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domenica 22 giugno 2014

Più nuda

Più nuda. Ancora un po’. Via un pezzo, poi un altro.
Troppo ingombro. Abiti sciocchi. Tempo perso.
Così. Come si toglie lo smalto e si limano le unghie. Fino all’essenziale.
Così. Come si riducono le parole e si accorciano le frasi. Si semplificano i concetti.
Più nuda. Ancora un po’. Tagliare, alleggerire.
Che vengono in mente il raschietto e la carta vetrata, la paglietta e lo sgrassatore. Senza guanti, con i capelli arruffati e il sudore buono. 
Togliere, pulire. E riportare tutto alla sua naturalezza. Il più vicino possibile alla verità. A quella brusca ma serena identità, alla facilità di alzarsi al mattino e essere.
Il corso degli eventi non cambia. E’ meraviglioso, allora, non affaticarsi a fingere di governarlo. Non imbellettarsi per piacere al destino che già ti ha scelto o non ti vorrà neanche con tutto il trucco del mondo. Non torturarsi di percorsi e vivere quello che abbiamo sotto i piedi.
Più nuda. Di più. Con quello che sei, con quello che puoi, con quello che hai, con quello che sai. Che tutto il resto è solo un fardello in eccesso, basta quello che hai sulle spalle e nel cuore.
Più nuda. Non migliore o peggiore, reale. E di realtà si può morire ma anche gioire, forse. 
La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri. A se stessi. Alla vita.

sabato 11 maggio 2013

Nudità

C.Corot - Ragazza in verde -

E’ l’opera celeste, la nudità asciutta della vita che sta nel corpo.
Non è un gioiello fragile in una teca ma un tesoro così grande e forte che non sta nel tuo abbraccio, scotta di una passione quasi feroce, si allarga oltre il tuo sguardo.
Sta nella terra, non è fiore reciso, non la compri a mazzi. Conosci le radici solo se le tocchi, se lasci che l’odore impregni le tue narici, se non hai paura di startene curvo sotto il sole a guardare le foglie e poi i fiori e poi le stagioni che scrivono ogni respiro.
E ci sono i passi lenti e le movenze seducenti e le grida accorate e i silenzi densi e i sorrisi felici. Sulla nudità, nella nudità. Con tutto l’amore che c’è dentro, nell’opera celeste.
Magari è dolore, forse è piacere, qualche volta speranza altre tormento.
Bella, l’opera celeste. Che storpia o vecchia ha nell’anima il miracolo che si compie, inspiegabile, in ogni tempo e in ogni luogo. Che è l’unica verità indiscutibile che incontriamo. Che è il senso e l’affanno di tutte le cose. Che è il bene e il male degli uomini e delle donne. Estate o inverno che sia.
Non dovrebbe stupirci. Non dovremmo mai smettere di stupirci.
La contraddizione perfetta della nostra natura imperfetta.