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martedì 14 giugno 2016

Omofobia: la violenza dei deboli

L’omofobia è la malattia dei deboli.
D’altra parte l’odio, la discriminazione, la violenza sono sempre terribili debolezze. Sono il pericoloso frutto della paura, dell’ignoranza, della stupidità. E spesso sono anche angosce indotte, fomentate da chi della paura, dell’ignoranza, della stupidità fa chiave di potere.
Come definire una ‘civiltà’ nella quale ha posto l’omofobia? Una civiltà miserabile.
Recita il vocabolario Treccani <degno di essere commiserato per la sua triste sorte, per la sua infelicità>. Ecco, il miserabile è infelice. Una cultura chiusa, annebbiata e triste è destinata a soccombere. La forza e l’energia delle diversità sono una ricchezza della quale si priva fino allo sfinimento. Opaca, attorcigliata su stessa, incapace di amare, votata allo squallore, partorisce un costume bieco.
L’omofobo è un essere costretto in una gabbia, insieme all’integralista di qualsiasi religione e al razzista.
Credo che spetti agli uomini e alle donne forti di questo mondo, con la loro letizia, la loro intelligenza, la loro sensibilità, far loro aprire questa dannata gabbia.
E’ possibile, una società dove regni su tutto il diritto alla serenità possibile…
Il rischio più grosso che corriamo è invece quello di restare nelle grinfie dei manipolatori del mondo, quelli che non riconoscono questo diritto perché  stroncherebbe le loro smanie di controllo.
E’ così che abbiamo partorito uomini che non sanno più essere uomini, eterosessuali che uccidono le donne che osano non essere succubi, donne che non hanno passione e rispetto per la loro stessa vera natura. E’ così che non ci vergogniamo della caccia alle streghe. E’ così che siamo diventati molli e fasulli. E’ così che abbiamo perso la dignità e la grandezza della vita.
Chi punta sempre il dito contro qualcuno vuole distoglierci dalla luna.
Che quel qualcuno sia gay, nero, ateo o credente per me francamente conta poco. Lui è me, sempre e comunque.  

Auguri a Giovanni Esposito

Giovanni Esposito, attore e poeta. Si, una specie di poesia vivente, delicata e ironica.
A me piace molto, la recitazione di Giovanni Esposito, ma più di tutto ho potuto apprezzare -e ne sono davvero felice e onorata- la figura genuina e gentile, profondamente innamorata dell’umanità delle parole. Lo immagino sorridente mentre plana con lo sguardo sul suo mare e fa pensieri. Già, i pensieri si fanno. Un po’ con la virtù del cuore, un po’ con il guizzo geniale dell’elaborazione.
Così, che sia sul grande schermo o sul palcoscenico di un teatro (e perfino in uno spot tv) Giovanni Esposito arriva dritto alle corde delle emozioni. Bravo e intenso, sempre.
Ci vuole passione, per essere Giovanni Esposito!
Auguri, di buon compleanno e buona vita.

A presto, spero.

sabato 4 giugno 2016

Non fate tutti i santi con Sara

Tutti smargiassi eh con chi non ha aiutato Sara?
Facciamo finta di non vedere la famiglia in difficoltà sul nostro pianerottolo, ignoriamo chi è mangiato dal male di vivere, non abbiamo mai tempo, forza e coraggio per i problemi altrui, scansiamo tutto quello che non ci casca proprio addosso.
Tiriamo fuori l’audacia e la solidarietà solo quando si tratta di additare chi ci ricorda esattamente quanto siamo miserabili.
Mi addolora terribilmente la morte di Sara come mi addolorano tutte le violenze. Ma mi addolorano anche il vuoto, l’egoismo, la falsità, la spacconeria. Siamo tutti vittime. Della paura, dell’individualismo, dell’aridità, della ferocia.

Spesso possiamo pure giustificarci…siamo umani. E’ vero ma dovremmo esserlo anche per tacere, con rispetto, dispiacere, sincerità. 

giovedì 26 maggio 2016

Il lavoro che vi distrugge

A parte il lavoro davvero usurante, il lavoro che distrugge è quello che fate su voi stessi non facendo onore al cervello, piccolo o grande, che avete in dotazione, mancando di rispetto alle persone e alle cose, snobbando lo zelo e la passione, ignorando il dovere, scansando la fatica, svilendo la bellezza della coscienza, disprezzando la fierezza del risultato possibile.
Dovreste avere pietà di voi stessi, incoraggiarvi a un sussulto di dignità, permettervi di rialzare la testa, consentirvi un sereno riflesso allo specchio.
Smettetela di infierire sulla vostra essenza di uomini. Siate generosi con i vostri mezzi e le vostre energie, date loro l’occasione di essere utili. Siate audaci e abbandonate quel terribile tormento della mollezza. Siate lungimiranti e buoni con voi stessi: regalatevi l’ebbrezza di sentirvi finalmente parte attiva e positiva del mondo.
Suvvia, non logoratevi trascinando i piedi nei luoghi di lavoro come foste in prossimità del patibolo, tradendo buon gusto e disciplina, deludendo le vostre chances, abbruttendovi nella malavoglia con la quale sbrigate le incombenze.

Apritevi al piacere di lavorare, troverete qualche soddisfazione, qualche affermazione, qualche serenità.

mercoledì 18 maggio 2016

Per sempre

E’ curioso che gli amori debbano basarsi su una promessa eterna. E’ curioso che non sappiano essere assoluti un minuto e pretendano parole per sempre. E’ curioso che finiscano tra le braccia di amanti sognando lo stesso infinito. E’ curioso che non sappiano semplicemente esserci.
Quello che di più grande e meraviglioso potremmo dare a qualcuno è la nostra autentica presenza. Quella si, oggi e tutti i domani che verranno. Senza metterci sopra un’etichetta. Che già amicizia sarebbe platino con diamanti.

Io per te ci sono e ci sarò. Non conta che io ti dica perché, conta che tu possa contarci.

martedì 10 maggio 2016

Fin che la barca va

Non so quanti anni fa la cantasse, Orietta Berti.
Fin che la barca va era un motivetto che esortava con grazia a non rincorrere l’impossibile, a non rovinarsi la vita con smanie che lasciano con un pugno di mosche in mano, a godere di quel che è invece di bramare sempre altro.
Oggi ci ripenso, frastornata da un clima umano spesso davvero preoccupante.
L’eredità inquieta e frivola nella quale molti ragazzi non trovano entusiasmo, valori morali e responsabilità fa più paura di qualsiasi contingenza critica globale. Quello che rende gravi le situazioni, più dei problemi, è la mancanza di voglia e strumenti per risolverli o almeno affrontarli. Alludo innanzi tutto, quindi, agli strumenti mentali.
Si urlano disoccupazione e precarietà ma…avete mai osservato bene certa gioventù occupata stabilmente? Ecco, lungi da me qualsiasi generalizzazione, è chiaro però che gli esempi felici purtroppo non fanno numero. Molti giovani vanno all’estero non solo a cercare lavoro, ve lo assicuro, anche a cercare un altro modo di lavorare e pensare.
Qualcuno si arrabbierà? Pazienza. Sinceramente di incapaci, fannulloni, arroganti, deprimenti a tempo indeterminato ne vedo troppi e credo sia opportuno dirlo. Possibile che una o due generazioni abbiano trasmesso ai figlioli solo la cultura dei diritti, dimenticandosi di insegnare i doveri? O che non abbiamo mai stimolato in loro il piacere di imparare, di fare, di migliorare?
Mi pare che una riflessione, oltre che urgente, sia fondamentale accidenti.
Davvero rischiamo che quelli di buon intelletto, spina dorsale, maniche rimboccate abbandonino in massa le nostre coordinate geografiche.

Non è forse giusto far tornare di moda quei principi come la preparazione, l’applicazione, il rispetto, la correttezza? E magari il piacere, si proprio il piacere di lavorare bene, con la testa sulle spalle e la stessa energia che si dedica al divertimento. Solo ossequiando tutto questo potremo scendere in piazza a pretendere il trionfo del merito e di molto altro.
Capire che la vita non è poi tutto serate da sballo, borse firmate o cazzeggio sui social non ci farà male. Anzi.

venerdì 15 aprile 2016

Capita che in campagna elettorale...

…diventino tutti bravissimi. Hanno un cervello da Einstein, una lungimiranza da statisti d’avanguardia, una creatività che ti dimentichi Picasso, una generosità che Madre Teresa finisce tra i poveri di spirito. Pure simpatici. O almeno quasi. Che insomma qualcuno pur con tutto il riconoscibile impegno è stato fulminato alla nascita da una scarica di sgradevolezza insanabile.
Mica penso alla mia città. Macché. Roma docet e in su e in giù per lo Stivale è tutta la stessa storia.
Giurano di avere la bacchetta magica.
Come se questo insopportabile affronto ai cittadini non fosse sufficiente tirano fuori l’asso dalla manica: la critica e l’insulto.
Almeno fosse ‘poco se mi valuto, molto se mi confronto’…Che dire, magra ma comunque accettabile consolazione ovvero ci indurrebbe al classico voto al meno peggio.
No, la loro campagna elettorale è l’esatta contestazione degli avversari: lui è fasullo, il mago vero sono io. Tirano fuori le peggio cose per infangare gli altri e gli viene facile: sono le peggio cose che hanno fatto o faranno pure loro.
Sono tutti esperti, in peggio cose, su questo non oso nutrire dubbi.
Questo fare di tutta l’erba un fascio è ingiusto! Questo disamore per la politica e questa diffidenza tout court sono perniciose! Già sento gli umori che si scaldano. Già, avete ragione.
D’accordo. Potremmo dunque votare chiunque abbia un dettagliatissimo programma del breve, medio, lungo termine con specifica delle modalità di attuazione, provenienza dei fondi e nomi e cognomi di ogni possibile alleato e collaboratore che contenga firma preventiva di dimissioni con pubbliche scuse e ritiro dalla scena in eterno alla prima omissione o deviazione, che non pronuncerà mai – mai vuol dire mai – menzogne contro colleghi attualmente in carica o concorrenti in altre liste. Naturalmente ogni candidato dovrà espressamente richiedere agli organi di giustizia di essere tratto immediatamente in arresto e condannato a scontare l’intera pena con i tempi e i modi dei comuni mortali qualora trovasse fonte di arricchimento dall’incarico per sé, familiari, parenti, amici e amici degli amici. Forse potremmo anche specificare che gli italiani non meritano di mettere croci su bifolchi, inquisiti, cattivi e fanatici.

Ci vediamo alle urne?