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lunedì 11 agosto 2014

Lettere d'amore

…
E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c’era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo…
e scrivere d’amore
e scrivere d’amore
anche se si fa ridere
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere
e non avere paura
non aver mai paura
di essere ridicoli
solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere
…
Insuperabile, la freccia poetica di Roberto Vecchioni. Incantevole, essenziale, disarmante. E quanta tristezza, per il tempo che non conosce più lettere d’amore. Per gli amori consumati senza ridere. Per le lacrime versate su una dolcezza evanescente. Per tanta, troppa, scabrosa crudezza.
Che la poesia è ancora lì. Sul corpo degli uomini e delle donne, negli sguardi, tra le parole. Aspetta solo di essere colta. Di regalare un sorriso. Di accelerare i battiti del cuore.

Già, fottuta paura di essere ridicoli, romantici o, semplicemente, veri. Magari di svelarsi, di apparire debole, di soffrire. E, nella paura, smettiamo di vivere l’una e l’altra, la poesia e l’amore. E pensare che ci farebbero ridere, ridere, ridere. Di gioia e meraviglia, di godimento e di euforia.

martedì 10 giugno 2014

Roberto Vecchioni: Irene

Questo niente nella mano sono finalmente io
Irene. Una canzone che arriva addosso come un ciclone e porta pure il nostro nome come titolo ammetterete che è quella che si dice una combinazione molto significativa. Quasi inquietante. Che insomma fa un po’ sussultare l’idea che un nome replichi in qualche modo la medesima sorte.
Ogni tanto ci torno. Non solo ad ascoltarla e a pensarci. Anche a scriverne. Forse è una sveglia che ogni tanto suona. O è il lampo di un attimo, quello che vorrei afferrare. Però, caro Vecchioni, pur non avendo coltivato ninfee in un tempo da borghesi e avendo capito gli uomini e le idee, me ne sto ancora con i gufi sulla spalla. Perché ci sono cose dalle quali puoi anche scappare ma ti inseguono e ti raggiungono anche in capo al mondo.
Irene. Quella che deve scegliere chi è. Sempre ammesso possa davvero, scegliere. Può darsi lo sappia, chi è. Può darsi che in cuor suo faccia esattamente il volo dei desideri, quello della sua natura, quello più bello anche. Ma nella realtà è lì, a farsi mangiare gli occhi. O almeno a fingere di lasciarglielo fare.
Difficile capirlo, ancor più accettarlo. Già, talvolta è facile credere che tutti possano decidere la loro vita. Decidere la loro vita, che roba grande…Tragicomico, un pensiero così.
Irene. Che comunque il suo percorso lo fa, un nome, anche fuori dalla rotta del destino. Il punto, caro Roberto Vecchioni, è che non è detto che gli altri se ne accorgano. Ecco tutto. Irene. Quella che corre via ma nessuno lo sa.

Nuda e leggera come solo in silenzio, nascosti, al buio si può essere.
Questo niente nella mano sono finalmente io.

Vedi? In fondo lo intuivi. Niente, per partire da zero. Ma niente è anche per restarci. Con una forma molto alternativa di serenità.   

mercoledì 23 ottobre 2013

Il sole, la luna, le stelle

“Eppure io so come rendere interessante la tua vita.
Ah si? E come?
Andando a cercare la parte di sogno che ti spetta di diritto.
E dov’è questa parte di sogno?
Un po’ ovunque nel mondo. Ma soprattutto dentro di te!”
(Il violino nero, Maxence Fermine)
Il problema, se mai, è l’interpretazione, dei sogni. E scusate se sembra una battuta che offusca il lirismo di un grande pensiero.
Qualche volta ci rassegniamo a dare ai nostri sogni una lettura che si adatti alla realtà dei nostri confini. Ed è lì che rischiamo di ucciderli.
“Nemo propheta in patria” (Gesù docet).
Non occorre solo serenamente accettarlo e volgersi altrove, ad abbracciare le menti e i cuori che allargano le braccia per accoglierci. Bisogna essere felici di quel salto perché ci consegna al cielo.
“Possa tu costruire la scala che conduce alle stelle e percorrerne ogni gradino” (Bob Dylan). Già, che meraviglia! E allora è facile intuire quanto lo splendore delle stelle sia incantevole nel buio: “Solo quando è buio riusciamo a vedere le stelle” (Martin Luther King).
Certo la luce poi qualche scherzo lo tira: “Non avessi mai visto il sole avrei sopportato
l’ombra ma la luce ha aggiunto al mio deserto una desolazione inaudita” (Emily Dickinson). Quando la conosci, ogni ombra è una lacerazione, è vero. D’altra parte dobbiamo capire che il privilegio di vedere la luce vale assai più del dolore che ci procura il buio intorno.
Indulgenza, ci vuole indulgenza. Con chi non ha luce, tra le mani o in sogno. Pure con chi, colpevolmente, la ignora. La vera condanna la pronunciano da soli e non sta dunque a noi infierire sulle loro tenebre. Ciò di cui dobbiamo invece andare lieti e fieri è la distanza del nostro coraggio e della nostra verità.
“Oh certo che può sembrare inutile/una stazione a chi non parte mai/ma i treni che davvero portan via/non han fiori sui sedili/ma da fuori non lo sai/devi entrarci per sapere dove vai…Corri via, scappa via, ma devi farlo da te/senza starlo a chiedere…basta che cerchi tu, solo tu, di scegliere chi sei”  (Irene, Roberto Vecchioni).
Tu ci sei entrato, io ero lì e ho capito subito che eri pronto per il viaggio. Un po’ ovunque nel mondo ma soprattutto dentro di te, a cercare la parte di sogno che ti spetta di diritto.
So che talvolta non basta: a chi ha “il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” (Kant) importerebbe assai far assaporare a tutti la stessa feconda beatitudine e avverte ogni porta chiusa come un pugnale nel cuore della vita. Sono orribili momenti che dobbiamo sopportare, non c’è scampo. Quello che conta è guardare l’orizzonte non un puntino fermo sotto i nostri piedi, non farsi confondere o indebolire, non cedere mai a chi vuole trattenerci nell’oscurità.
“Ci sono momenti nella vita in cui l’unica alternativa possibile è perdere il controllo” (Brida, P. Coelho). Meno male che l’hai perso, il controllo!
Continua a volare.

Dedicato a te e a tutti gli illuminati che prima o poi la storia narrerà come acrobati dell’aria e donatori di ali.