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giovedì 29 maggio 2014

Un istante che rimane lì piantato eternamente

Per sempre. Solo per sempre. Che non ti serve un diario, una festa, una foto. E’ lì. Come se scorresse nelle vene. Un neo sulla pelle. Un pensiero che vive dentro di te.
E’ più di un ricordo perché è passato, presente e futuro insieme. Nelle tue tasche, nei tuoi cassetti, nei tuoi occhi.
Qualcosa che puoi dire ‘per sempre’. Nel bene e nel male. Bello o brutto. Un istante scritto nel cielo, ti segue ovunque tu vada. Certezza, sorriso o pena. E’ anche un po’ della tua anima. Un po’ di quello che sei e sarai. Che senza quell’attimo magari saresti un altro, chissà.

Hai ragione, caro Ligabue. E non serve evocare straordinarie emozioni, eventi fenomenali, effetti speciali. Per sempre magari è un sorriso, una tazza di caffè, un mattino di primavera, una carezza. O quella lacrima, proprio quella lì, nella camera buia di una città arrabbiata.
E chi esce di scena, quello che non abbiamo più tra le mani può restare lì piantato eternamente...

martedì 27 maggio 2014

Cose da donne

Perché se ci prova è un porco. Se insiste chi si crede di essere e per chi ci ha preso. Se fa l’amico non siamo più seducenti. Se ci ignora è un cretino, per dirla gentilmente.
Non che le donne siano solo questo, fortunatamente. Ma, insomma, questo è un ritratto che difficilmente possiamo dire non ci riproduca in modo molto, molto, molto vicino alla realtà. Quasi che la femminilità passasse da quell’attimo. Dallo sguardo che si ferma, si gira e ci accompagna. Dall’invito, dalla proposta, dal complimento. E da una misura perfetta, che lusinghi ma rispetti.

Che poi sono un po’ frottole, ammettiamolo. Perché quello che ci piace può essere un porco presuntuoso amico cretino e quello che non ci garba non ne azzecca una neanche se è il migliore degli uomini.

lunedì 26 maggio 2014

Viva le mutande

Curioso si possa pensare di scrivere un inno alle mutande. Eppure…
Capita che si scoprano un po’ out e l’idea intenerisca, tutto qui.
Le mutande ci accompagnano da lungo tempo. E tutto sommato quando siamo a corto di risorse economiche o subiamo un vero e proprio assalto alle finanze siamo abituati a rimanere proprio con loro. Sono fedeli, insomma, le mutande. Una seconda pelle. Roba che poi ci consente tutte quelle condizioni come il pudore o la decenza, la sensualità, l’igiene. Perfino un po’ di protezione dalle zip.
Non onorarle è spiacevole, direi. Fatta eccezione per tutte le circostanze in cui è felice idea non indossarle o toglierle, dovremmo tutti i giorni a tutte le ore essere certi di averne un paio al loro posto. Che non è il cassetto, appunto. E neanche la lavatrice o il filo sul quale stendiamo il bucato. Le mutande devono camminare con noi. Aderire al nostro corpo, far parte dei nostri pensieri.
E non per piccole questioni di vergogna o convenzione. E’ buon gusto al quale non rinunciare, ripeto. Loro sono disponibili, carine, colorate, morbide, affettuose. Un po’ di rispetto, signore e signori. I vostri pruriti grattateli senza archiviare la prassi delle mutande, per cortesia. Nei luoghi e tempi opportuni le sfilate con grazia e giù a soddisfare piaceri e bisogni. Ma, al di là di questi luoghi e tempi, tenete coperte le vostre basse glorie.
Nei locali pubblici o aperti al pubblico i frequentatori eventualmente interessati a vedere come siete sotto troveranno la via per chiedervelo o scoprirlo. D’altra parte, se vi garba, potete invitarli in separata sede e mostrarvi spontaneamente. Tenete fuori dalla vista panoramica gli altri. Quelli come me che, francamente, si accontentano di immaginare.
Comunque, se posso permettermi, il consiglio di favorire la fantasia più del paesaggio potrebbe essere valido per tutti. Da che mondo è mondo è più affascinante quello che non si palesa sfrontatamente agli occhi…

Viva le mutande. Sono tempi difficili. Di bellezza e seduzione ad ogni costo. Ma a ogni costo guardate che il più delle volte non possiamo permettercelo!

sabato 24 maggio 2014

Cerco un ghostwriter

Cerco un ghostwriter: una di quelle mail che leggo con molto piacere, visto che profumano di possibile incarico.
Normalmente sono mail che contengono informazioni, spiegazioni, domande. In qualche caso invece l’autore si cela dietro un nickname e svela praticamente nulla del lavoro che vorrebbe commissionare. Io comprendo un po’ di diffidenza digitale, un po’ di prudenza letteraria e pure un po’ di disagio e uso quanta più possibile delicatezza e gentilezza però, da buon ghostwriter, faccio fatica a ‘calarmi nella parte’ alla cieca.
Rispettare segretezza e riservatezza non può includere disponibilità e offerte senza un sensato riferimento alla concretezza del servizio da rendere. Questo, caro prezioso autore, devi capirlo. Anzi, ammirarlo. La faciloneria con la quale chiunque potrebbe garantirti un best seller con due righe e quattro soldi non fa per te. Tu meriti attenzione e serietà. Per incontrarle, pure per pretenderle, devi prestarne altrettante. Parla chiaro, chiedi, metti alla prova, muovi una corrispondenza. Non lasciare tutto nel mistero, metti in crisi il ghostwriter e rischi di perdere l’occasione di un'esperienza proficua.
Magari una risposta inadeguata o poco esauriente è frutto di scarsi o ambigui spunti e così saltano le possibilità di soddisfacente collaborazione. Le migliori combinazioni nascono dalla reciproca correttezza, dalla fiducia e dall’entusiasmo che siglano un’alleanza.

Infine, stimato e agognato autore, insisti a sondare formazione, stile e sensibilità del ghostwriter, non a chiedergli referenze che, proprio se è persona affidabile, non potrà mai darti. Vorresti tu che spifferasse al mondo di essere la tua penna o la tua tastiera?

Felicità lampo

Anna ce la faceva. A maneggiare quella zip con rapida euforia.
Aveva il cuore tenero, i riflessi pronti, i sogni in mano. Spalancava gli occhi estasiati e saltellava di incontenibile eccitazione. Come avesse a portata di gioco la bambola dei suoi cinque anni, nel piatto la torta buona della nonna adorata, ai piedi le prime decollete con il tacco.
Non perdeva un colpo. E ci voleva proprio poco. Un soffio a sorpresa e il battito apriva la danza. Era una telefonata, una canzone, un film, un bacio, una promessa. E lei esplodeva in sorrisi e moine. Ricaricava le pile e via, verso l’emozione di turno.
Forse non erano tutte meraviglie ma la collezione di felicità brevi era comunque una risorsa di valore, un bene rifugio, un conforto tutt’altro che blando. Ne faceva tesoro. Annotava qualcosa sul diario, raccontava l’avventura alle amiche, si guardava allo specchio compiaciuta. Ne aveva fatta di strada, toccando e vedendo. Ne aveva conosciute di anime e sensazioni, correndo dietro le bizze dell’istinto.
Solo che a un tratto la felicità lampo ha preso a starle stretta, a farle male. Le è maturata in testa un’idea più bizzarra dei suoi guizzi: quella che potesse meritare un lungo, inebriante benessere. Una fatale lusinga, forse. O quella noia che arriva, che non fa più sopportare gli amori a termine, i momenti veloci, la notte dopo il giorno. O magari l’inganno biologico, quello che fa questione di età e a un certo punto del calendario insinua il tarlo della stabilità.
Stabilità, che già a pronunciarla la fa evaporare, la felicità.
Chissà poi cosa intendesse davvero con quel desiderio un po’ grande un po’ sfuggente. Che un lungo, inebriante benessere è come l’erba voglio che non c’è neanche nel giardino del re.

Adesso seduta al tavolino di un bar sorseggia un caffè come se la tazzina fosse senza fondo. Lenta e assorta. Non finisce mai. Forse assente a se stessa. O, almeno alla felicità. E i lampi nel cielo, quelli si, fanno quello che vogliono e stravolgono luci e ombre. 

venerdì 23 maggio 2014

Il ritratto: Edy De Lucia, magnifica Cenerentola

Edy è la moderna Cenerentola novarese. Una versione con molto appeal e altrettanta magia. La magia del lavoro e del buon umore, che a vederli coniugati rendono perfettamente l’idea della favola.
La regina della raccolta differenziata la trovate nel centro storico intenta a svolgere il servizio con zelo gentile e grande piacere. Una figura impareggiabile, Edy. Innanzi tutto per il sorriso. E poi, appunto, per quella dignità leggiadra e vivace del ruolo. Così rigorosa eppure così frizzante da essere una specie di piccola eroina quotidiana. Edy è come un’amica, la vicina di casa buona e generosa, il folletto della giungla monumentale. Lei ha cura, molta cura. Delle sue funzioni e di tutte quello che può fare per le sue strade, per la sua gente.
Un gioiellino di donna, Edy De Lucia. Mora graziosa sempre pronta a una parola di disponibilità. Dolce e grintosa insieme, come se la bacchetta magica avesse mescolato splendidamente le virtù. Ecco, la sua storia è in un’umanità vigorosa che conosce il dovere e la responsabilità quanto il gusto delle emozioni e delle relazioni.
Eppure Edy fa ‘solo’ quello che dovremmo fare tutti: spendersi, anima e corpo, per la vita. Esserci, insomma, con testa, mani e cuore. Ma la verità è che Edy De Lucia è un modello, un simbolo, un invito che posso solo sperare abbia forza contagiosa. Perché siamo nell’epoca nervosa, annoiata, triste, svogliata, disattenta. E essere e fare ‘solo’ quello che Edy dimostra è, almeno, da abbraccio e applauso.
La mia domenica è scandita dall’incontro con Edy, io a passeggio e lei all’opera. Ma ricordo anche quando l’appuntamento era di venerdì, entrambe affaccendate. Gli anni passano e Edy resta una garanzia. Per me, per i portici e il bellissimo intruglio di viuzze della vecchia Novara, per tutti quelli che hanno occhi per vedere e anima per cogliere.
Anche la sua pelle, come quella di tutti noi, conosce l’affanno e le pene. Ma lei non lascia che siano loro a vincere o a giustificare mancanze, pigrizie, miserie morali. Lei prova sempre, ostinatamente, a essere e a fare Edy De Lucia, magnifica Cenerentola. In qualche modo, ne sono certa, la vita la ripagherà. Intanto ‘celebrarla’ è il minimo che io possa fare. 
A Edy un ritratto così calza a pennello, per simpatia e entusiasmo. Gli stessi che trasmette lei. Chapeau, cara, sei una grande donna.

giovedì 22 maggio 2014

La lettera d'amore

Già vedersi recapitare una busta che non contenga conti da pagare, esortazioni elettorali o comunicazioni su nuovi adempimenti è un’esperienza rara di questi tempi. Tempi digitali, tempi rapidi, tempi asciutti. Leggere un mittente che ha il nome e il cognome del tuo amato è sbalorditivo.
P l’ha aperta con una vaga apprensione, a muoverlo a scriverle poteva esserci qualche ragione difficile da esprimere a voce. Ecco, una lettera ormai è un’ipotesi estrema.
E’ stato un caso la leggesse davanti a me. Semplicemente non voleva rinviare, sospetto e curiosità la divoravano. Ho fatto quello che ho potuto per levarla dall’impaccio occupandomi del riordino della mia borsa, del finto controllo del trucco che non metto, perfino delle generalità stampate sui citofoni del suo palazzo a rischio di essere scambiata per qualche venditrice rompiscatole.
Ma avete presente cosa capita di intercettare con la coda dell’occhio?
P aveva il cuore che scorrazzava tra eccitazione e commozione e io sentivo accelerate e frenate del suo battito. Le guance sempre più rosse. Le mani sempre più tremolanti. E infine le lacrime. Si intuiva benissimo che era un pianto di gioia, evviva, la cosa mi ha sollevato non poco…
Le ho dato un buffetto sulla guancia, poi le ho strapazzato un po’ i capelli. Che emozione!
P, tra i singhiozzi e gli abbracci, mi ha detto solo: ‘mi ama e ha voluto scriverlo perché mi rimanesse qualcosa per sempre’.
L’amore rimane, se è destino, senza bisogno di parole e di lettere. Però una lettera d’amore è molto più di un gesto romantico. Oggi è una prova di volontà, di impegno, di dedizione. A. ha avuto l’idea, ha cercato fogli e busta, si è seduto a pensare e scrivere, ha acquistato il francobollo e spedito. E non è come infilarsi in un negozio a comprare un regalo. Questo è un dono di tempo e delicatezza. Magari un augurio. E, peraltro, una scelta originale. Che, chi non ti manda un t.v.b. via sms o non pubblica un bel cuore rosso sulla tua bacheca di fb e invece ti raggiunge con la ‘fatica di una lettera’ è già sulla buona strada.

Buona vita, P e A!