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sabato 23 gennaio 2016

#Svegliatitalia

<Abituarsi alla diversità dei normali è più difficile che abituarsi alla diversità dei diversi (Giuseppe Pontiggia)>
Io adoro tutte le parole e tutte le emozioni che comunicano: la normalità però contiene qualcosa di avvilente, una sorta di confine, un limite alle possibilità, una routine, un panorama fermo, uno schiaffo alla fantasia, una mutilazione all’umanità. E’ la diversità il suono più bello, la tavolozza di colori, la finestra spalancata sul mondo, la porta di casa aperta, la luce accesa, l’intreccio di pensieri, la sorpresa e le somme, l’occasione sempre desta.
Si, c’è una battaglia di civiltà, oggi. Aderisco…eppure mi frastorna e mi intristisce un po’, che ve ne sia bisogno, che l’uomo abbia bisogno di lottare per ciò che la natura ci ha già consegnato: vita e amore.

#svegliatitalia.

lunedì 18 gennaio 2016

La dolcezza non ha timori

La dolcezza è un atto di forza, sia chiaro.
E’ prova di personalità, simbolo speciale di sensibilità.
Non significa affatto essere succubi e fragili, se mai avere animo delicato e non temere le asprezze altrui. Quelli che si beano del contrario, quelli che aggrottano la fronte e gonfiano il petto con un sonoro ‘io non sono tenero/a, non mi faccio prendere per il naso, ho gli artigli pronti’ sono in realtà dei deboli che non hanno audacia sufficiente a reggere l’approccio amabile alla vita o dei superbi in pieno rigurgito di orgoglio.
Viene dunque da sorridere, sempre, di chi sbandiera carattere con toni amari e sgradevoli. Già, ci vuole dolcezza. L’unica possibile robusta resistenza.

venerdì 15 gennaio 2016

Si salvi chi può

Sono arcistufa di scellerata inumanità.
La paghiamo cara tutti, questa è la sciagura più grossa. Insomma non si può sopportare e tacere. Rischiamo di diventare una società contro. Abbiamo sempre qualcuno nel mirino e più che a crescere culturalmente badiamo a difendere la nostra stupidità.
Sui gay, sulle unioni civili, sulle adozioni, si sente l’irripetibile. Irripetibile perché scabroso, idiota, disinformato, incivile, raccapricciante, pericoloso, inutile, banale.
Ignorare peraltro non è colpevole fino a quando, almeno, non si accompagna  a criticare, insultare, condannare. Insomma, accidenti, parlare con cognizione di causa è il minimo che si può pretendere da chiunque per tutto. Francamente aggiungerei buon senso, sensibilità, lungimiranza, …perché gli esseri umani dovrebbero esserne dotati no?
Tutta questa paura della reale o presunta diversità, di colore, lingua, orientamento sessuale, pensiero e tutta questa fottuta ipocrisia arrogante con la quale si muovono i paladini del niente ci sta trascinando nel baratro morale.
Spalancate gli occhi sugli strenui sostenitori della ‘normalità’, dell’orticello, della famiglia del Mulino Bianco: lì facilmente troverete l’orrore dal quale scappare.

Si salvi chi può.

lunedì 11 gennaio 2016

Ci sono cose che nessuno ti dirà

Balza subito in mente la canzone di Fabri Fibra, in realtà prendo solo in prestito le parole. Calzano a pennello. Qui, ora, ovunque, sempre.
Ci sono mille ragioni, per le cose non dette: la pietà, la delicatezza, l’ipocrisia, la furbizia, la debolezza, la paura e chissà quante altre.  
E ci sono cose che, più di tutte, vengono taciute. E’ naturale o ovvio, le ragioni sono le stesse che determinano il silenzio.
Una di queste è: rilassati, non sei né il primo né l’ultimo, il peggiore o il migliore; sei su questa terra solo di passaggio, la vita è più importante di te, bisogna essere leggeri, non superficiali e, soprattutto, …se sei incazzato con il resto del mondo sappi che devi fare pace con te stesso.

Avviandomi a una ‘certa’ età incontro in me vaghi accenni di lieve saggezza.

giovedì 31 dicembre 2015

Evviva

Capita, di svegliarsi con un evviva in testa.
Forse perché il cuscino della notte ha tenuto in caldo i bei sogni o perché il cielo dalla finestra fa l’occhiolino.
Bisogna pensarci. Mettere i piedi giù dal letto con grazia, sorridere al mondo e affacciarsi alla colazione come fosse un banchetto festivo. E’ la maniera per ingraziarsi i buoni auspici e dilatarli nelle ore, è il senso di marcia che il passo non vedeva l’ora di imboccare.
E bisogna continuare. Continuare a pensarci fino a sera. Perché le coperte ben rimboccate, gli occhi ridenti, il corpo appagato, il cuore carico, lo conservino per l’alba successiva.
Mica si chiama ottimismo. E’ la storia della buona volontà. Quella che insegna a mettere l’anima in ogni secondo, di respiro in respiro. A maniche rimboccate, a intelletto limpido.
Che sensazione meravigliosa: evviva. Sono qui e godo. Godo per tutto quello che posso vedere, sentire, fare, dire. Godo perché non mi tiro indietro. Godo perché cerco il filo dell’armonia. Godo perché avverto tutta la stanchezza delle energie non risparmiate.

Capita, di capire che evviva è una scelta.

domenica 27 dicembre 2015

Tutti gli anni finiscono

Belli o brutti, buoni o cattivi. Finiscono.
Gli anni finiscono come i giorni, i mesi, le stagioni. Sempre per lasciare il posto a quelli dopo. Per insegnarci che niente è per sempre e che il tempo non si ferma mai. Le rughe, gli eventi, i ricordi, si accumulano, qualche volta si mescolano e si dilatano altre volte corrono paralleli o giocano a nascondino.
E a ogni fine ci ostiniamo a pensarci. A quello che è stato e a quello che sarà. Come se potessimo, potessimo davvero, tenere il filo o cambiare pagina.
Forse è questo il senso dei diari, dei progetti, della memoria e dei desideri. L’idea di avere le mani sulla vita, nella storia.
Allora più che propositi ho sogni presenti. Nulla intorno al quale impigliarmi e niente da vagheggiare con grandi dichiarazioni di volontà. Solo passi, momento dopo momento. Perché non ci sono sorrisi che voglio perdere o rinviare. Non posso permetterlo, non posso permettermelo, tutto qui.
E un po’ di entusiasmo, lo so, mi metterà le ali.