Pagine

Visualizzazione post con etichetta paesi con le ali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paesi con le ali. Mostra tutti i post

sabato 7 giugno 2014

Questo è il mio paese

C’è un luogo cui appartieni nel momento stesso in cui ci metti piede. E gli appartieni senza essere in gabbia. Senza un indirizzo di residenza. Senza l’accento delle parole. Senza condividere i suoi costumi.
E’ un paese con una sola ossessione: quella di non essere schiavo della smania di piacere. Un paese che, prima di mostrare le sue virtù, respira grato quelle dell’ospite.
Un paese dove non ti invitano a grandi abbuffate per illuderti del loro affetto. Un paese che non ti spia dalle finestre, per intuire dai tuoi passi, forestiero, chi sei, da dove arrivi e perché. Un paese che non conosce falsi amori, non finge miserie, non cova invidie. Un paese dove conosci finalmente l’accoglienza. Senza tradizioni da osservare, gratitudini da dimostrare, apparenze da rispettare.
Un paese che non ha superbie sciocche, detti tristi e sciatterie vecchie. Ha sorrisi, mani e teste. Ha cuori che abbracciano solo se ne hanno voglia.
Un paese che non sopravvive solo nei doverosi ricordi, quelli simulati da chi se ne è andato, perché è un paese dal quale nessuno se ne và. Un paese dove chiunque è, finalmente, a casa.
E’ un vecchio borgo di case di pietra che si confondono con la montagna, affacciato su un grande specchio d’acqua dalle rive fiorite. Un villaggio che ha l’odore del mare. Una terra di verde pianura. Uno scrigno di sole, scorci e frescure. Una contrada che è quasi un distretto di New York.

Uno di quei posti minuscoli e immensi che non si devono celebrare. Che le
celebrazioni servono solo a quelli morti, con la caparbia pretesa di resuscitare a forza di commemorazioni. Un paese che nessuno ha mai raccontato, dipinto, cantato, portato in scena. Perché tutti sono così presi a vivere e a viverlo da non averne tempo, bisogno, desiderio.

sabato 19 aprile 2014

Paesi con le ali

Ci sono paesi che hanno le ali. Volano, liberi, nei cieli del mondo. Appartengono all’immaginario di tutti perché da tutti sono amati.
Non è questione di bellezza. E’ una vocazione culturale. Sta tutta nell’umana apertura, in quel dono prezioso della vista senza confini. Non raccontano quanto sono ospitali, lo sono e basta. Non celebrano le loro virtù, semplicemente le hanno. Non si rannicchiano sulla loro terra a difendersi e difenderla, la guardano e la offrono con il sorriso sulla bocca. Non si lagnano di quello che a loro manca, ne colmano se mai le carenze con il calore delle idee e il colore dell’entusiasmo. Non provano mai invidia per l’erba del vicino, al più ne seminano altrettanta per poterne godere e perché il vicino in visita si senta a casa. Non hanno paura di ciò che non conoscono, dei cambiamenti, delle novità che arrivano da lontano, sono anzi curiosi, appassionati, grati a ogni opportunità.
Ecco, amano davvero la vita e il viaggio. Non hanno altra geografia che quella dei sentimenti, dell’arte, del benessere. A loro non importa farsi largo, competere, rivendicare. Non hanno bisogno di un riscatto. Hanno le ali perché hanno autentico cuore. Non quello autoproclamato, quello provato nei fatti, nella quotidianità, nel respiro dei pensieri. I loro abitanti non sono quelli registrati all’anagrafe, stampati nell’albero genealogico di generazioni inchiodate amaramente alla zolla, sono gli uomini e le donne di ogni dove che hanno valori e talenti da esplorare, ammirare, mescolare.

Già, mescolare. I paesi che hanno le ali non sono superbamente orgogliosi del loro groviglio di strade, schiavi di qualche soffocante consuetudine, ciechi e sordi ai richiami di qualsiasi meraviglia che non porti il loro stemma. Desiderano fondersi in abbracci. Sanno ascoltare, crescere, ballare. Se intravedono un pregiudizio, se qualcosa si svela intellettualmente misera, se annusano uno sciocco moralismo sciolgono subito le briglie e saltano. Non vogliono morire in un recinto. Loro hanno le ali e il cielo non ha recinti.