzosi, non puoi neanche aiutarli e
spiegare loro dove puntare gli occhi che tirano calci, sbuffano come mantici, morsicano come vipere.
Fanno i sostenuti, dice la signora Lia. Gonfiano il piccolo petto, tirano fuori un paio di muscoli allo stadio embrionale, stringono il loro pugno di mosche, inarcano le sopracciglia spelacchiate e sfoderano quattro stupidate con tono saccente.
Se possibile bisogna fermarli. Prima dell’ultimo atto, insomma prima che diano fiato alla bocca.  Per rispetto alla luna. Che non vuole si prestino l’orecchio e il tempo a chi disprezza ogni fascio di luce. E ha l’animo troppo delicato per sopportare i gonzi cattivi (che ai gonzi buoni non viene neanche in mente di non ammirare la luna!).
Non datevi pena se vi hanno importunato, offeso, umiliato. Se avete dato loro tanto e tanto e tanto, anzi decisamente troppo. Scambiate con garbo il piatto e mangeranno esattamente il disgustoso cibo che hanno cercato di servirvi.
Assicuratevi solo di ignorarli, da quel momento in poi, per sempre. E, soprattutto, che non abbiano mai a permettersi di dirsi vostri amici con alcuno.
“A volte certe benedizioni di Dio si manifestano mandando in frantumi tutti i vetri” (Paulo Coelho).

Ringrazio Conci Rinaudo per la splendida fotografia.