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giovedì 7 novembre 2013

Bill De Blasio: uno dei sogni di Grassano

Anna Briganti lasciò Grassano (MT) nel 1881, forse senza mai farvi ritorno. Ora a tornarci  è la sua memoria, con il nipote Bill De Blasio diventato Sindaco di New York.
In qualche modo, oltre oceano, i sogni di Grassano si avverano.
E tutto finalmente si compie. Con la libertà, la cultura, la
civiltà. Con una splendida moglie nera, Chirlane, in prima linea per i diritti degli omosessuali. Con nuovi orizzonti e nuove speranze.
Il Sindaco De Blasio ringrazia in italiano ma pensa in americano. Ne sono felice e per nulla stupita, in verità. Ecco, questo è il cammino di una Piccola impresa meridionale, partita da Grassano e da Sant’Agata dei Goti (BN), il paese del nonno di Bill.

Potrebbe compiersi ovunque se solo, per trasformarsi in realtà, i sogni non fossero costretti a varcare il confine.

venerdì 3 maggio 2013

Attesa


Felice Casorati, nato a Novara nel 1883 e per sempre fuori e oltre ogni tempo. Nell’essenziale intensità come nell’audacia.
Davanti al gioco di forme come all’ordine lineare delle cose e alla pazienza assorta, ritrovo la trama dei giorni e del destino. E’ la quiete dignitosa, sapienza dell’anima. E’ l’attesa di quello che sarà, già scritto ma ignoto, nella virtù commovente delle pose composte e del lindo rigore. E’ la bellezza incantevole della semplicità fiera e asciutta, dove nulla è fuori posto e le braccia, conserte, non osano smanie.
Umanamente impossibile, forse, non indulgere in speranza o in tristezza ma l’uno o l’altro moto diventano lievi, piccole brezze di istinto senza l’arroganza di dominare la vita.
Felice Casorati e il suo “realismo magico”, Maestri di pittura di Carlo Levi, esprimono un tratto così compiuto, in estetica come in profondità emotiva, da levare il fiato. Incanto puro. Quella tecnica rigorosa che esalta gli attimi, gli sguardi, i silenzi porta in scena una verità immobile che narra volontà, desideri, sentimenti e emozioni più di qualsiasi movimento.
Felice Casorati: "Vorrei saper proclamare la dolcezza di fissare sulla tela le anime estatiche e ferme, le cose immobili e mute, gli sguardi lunghi, i pensieri profondi e limpidi, la vita di gioia e non di vertigine, la vita di dolore e non di affanno".

martedì 12 marzo 2013

Pisticci (MT)


« ... Bianca sul suo colle argilloso la piccola città silente, sovrana coronatrice del vasto paesaggio tra i fiumi Basento e Cavone, svetta da vie tortuose e chiare. Il sole indugia in lunghi ozii meridiani fra le ospitali case basse e cuspidate, sullo sfondo delle montagne gibbose orlate di agavi aguzze, di secolari ulivi e di fichi d'india... » (Concetto Valente).
Lo spettacolo aspro e struggente dei calanchi sembra placarsi e distendersi nel candore della città che dai colli domina un panorama immenso di forme e colori fino allo Jonio. Di notte confondo le mille luci dell’orizzonte con le stelle, terra e cielo sono un unico sfondo di stupore e desideri nell’aria fine.
Le strade sulle quali mi arrampico sprigionano una bellezza essenziale. Accecante di nudità e naturale eleganza Pisticci mi accoglie fiera e incantata, come un gigantesco teatro di virtù e vezzi di decoro antico, con eterea grazia. I piani sconnessi, gli andamenti sbilenchi, il saliscendi di una terra di frane invece di creare un disegno disordinato e angoscioso generano una suggestione di atmosfere, scorci, brividi.
Le case a precipizio del rione Dirupo come le splendide chiese, i palazzi storici, il castello, l’abbazia e il rione Torrevecchia sono un meraviglioso intreccio di armonia e fascino, un trionfo di garbo e gusto. Un labirinto di storia e umanità, nelle architetture e nella ricercatezza dei dettagli. Così bianca eppure così calda…
Partic. Lucania61-Levi
Giova alle emozioni il contrasto di stile con l’asciutta rudezza dei calanchi e ammalia la composta raffinatezza di monumenti e abitazioni nella linda semplicità di quella tinta immacolata. Vivace orgoglio, quello di Pisticci. D’altra parte nel pregio estetico c’è il tratto di un popolo, l’energia e la buona vanità di una tradizione, la forza e il senso delle ambizioni. Non è capriccio, credo, ma indomita essenza. Nel divenire, anche sciagurato, del tempo, Pisticci e la sua gente sono stati pazienti amanti e custodi di una bellezza che è patrimonio di valori.
Nel decoro di strade e piazze, nei manufatti a contrasto tenue e naturale con il rigore bianco dell’insieme, in ogni angolo di vita, nel geometrico susseguirsi di case avverto la dimensione di una identità vigorosa.
Tutto è fluido e avvincente. Una sintonia perfetta.
Leggiadria, ecco cosa evoca in me Pisticci. Una sensazione di leggerezza artistica e spirituale. Non è un caso che Carlo Levi descrivendo due donne con la pacchiana, il vestito tradizionale di Pisticci, incontrate ad Aliano al tempo del confino, scrive che le “facevano somigliare a strane farfalle”.
E nel 1960, molti anni dopo il confino, in uno dei suoi viaggi in Basilicata, Carlo Levi posa in foto a Pisticci proprio con una anziana donna in costume.
Svolazzante è pure l’accento, quella cantilena del balcone sullo Jonio, che trasmette una mollezza vagamente leziosa. Qualcosa di felino, nel passo e nel carattere dei pisticcesi, che nelle strutture del luogo diventa seduzione.
E da questa Pisticci collinare, sullo strappo impressionante dei calanchi, fa capolino a pochi chilometri il mare: geografia generosa!

lunedì 11 marzo 2013

Rocco Scotellaro: “E’ fatto giorno” a Tricarico



Le pietre, le colline tonde e la natura di tanti colori mi accompagnano a Tricarico (MT) che mi accoglie movimentato, quasi caotico nell’esteso complesso che accoglie le architetture e l’urbanistica di sovrapposizioni e comunioni culturali e temporali.

La radice storica di Tricarico è nel borgo denominato Rabatana, l’antico quartiere arabo-saraceno, ma a questa si affiancano le successive tracce normanne e degli insediamenti ebraici. L’ambiente intorno è un trionfo di varietà in una natura affascinante che si mostra nella vegetazione boschiva e nelle aree agricole fino ai terrazzamenti degli Orti saraceni.
La giornata è splendida, l’aria è tersa e qui più di ogni visita d’arte voglio camminare, annusare l’aria, guardare il panorama e provare a sentire e vedere con i sensi di Rocco Scotellaro, il poeta contadino, il politico, l’amico di Carlo Levi.
Fu sindaco di Tricarico, Rocco Scotellaro. E fu proprio nel 1946, quando Carlo Levi si candidò all’Assemblea Costituente, nella circoscrizione di Potenza-Matera, che Scotellaro lo incontrò per la prima volta. Credo fosse inevitabile la grande amicizia che da lì nacque! Levi fu il suo mentore, ebbe a dire lo stesso Scotellaro. Entrambi peraltro fortemente impegnati per la “questione meridionale” si frequenteranno assiduamente fino alla precocissima morte di Scotellaro.
Rocco con l'asino- Carlo Levi
Così come lo zelo e la passione di Scotellaro per il riscatto della Basilicata dall’arretratezza e dalle condizioni di povertà e abbandono che la ponevano fuori dalla  “civiltà dello Stato” come la sua lirica di amore vibrante per l’anima di quella terra trovarono in Levi uno dei più grandi e profondi spiragli di luce.
Sono stati passi commossi, i miei. Di dolore e rabbia.
Non avrebbe dovuto morire a Portici, Rocco Scotellaro. Avrebbe dovuto essere abbracciato da quei volti, da quelle ginestre, da quegli asini, da quelle pietre che lui aveva cinto di speranza e lotta. Chissà se oggi il ricordo può essere risveglio…
Questo mi metto a cercare e a pensare. Ma sgomberando l’orizzonte dal “progresso” delle case, delle cose e delle macchine la realtà è ferma a quel tempo di speranza e di lotta. Sessant’anni.
Ma non voglio rassegnarmi, non posso. Questione di coraggio e ardore.
La politica e la stessa letteratura di Scotellaro, e vieppiù di Levi, non sono state mera celebrazione. Raccolgo la denuncia, l’urlo di allarme e indignazione, la coscienza umana e civile per ricordarle, per continuare a dare loro voce e senso, perché non sia infinita agonia.
Sosto solo qualche minuto in piazza Garibaldi, per un caffè ottimo. Ho bisogno di allontanarmi, trovo quiete in una frazione silenziosa, perché la preziosa eredità non si disperda in quelle voci confuse del quotidiano.
Che il cielo sia lieve, Rocco. E grazie, di tutto.
Lascio Tricarico con “il suono del campano al collo di un’inquieta capretta”.

mercoledì 6 marzo 2013

I sogni di Grassano (MT)


Come saprete, la tomba di Carlo Levi si trova ad Aliano (in provincia di Matera), il secondo paese del suo confino ovvero quello che lo accolse per lungo tempo, Grassano è il primo, dove soggiornò brevemente. A Grassano splendide maioliche commemorative ricordano Carlo Levi con passi tratti dalla sua opera.
I passi e le parole di Carlo Levi in Basilicata sono il tesoro dei lucani, dei visitatori e di tutti i lettori di Cristo si è fermato a Eboli. Ma c’è qualcosa, nel destino, che è patrimonio dell’umanità, anche di quella assente, ignara, avversa, distante. E’ l’ironia dei sogni.
Antonino sognava di andarsene dalla Basilicata e di seguire Carlo Levi. Carlo Levi ha scelto di essere sepolto proprio in Basilicata. In qualche modo è stato lui a seguire Antonino. Il cerchio dei sogni si è chiuso insomma nella stessa terra, quasi a testimoniare che la geografia dell’anima è più forte di quella dei luoghi. Forse addirittura a prendersi burla delle smanie di chissà quale viaggio in una realtà più scintillante. A consegnare alla memoria la forza dirompente di una vitalità intrisa di semplice natura. A insegnare che il cuore può cogliere bellezze che gli occhi non vedono.
Forse l’oro del grano che riscaldò il cuore di Levi nella discesa morbida del colle per Antonino era una luce troppo fioca. Un limite angusto. Un orizzonte angosciante. In libertà Antonino non poteva intendere quali sensibilità la restrizione acuisce e, soprattutto, forse non sapeva quale dono può ricevere l’uomo dalla natura che non corre via da se stessa…
D’altra parte siamo tutti, stoltamente, attratti dall’altrove che ci appare più ricco o curioso o spettacolare o infinito. Rinunciamo a cercare l’universo nella sua autentica essenza e ci perdiamo in aneliti e speranze che offuscano lo splendore che abbiamo intorno.
Forse si sono rivisti, Levi e Antonino. In spirito o in cenere, da qualche parte nell’aria o in un regno sconosciuto. E mi piace immaginare il loro sorriso e il loro abbraccio. 

venerdì 1 marzo 2013

Tra i Sassi di Matera


Mi sono sentita come quelli che rigirano tra le mani una carta geografica e non riescono a raccapezzarsi. Altro che libri, film e guide. Non c’è preparazione che tenga, l’ impatto frastorna. Avrei voluto avere cento occhi e cento mani per guardare e toccare ovunque, subito, quasi fosse un sogno e potessi risvegliarmi senza averlo goduto.
La gloria dei Sassi è celebrata perché è uno spaccato ecourbano unico. Ma non è di parole tronfie che si può adulare la vecchia Matera dei Sassi perché è città di superba nudità. Uno spettacolo da respirare.
L’energia della pietra incanta, leva il fiato, proietta fuori dal tempo. L’inferno di Dante, come lo colse Carlo Levi, è suggestivo. E non è solo per il sapore di storia e civiltà, questo paesaggio culturale – come l’ha definito l’Unesco – è una miniera di emozioni, scorci, sorprese, occasioni. E’ la terra da scoprire, la forma del tempo e il senso delle cose, l’immaginazione e la realtà.
Quando lo scruti, lo percorri, lo indaghi trovi il filo e capisci che è un sistema perfetto, un modello razionale. Ma al principio ti rapisce l’imponente audacia che prorompe dall’ammucchiata di case. E’ un colpo d’occhio irripetibile tra il panorama, le costruzioni affastellate in uno sviluppo infinito e meticoloso, l’odore del passato, i raggi del sole che filtrano appena, la dignità pura dei contorni, i minuscoli dettagli che si inseguono.
La natura si mescola alla fitta opera dell’uomo e conduce nel mistero del passato, dell’ingegno, della fatica, della vitalità.
I Sassi di Matera sono ritagli e intagli di materia, lirica fisicità.
Sembra un enorme quadro, un puzzle di sudore e amore, un coacervo di pensieri e bisogni. La pietra plasmata si contorce, si adatta e si comprime, pigiata e dilatata insieme in uno spazio a molla. E non c’è anfratto o spiraglio che stoni nel dedalo inestricabile della storia.
L’ho ammirata, annusata e amata così, ingarbugliata e raccolta, con i colori della natura e il subbuglio dell’anima. 

venerdì 16 novembre 2012

Rocco Papaleo: Basilicata on my mind


Va bene confesso
sono nato in Basilicata…si…la Basilicata esiste…esiste
è un pò come il concetto di Dio
ci credi o non ci credi

io credo nella Basilicata,una grande Basilicata,una Basilicata che estende i suoi confini fino a Foggia,fino a Salerno
la Basilica…Grandi pascoli…
Perchè la Basilicata ha bisogno di orologi,ha bisogno di mucche,ha bisogno di cioccolato
altrimenti non sarà mai la Svizzera del Sud…
dice la BasilicataLa Basilicata è stanca della sue incongruenze
la Basilicata si sta chiedendo…perchè la Basilicata è una regione riflessiva,
una regione che ragiona…la Basilicata si sta chiedendo
ma come mai in una ragione dove la dc è sempre oltre il quaranta per cento non c’è la mafia,
ma dateci la nostra fetta di mafia.
Dice…La Basilicata…
la Basilicata è stanca di Cristo che si è fermato ad Eboli…
per carità è un bel libro però vorrei vedere i romani se Carlo Levi avesse scritto Cristo si è fermato a Orte…
comunque grazie Carlo è anche merito tuo se la Basilicata ora ha un inno
finalmente ha alzato la testa
ha un inno che si è scritto da sola perchè senza falsa modestia è una regione che ragiona,
una regione che compone parole struggenti,il lucano medio
perchè la Basilicata parla la lingua del suo popolo ma al tempo stesso vuole essere
compresa da tutti e allora ha chiesto a Rocco Papaleo e famiglia di tradurre le parole del suo inno
…noi lo faremo…
la Basilicata dice
se Cristo si è fermato ad Eboli di chi è la colpa?Certo non è nostra,
noi gli volevamo bene e avevamo preparato una festa grandissima
con dolci tipici,vino,sembrava capodanno ma Cristo non è venuto,non ha neanche avvisato
siamo rimasti male,abbiamo dovuto buttare tutta la roba
ma anche senza protezione ci siamo dati da fare e con molta insistenza ne siamo venuti a capo!!!
……
Ba,Ba, Basilicata
Ba,Ba, Basilicata
tu che ne sai, l’hai vista mai
Basilicata
is on My Mind
……
il Papa si è interessato,ci ha telefonato,
ha detto state tranquilli,ci avrebbe aiutato e noi per stare tranquilli
per aiutarci a resistere senza dirgli niente
ci siamo diventati buddhisti!
……
Ba,Ba, Basilicata
Ba,Ba, Basilicata
tu che ne sai, l’hai vista mai
Basilicata
is on My Mind
e comunque alla Basilicata on le interessa di entrare in Europa
casomai in Asia…Minore!
Non ho pubblicato la versione dialettale per consentire a tutti comprensione immediata. Il testo in italiano però non ha garanzia di originalità (accidenti Rocco, pubblica il testo preciso sul tuo sito!!!)