Pagine

lunedì 23 ottobre 2017

Il Mollia Style è online

Scrivevo il ritratto “Antonella Mollia l’intelligente bellezza” il 6 giugno 2014 proprio su questo blog.

Ora, più di tre anni dopo, il Mollia Style è online. Antonella Mollia ha aperto un blog e una pagina facebook, condivide il lifestyle glamour delle donne dopo gli ANTA con la sua arguta, ironica, garbata, appassionata, verve. Ecco, sono felice di annunciarlo perché sarà un irrinunciabile appuntamento per molte donne (e molti uomini). <Insieme> è il motto di Antonella. Un motto che la dice lunga, lunghissima. Mica una star, una di noi. Una di noi, che ama la femminilità, la difende, la trasmette. Una di noi, che crede nel valore delle relazioni, della solidarietà, della complicità. Una di noi, che ha voglia e forza di prendere a sorrisi la vita.

lunedì 9 ottobre 2017

Il Kenya di Sonia Morelli

Sonia è in viaggio, con la sua macchina fotografica.
Annusa ogni alba e ogni tramonto che l'obiettivo può catturare. Si è avventurata nella savana, con gli occhi estasiati davanti agli animali, ai colori e agli odori di un luogo che ha sognato. E' in Kenya e so che non ci sarà minuto senza una sorpresa, senza un'emozione. Immortala gli attimi, come ricordi, come lampi di vita, come prove di esperienza. Immortala gli attimi perché ama armeggiare con le sue attrezzature, scegliere uno scorcio, studiare una prospettiva, scattare una sequenza. Immortala gli attimi perché non ci sia niente, niente, di una realtà, che non possa essere raccontato attraverso le fotografie.
Eccoli, i cuccioli di elefante. Grandi, per le nostre percezioni del concetto di cuccioli, eppure piccoli esemplari che si affacciano alla vita, alla terra che impareranno a conoscere, al ciclo della natura. Fa tenerezza, al calar del sole, il loro passo cheto protetto dalla mamma. Sono davvero cuccioli al confronto con il Kilimangiaro immenso e maestoso. Quella è la loro casa, Sonia è ospite discreta, entusiasta ma dolcemente rispettosa. Non si avvicina di più, vuole solo godersi quel senso di mondo infinito e di famiglia, lo spirito dei luoghi, il piacere di vedere quello che la fantasia le faceva rincorrere.
Sonia è in viaggio, con la sua macchina fotografica. In Kenya. Tanto lontano e tanto vicino, ai sentimenti di ogni esplorazione della curiosità. La terra, gigantesca per noi umani eppure un puntino, un puntino nell'universo. Forse è felice, Sonia, laggiù. Felice di abbracciare un momento, uno spicchio di mondo, lo stupore di un orizzonte che leva il fiato.

mercoledì 27 settembre 2017

Pierangelo Bertolo e l'Allegro Bovino

Pierangelo Bertolo fa degli oggetti, della fantasia, dello zelo, una virtù. La virtù di rendere la realtà un po' più naif, forse più magica. Lavora e gioca, con il legno, le stoffe, i pennelli, i materiali che trova. Pensa, immagina, assembla, come un artigiano provetto perennemente in officina, come un'artista alla febbrile ricerca di un'espressione. 
Una passione gioiosa, che si vede in ogni piccolo dettaglio, che illumina il suo sorriso, che veste ogni opera di una sfida allegra. Allegra come il Bovino.
Già, l'Allegro Bovino è una grande pitto-scultura, un pannello di 210x160 cm. realizzato per un'Osteria Ristorante di Novara, la Beer&ria, dove fa bella mostra in piena sala, sui tavoli ove regna la buona cucina. Rappresenta egregiamente l'eccellente carne del territorio piemontese, il gusto di scoprirne i pezzi migliori, il desiderio di serbarne la tradizione. 
La bellezza sta nella ricercata semplicità, in uno stile che vuole narrare, quasi consegnare l'impatto tangibile di un'emozione.
Bravo, Pierangelo Bertolo. Che resti sempre forte, fortissima, la voglia di 'costruire', di dare valore alla sapienza delle mani, di dare corpo a un'idea. Questo penso più di tutto: il senso delle cose che si mettono insieme, si trasformano, danno anima a altre cose...

giovedì 31 agosto 2017

Chiacchiere d'amore

E' difficile, fare chiacchiere d'amore. Par quasi di ammantarlo di frivola superficialità. Eppure l'amore è leggero, deve essere leggero. Leggero come una carezza, leggero come un aquilone. Certo può stringerti forte, in un abbraccio caldo, ma resta una piuma, per l'anima.
Quello che ti fa bene, quello che ti fa vivere. L'amore.
Lontano, molto lontano, dal groviglio impietoso di gelosie e ripicche, di possesso e noia, di pretese e regole. Da quella cappa cupa dell'abitudine, dell'indifferenza, dell'apparenza. Dal potere e dal dovere, dai confini chiusi.
L'amore è poesia. Scritta e respirata nella pace assorta, nell'euforia genuina, nella tenerezza gentile, nell'ardore appassionato. L'amore è un infinito di pagine e pensieri, di attimi e sogni, di cielo e terra. Non si stringe nel pugno, si accoglie tra le mani. Non si appiccica in testa, si infila nel cuore. Passeggiando sulla spiaggia, leccando un gelato, preparando il pranzo, guardando un film, scegliendo un abito. Facendo chiacchiere, chiacchiere d'amore. Che sono complici di sorrisi, baci e risate. Che srotolano pensieri e creano complicità. 
Nascono così i piaceri dei giorni e degli anni, quelli che diventano ricordi.

venerdì 4 agosto 2017

Espressioni di solidarietà

Hai i genitori anziani e una badante è un costo che non puoi sostenere. Hai un familiare malato ma non puoi assentarti dal lavoro tutto il tempo che serve per assisterlo. Hai i figli piccoli e il nido non copre tutte le ore necessarie. Hai un parente solo (o sei solo) e pensi sempre che un po’ di compagnia sarebbe quasi tutto.
Non tiriamo in ballo lo Stato, il Comune, i Servizi Sociali delle Asl e via dicendo. Non sono altro da noi, ci rappresentano e esprimono quello che siamo in un dato spazio e in un dato tempo. E poi diciamolo, la prima solidarietà è l’ordinaria umanità. Quella degli amici, dei vicini di casa, delle persone. Delle persone. Persone che per istinto dovrebbero tendere una mano invece di coltivare egoismo ad oltranza. Altro che immigrati, ospitalità, integrazione. Noi siamo scollati, gli uni dagli altri, da almeno qualche decennio.
Teniamo i problemi sotto chiave e sullo stesso pianerottolo del condominio manco sappiamo se ci sono vivi, morti o così così. Ci arrangiamo, fin dove possiamo, e combattiamo strenuamente per uscire con il sorriso altrimenti siamo automaticamente out. Nessuno vuole reggere un po’ del peso altrui perché ha già il proprio oppure si sente in diritto di godersi la propria beatitudine alla faccia di chi è più sfortunato.
E allora? Come minimo moriremo poveracci di spirito. Come massimo faremo i conti con il nostro turno se la ruota gira.
Perché non pensarci? Perché non alimentare una cultura della piccola vicinanza? Perché non trovare il coraggio e il vantaggio della condivisione? Perché non sentire il piacere della libertà? Già. Anche di libertà, si tratta. Libertà di avere affanni, preoccupazioni, difficoltà. Libertà di poter comunicare un disagio.
Aggiungerei…perché non possiamo sperare in condomini solidali, in circuiti virtuosi di sostegno tra conoscenti? In una rete di contatti e relazioni più autentiche e profonde?

Mi piacerebbe raccogliere pareri, proposte, riflessioni.

martedì 25 luglio 2017

Fatti curare dal dolore

Il dolore può spezzarti in due. Letteralmente, in due. Tra un prima e un dopo, tra il bene e il male, tra speranza e disperazione.
E può farlo perché è netto, candido e forte come la verità.
La gioia no, quella non la avvertiamo mai come un uragano. Non deve buttar giù la porta, gliela lasciamo sempre aperta. Entra e esce come se fosse casa sua e noi ci facciamo l’abitudine. E’ gradita, lei.
Il dolore no, non ci trova ospitali. Il dolore è altro, altro da noi, altro dalla vita, altro da casa nostra. E’ solo una terribile calamità.
Come tutte le terribili calamità ci coglie sprovveduti. Sprovveduti ma dannatamente attenti a condannarlo. La gioia no, quella può arrivare come e quando vuole, è libera di fare quello che le pare. Non le facciamo complimenti, non le prepariamo il caffè con i biscotti, talvolta neanche le sorridiamo. Quasi fosse la cosa più naturale del mondo, l’aria impalpabile che respiriamo, l’unica possibile compagna.
Che banalità, penserete. Quale essere umano vorrebbe soffrire invece di essere lieto? Oh, nessuno, ci arrivo anch’io agevolmente. Concepisco meno, se mai, che la gioia non abbia un posto d’onore. Alla fine sembra quasi che all’indifferenza, alla superficialità, all’ingratitudine, possa porre rimedio solo il dolore. Il dolore che si prende cura di farti notare quanto è strepitosa e fantastica, la gioia. Il dolore che ti riporta a te e a quei piccoli e grandi momenti di cui la vita è zeppa. Quelli che lasci scorrere con disinvolto distacco.

Il dolore può spezzarti in due ma può diventare medicina. Amara, magari, ma efficace. Non dà nulla per scontato, lui. E impari che infatti nulla lo è.

martedì 30 maggio 2017

Bellezza al chilo

Sono nate prima le donne o la bilancia?
Quando è iniziata la bellezza a peso?
I modelli di riferimento, in burrose o scarne figure, sono un tormentone culturale. Questo è più o meno sicuro, almeno alle nostre latitudini geografiche…e mentali. Insomma non siamo obbligati a compiacere un certo tipo di ‘bellezza’, sempre ammesso che madre natura non ci ostacoli precludendoci perfino il tentativo, però possiamo diventare schiavi dello specchio per terrore di scherno o di insuccesso.
Una volta tale schiavitù era quasi esclusivamente femminile.
Adesso, per una sorta di giustizia terrena ma piovuta dal cielo, pure gli uomini sono sotto il fuoco di fila della bellezza al chilo. La pancia è out, i rotolini di grasso provocano crisi di identità, la cellulite leva il sorriso. Gli uomini, più delle donne, curano almeno la muscolatura. Le donne si ostinano solo a privarsi del piacere della tavola quindi molte sono sottopeso e flaccide.
I selfie solo con filtri, ovviamente.
Il vanto di una taglia 38 o 40 è espresso con un’euforia travolgente.
E guai, proprio guai, per le sottomesse, a lievitare in gravidanza, in menopausa, per malattia o solo per un’alimentazione leggermente più spensierata.
Poi per fortuna c’è chi accumula nel cervello un peso di tipo qualitativo e, bellamente, se ne infischia di quello che l’ago inquisitore dice al mattino. Queste deliziose e fascinose creature sembrano vivere in un altro mondo, fatto di valori e possibilità che non si misurano in centimetri o chili.
Al di là di veri drammi giovanili, anoressia o bulimia, ci sono tanti affanni, malumori e frustrazioni che ogni giorno colpiscono persone di ogni sesso e età: non essere abbastanza esili, avere un guardaroba non proprio small, essere giudicati poco attraenti.
Uno: cosa ne sa il criticone di turno o quello che fa la faccia di commiserazione, del corpo altrui e della sua vita?
Due: quale infusa saggezza ispira i maniaci della magrezza tout court?
Tre: davvero è più importante additare un cuscinetto adiposo invece di bearsi di ogni altra virtù?