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sabato 26 gennaio 2013

Un angolino di Matera


La visuale pittoresca di dense architetture in un groviglio di profili singolari, di volte irregolari, di piani discontinui scorre sotto un loggia dalla quale due turisti ammirano il panorama aperto. Il decoro del luogo, l’ordine grazioso dei vasi, il tempo fermo regalano un’atmosfera rarefatta. Ogni pietra e ogni crepa sembrano emanare l’odore della pazienza lucana. Quasi l’impronta di un garbo sapiente e sobrio, quello della terra e della fatica, quello del contegno forte e schivo. Il passo sospeso sulla gradinata verso l’angolo che sfugge alla vista è una nota perfetta che racchiude tutta la poesia della salita e dell’arcano che qui è vita e morte.
(Acquerello di Fabrice Moireau)

giovedì 24 gennaio 2013

Lì, sullo Jonio


La sfilza di linde dimore che si affacciano sulla piazza è l’immagine emozionante di una vita che pulsa di slanci, di una umanità intessuta di calore e relazioni, di vicinanze e di aperture. Guardi la dignità essenziale e incontri una dimensione di pace.
C’è una luce che mette gioia e insieme ammorbidisce il passo, indugi tra l’odore dell’aria e quello della materia, ascolti il tuo battito che rallenta e entra in ritmo con l’origine della terra, passi con le sguardo ogni dettaglio.
Poco distante da lì, la sabbia e il mare come meraviglia sulla meraviglia eppure tu in quello spazio grande e bello sotto il cielo blu scruti e respiri l’anima di quei focolari così raccolti, quelle tracce intense di passi, gesti e sorrisi lievi.
Dai panni stesi ti figuri corpi grandi e piccini, gusti e mestieri. Macchie di colore in volo. Li guardi asciugare sotto il sole e con il vento e aspetti che sbuchino le voci e le mani delle donne che li raccoglieranno scambiando parole e sguardi con la vicina della porta accanto. Sai che arriveranno, quelle voci e quelle mani, come un rito.
Osservi quella semplicità asciutta e vorresti bussare a una a una a tutte le porte. Ti farebbero accomodare, pure questo sai. L’accoglienza qui non è una forma, è una virtù innata, alla quale non potresti neppure sottrarti.
Uno sfondo di Basilicata coast to coast.

martedì 6 novembre 2012

Il ritratto: Fabrice Moireau pittore


O acquarellista?
Comunque sia di Fabrice Moireau arriva la poesia. Il suo sguardo intenso e sensibile coglie scorci e sfumature di vita, penetra tra luci e ombre della realtà, indugia tra le pieghe del tempo e delle cose e traduce tutto in incantevoli acquerelli. Con un tratto magnifico, con i colori della natura, con le forme animate dallo spirito dei luoghi. Ma, soprattutto, con generosa e delicata grazia.
Quella di Fabrice Moireau è arte colta ma istintiva. Di respiro raffinato ma gioiosamente viva. Trasmette il profumo dei posti, la loro essenza. I suoi acquerelli narrano una storia. Di verità, di vita. A guardarli pare di incontrare e conoscere mondi, dolori, malinconie, felicità. Spigoli e morbidezze. E tutto è armonia.
A Fabrice Moireau non serve immortalare bellezze, lui la bellezza la scova ovunque. Con acuta dolcezza, con profonda energia.
Qualcosa nei suoi occhi tradisce una soave malinconia e forse il suo viaggio appassionato e romantico è una grande, continua ricerca di serenità. D’altra parte è forse anche questa la sua ispirazione: il richiamo, tenace, a perdersi nelle strade, tra la gente, sui tetti, in panorami aperti, nel respiro degli anfratti. Tutto ha un’anima. E Fabrice Moireau la insegue, la afferra, la consegna alla memoria.
Ammirate le opere di Fabrice Moireau, è facilissimo trovare tutti i riferimenti in rete dei suoi capolavori su Parigi, Roma, New York, e ancora…Proverete estasi e ristoro. Una strana euforia, tra purezza e sensualità.  
Fabrice Moireau pittore. O acquarellista. O artista. O poeta.
Genio umano. Commovente e entusiasmante. Perché la magia è il dono raro e prezioso che elargisce con amabile forza.