Teoricamente
il sospiro esprime un turbamento, ciò che fa sospirare insomma dovrebbe essere
un desiderio o un rimpianto.
Ma
come sempre accade nella realtà anche un soffio con il suo flebile rumore può
significare molte più cose, tradurre tante sfumature d’animo e situazione. C’è
il sospiro effimero e interlocutorio, c’è quello che sbuffa un po’ di noia
mista a pazienza, c’è quello di sollievo. C’è…il gemito d’amore. C’è quello di liberazione.
E c’è quello che emettiamo, un po’ più sonoramente, quando vogliamo chiamare a
raccolta tutte le forze prima di muoverci verso una decisione, un’azione, un
esercizio di estrema e delicata tolleranza.
Talvolta
è meraviglioso muoversi nella leggerezza del sospiro, altre volte è uno strazio.
Quando si pianta nell’aria a bucare il disagio finisce per amplificarlo: ti
arriva stridulo e appiccicoso nelle orecchie, come a sottolineare l’impasse. E
quando ancora ti alita addosso l’ansia mal trattenuta è come una odiosa
puntura.
Però
quello più incandescente è quello molle! Sbavato lì con una smorfia da perfetti
vanesi o lasciato evaporare con viscida boria. Esce dalla bocca di uomini e
donne con il vizietto, appunto, del melenso capriccio sornione o della
urticante supponenza.
Alla
mia scuola di sospiri, per simili fiati - francamente molesti e fastidiosi - si
raccomanda di rispondere con un calcio ben assestato nel posteriore, cribbio. Dopo potete anche sospirarci su!
Nessun commento:
Posta un commento